12 #POSTCORONAVIRUS: MES e 450 milioni di datori di lavoro (cittadini europei)…, by Comolli

12 #POSTCORONAVIRUS: MES e 450 milioni di datori di lavoro (cittadini europei)…, by Comolli
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Data: 13 aprile 2020

#postcoronavirus (12) … MES e 450 milioni di datori di lavoro (cittadini europei), con 25.000 mld/$ di Pil annuo… sono alle corde
by Giampietro Comolli

#postcoronavirus (12)

#postcoronavirus.

La pandemia non ha confini politici, non ha barriere ideologiche, non ha muri monetari. Tutti i 27 paesi UE (e anche l’UK) hanno bisogno di nuovo, urgente, cospicuo fondo dedicato. Perché l’EuroConsiglio non parla di un fondo unico per clima&ambiente&salute. Finalmente l’Europa parlerebbe un linguaggio non tanto sussidiario e sostenibile, bensì il linguaggio dei 450 milioni di datori di lavoro (cittadini europei) con 25.000 mld/$ di Pil annuo.   

 

Non voglio assolutamente infierire o accusare qualcuno. Ma il cosidetto MES è stato approvato anche dall’Italia, un po’ come il trattato di Dublino a proposito del rapporto Europa Migranti. Dublino nasce nel 1990 come convenzione fra i paesi europei per uniformare le diverse norme che regolano i diritti d’asilo, da quello politico a quello di fuga dalla guerra. Ma poi nel 2003 c’è una modifica, dopo che è stato approvato da tutti i paesi, per un cambio dei flussi migratori e anche per lo spostamento dei confini dell’EU con l’adesione di nuovi stati: un “meccanismo” (termine tanto caro ai burocrati, per dire tutto e nulla, esistono le direttive, i trattati, le convenzioni, i regolamenti… ebbene oggi c’è un caos di norme e di organi responsabili) che si è evoluto ma che ha anche modificato il principio di origine diventando il DublinoTer nel 2013, approvato e in vigore subito per l’Italia che si trova ad essere una nave fissa in mezzo al mare senza opportunità di replica o di valutazione o di discussione.

Da un sacro principio di uniformità di asilo si è arrivati, con lo stesso “meccanismo”, prima alla banca dati, alla struttura burocratica e infine alla gestione o scarica barile di flussi migratori. Nulla contro chi fugge, scappa, vuole cambiare, vivere meglio, anzi dovrebbe essere il più Alto Organismo europeo a gestire direttamente il tutto per quel principio originario di uniformità-asilo, mentre l’Eurogruppo e l’Euroburo ha dimostrato che l’EU non una sola da Malta e Lampedusa fino alle isole Svalbard e Islanda.

Lo stesso dicasi per il MES, ovvero il meccanismo di stabilità economica anch’esso una evoluzione di un precedente convenzione e trattato fra paesi, cambiato, implementato, modificato, arricchito secondo un periodo e un percorso di politica europea che parte addirittura nel 1997 come Patto Sociale e Crescita per un controllo dei bilanci (il famoso rapporto 3% deficit/pil annuo) dei paesi membri, e quale fondamentale requisito per i nuovi paesi aderenti, quale primo parametro per aderire alla moneta unica, recepita dalla Costituzione EU.

Prime modifiche nel 2001 a Dublino con la prima versione del PSC, il patto di stabilità, proprio contro e in applicazione del crollo finanziario dell’Irlanda stessa che poté introdurre agevolazioni fiscali determinanti. Il trattato di Lisbona, definito multilaterale aperto per le caratteristiche impositive,  approva ulteriori restrizioni del PSC che entrano in vigore il dicembre 2009, e il commissario Prodi si lascia andare ad un giudizio lapidario: “inattuabile”, ma passa la versione “tedesca”.

Dopo il crollo finanziario del 2008/2009, la volatilità dello spread e la difficoltà di far fronte a certi default bancari (tre volte la prima banca olandese fu salvata da due banche tedesche), portafogli inesistenti e capitalizzazione delle banche non idonee, ecco spuntare il FESF, che nel 2010 affossò completamente la Grecia creando panico, suicidi, distruzione del valore privato dei beni, blocco delle imprese e l’arrivo della Troika!  Nel 2011 c’è la svolta, sotto il IV° governo Berlusconi, non solo con la approvazione del Six Pack che è più duro del PSC, integra il trattato di Maastrict, evolve la prima versione del MES in modo più duro per l’Eurozona, ma per l’Italia, in particolare,  prima c’è lo spread che sale, poi le lettere della Bce e dell’EuroConsiglio, il controllo e il giudizio dell’Fmi sui conti dello stato italiano.

Ma il MES è un “meccanismo” cioè l’utilizzo implica una approvazione dei vincoli e degli obblighi che formalmente fin ora l’Italia non ha deliberato: l’unica approvazione del MES ufficiale è stata quella del governo Monti compreso il Fiscal-Compact, o Patto di Bilancio,  del marzo 2012 approvato da 25 Stati su 28.

Il MES esiste legalmente come accordo intergovernativo dal 27 settembre 2012, governo Monti, evidentemente sotto tiro e minacce da tutte le parti. Quindi in sintesi: il MES si attiva solo se un paese fa esplicita richiesta, riguarda solo questioni macroeconomiche e di bilancio, non fa riferimento a questioni sociali, occupazionali, pandemiche, sanitarie, previdenziali.

Il giornalista Federico Fubini sul Corsera di due giorni fa è tranchant, giustamente: “Mentre la casa brucia, con gli inquilini dentro, gli amministratori di condominio litigano su chi abbia tagliato l’erbetta due anni fa, l’anno scorso e l’ultima volta. Logico?”

Sicuramente considerare il MES l’erbetta appare un po’ una forzatura, ma quello che è primario – e tutti i commentatori e politici hanno ragione – è che il MES è una evoluzione di 20 anni di trattative europee pre Euro, con tanti Stati che bussavano alla porta, l’invasione di derivati, speculazioni, eccessi di debito pubblico consolidato che oggi….non hanno nulla a che vedere con la pandemia.

Quindi il MES non è lo strumento giusto: o l’EuroConsiglio cambia i principi di costruzione e gli obiettivi del MES con tutta la lunga trafila necessaria, oppure i 500mld/euro già messi nel MES non servono né all’Italia né a debellare i problemi creati dalla pandemia. E’ una forzatura “rigorista” che il meccanismo stesso non prevede per convenzione fra Stati.

Diventa molto più pro-attivo e semplice ripartire da zero, in Europa: da un lato il bilancio/moneta/fiscalità con i vari “meccanismi” e dall’altro lato un fondo operativo/interventi/azioni/lavoro.   La Pandemia tocca indirettamente il bilancio di qualunque Stato, tutti faranno deficit e debito, il virus tocca il singolo cittadino, l’impresa, il lavoro, la sanità, l’ambiente, la salute: all’Europa manca questo strumento.

Si è parlato molto di clima&ambiente, inseriamo anche salute in un nuovo urgente trattato o convenzione che raggruppi non fondi “inattuabili” come ha detto Prodi e stanno dicendo in molti, ma i 1500 mld/euro (ovvero il 7% dell’intero PIL di tutti, una inezia, forse non sufficiente, da spalmare massimo in due anni) sono veramente necessari per tutti i 27 Paesi, non solo quelli area Euro.

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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