La nuova PAC 2021-2027 rischia di cancellare il Green Deal Europeo

La nuova PAC  2021-2027 rischia di cancellare il Green Deal Europeo

 

La nuova PAC rischia di cancellare il Green Deal Europeo by Giampietro Comolli

AH… LA PAC! AH… L’EUROPA! AH… IL PARLAMENTO EUROPEO! AH… GLI ACCORDI POLITICI!

E’ UN ASSURDO CONTROSENSO PRETENDERE AZIONI GREEN A CONTROLLO DEI FONDI DI RECUPERO EPPOI AVERE ANCORA UNA PAC 2021-2027 AGRICOLA BASATA SU CONTRIBUTI INTENSIVI ED ESTENSIVI SENZA SOSTENIBILITA’ DIRETTA

20 novembre 2020

Eravamo stati cattivi Cassandra o osservatori corretti esperti e lungimiranti dopo anni e anni di sondaggi e incontri della Commissione Agricoltura del parlamento Europeo per quanto scritto a febbraio 2020?

Avevamo applaudito, sostenuto, commentato e anche proposto qualche soluzione semplice quando avevamo letto della Green Economy messa al primo punto delle scelte UE in termini di strategia, politica economica. Le proposte Green interessavano fondi e misure sia tradizionali che nuove. Avevamo sottoposto come Ovse-Ceves al presidente del PE e a “tutti i vertici” della Commissione Agricoltura Europe di “cogliere l’attimo” per essere veramente innovativi, lungimiranti e fautori di scelte che guardassero almeno ad un arco di lavoro di 30-40 anni.
Già nel 2008 in preparazione dei tavoli del G8 di L’Aquila e ancor più nel 2011 nelle discussioni dei diversi uffici-tavoli (come fra i commissari ombra del PE), sostenevo che bisognava istituire un TERZO PILASTRO con fondi solo dedicati alla integrazione-convivenza-nascita di un polo green-agricoltura, puntando sul fatto che una agricoltura di pianura ricca, produttiva, intensiva ed estensiva non doveva essere trattata  come quella SECONDA AGRICOLTURA EUROPEA delle zone svantaggiate, di montagna, specializzate, limitate e più estensive con obiettivi più indirizzati ad un equilibrio a tutela dell’ambiente, suolo e governante il cambiamento climatico.
Tutto tempo perso. Tutto inutile. Tutto cassato. Tutto buttato. Tutto inutile.
La burocrazia europea, potente e compromessa, incurante dei dettami politici finalmente indirizzati a un servizio sostenibile e garante per le generazioni future,  fa addirittura passi indietro di scelte molto simili agli anni 1970-1980 a tutela dei macro-gruppi delle aziende industriali e multinazionali. Non siamo mai stati contro i pagamenti diretti, ma solo se la PAC 2021-2027 sancisce che ogni Stato membro, nell’ambito del meccanismo delle convergenze interne, possa variare il valore dei titoli, fino ad azzerarli in certi casi estremi e utili nel segno di coesione collettiva territoriale.
Diventa oggi prioritario chiedere che il SUPERVERTICE POLITICO EUROPEO (consiglio dei ministri) intervenga in modo molto drastico e DRACONIANO per istituire e salvaguardare quegli asset di prodotto nazionale indiscutibile (per ogni paese Ue) e le soglie di intervento con tutti i pagamenti disponibili in base al tipo di azienda-impresa agraria di riferimento. 
Trovo l’ipotesi di abbinare più pagamenti diversi un ulteriore passo molto indietro.  Molto meglio sarebbe abbinare pagamenti, non tutti insieme, secondo linee binarie, utilizzando alcuni titoli di merito e di obiettivo. Confermare un regime di pagamento unico con titoli all’aiuto, non si fa il bene dell’agricoltura europea comune e condivisa, come deve essere.
Basta logiche di efficienza e di merito a priori in base alle consistenze dei titoli e della superficie che è una innovazione al ribasso: il piano strategico italiano deve essere un vero cambiamento, magari sostenuto in base agli obiettivi e risultati biennio per biennio,  puntando a un sostegno unico integrato di base rivolto a due tipi di agricoltura-agricoltori, già visibili ed esistenti oggi in tutti gli Stati europei.      
       
IL TERZO PILASTRO DELLA PAC 2021-2027 dovrebbe:  incentivare colture idonee alle gelate tardive, alla siccità invernale, alle inondazioni e resistenti agli attacchi parassitari; utilizzare le colture di copertura (cover crops) in autunno-inverno sui cereali; massima rotazione delle semine; controllo delle infestanti; seminare su terreno non lavorato, creare prati pascoli in montagna; alternare colture vegetali a cicli brevi e lunghi; coltivazioni di piante da frutto che utilizzano più CO2 nell’aria; macchine lavoranti di precisione; dosaggio e metodi per risparmio irrigazione; alternare coltivazioni foraggere sequestranti carbonio e leguminose apportanti azoto di lenta cessione.
Ben vengano pagamenti a sostegno dei “soli” comportamenti agricoli virtuosi, arrivando anche a una imposizione fiscale più alta sulle commodities&merci ottenute con mezzi o producenti prodotti più inquinanti (anche fuori dal campo strettamente agricolo e già noto come volumi in ogni Paese). Per l’Italia questo deve diventare un pilastro forte, ricco, sicuramente accresciuto da tutti gli obiettivi greening del passato, migliorati e obiettivizzati secondo i vari territori italiani, non per entità di superficie, ma per condizionalità dei luoghi e degli impegni attuati per clima e ambiente generale fuori dalla impresa (l’eco-schema di area vasta).
Anche gli spacchettamenti e i disaccoppiamenti dei pagamenti possono essere confermati, solo se l’articolazione del sostegno mette in prima istanza e graduatoria la flessibilità nazionale, la selezione di procedure non solo estensive, l’obiettivo mirato diretto alla coesione territoriale.             
Con la nuova PAC 2021-2027 si stravolge e si elude tutto il programma del GREEN DEAL tanto decantato dalla presidente von der Leyen e portato come punto indispensabile pe un corretto uso e applicazione delle spese coperte dal fondo di sostegno agli Stati post Covid. Sembra una presa in giro. Il bello è che all’interno del PE è nato già, sembra, un accordo fra Popolari, Socialisti Democratici e Renew di grande maggioranza che favorisca le lobby delle multinazionali agricole europee e non solo quelle con sede fiscale e legale nel nord Europa, eludendo tutte le BUONE PRATICHE che erano state decise sulla biodiversità 2030 3 sulla attenzione al clima nella produzione agricola.
Non è tanto importante la CREAZIONE DI SPAZI A VERDE NEI CAMPI che deve essere al primo posto, quanto il SAGGIO USO DEL SUOLO AGRARIO IN GENERALE rispettando ambiente e lavoro umano, non i bilanci delle imprese e lo sfruttamento incondizionato del suolo. Deve risultare evidente che tutte le fonti che sono responsabili di emissioni di carbonio, vanno governate, limitate con un processo legislativo di misure, azioni e contributi di almeno 7+7 anni in cui gli incentivi comunitari (miliardi di euro)  siano proporzionali alla riduzioni singola, per singola impresa al di sopra di un minimo vitale, delle emissioni.
Ben vengano le forti proteste contro le previste conversioni di aree già giudicate protette, o di bonifica di territori, ma quello che conta è solo UNA RIVOLUZIONE DELLA PAC.
Il Green Deal tanto decantato può stare in piedi ed avere successo, ma anche sostenere investimenti e applicazioni vincolanti di comportamento sostenibile dei singoli Stati, solo se collegato alla PAC, strumento che deve essere sempre meno economico finanziario e sempre più ambientale-vitale per il benessere dei contadini, dei cittadini e delle imprese che sono presidi territoriali indispensabili.
Evitiamo assolutamente la nascita di un GREENWASHING finanziato con i soldi europei.  Nei prossimi 7 anni, fra diretti e indiretti, ci sono in ballo 60 mld di euro di tutti noi cittadini europei per i sussidi agli Stati: bisognerebbe che fossero vincolati, almeno in parte, per il TERZO PILASTRO dedicato alla produzione sostenibile e alla produzione in ambienti biodiversi che tutelino anche la salute pubblica e la salute dei territori svantaggiati ( DI MONTAGNA ) che non possono crollare a valle.     

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
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