#postcoronavirus x PAC-DE CASTRO – commento

#postcoronavirus x PAC-DE CASTRO – commento

NEWSFOOD #postcoronavirus x PAC-DE CASTRO (Comunicato stampa  Informatore Agrario)

commento di Giampietro Comolli (foto archivio Newsfood.com)
Data: 8 aprile 2020

Cambi” in linea non servono nulla. Spostare i 6 mld rimasti dal pilastro due al pilastro uno non aiuta l’agricoltura europea. L’ammasso e la stabilizzazione dei mercati soddisfa solo le multinazionali del cibo, non certo alle pmi famigliari che non hanno clienti che bussano alla porta o che non possono consegnare le bottiglie di vino o che hanno il punto vendita chiuso come l’horeca. Niente utopia, più realismo. Qualche commissario va a fare la spesa ogni tanto?  Bisogna mobilitare tutti i fondi rimasti su un terzo pilastro o su una voce “emergenze”…. come per gli Eurobond o per un MES totalmente nuovo, solo con il vincolo dell’obiettivo.

Non mi sembra, che per il settore agroalimentare e agricolo, la UE abbia tirato fuori dal cilindro qualche soluzione in linea con la realtà consequenziale- come risposto e sostegno – ai fatti degli ultimi 2 mesi. solito coniglio bianco trito e ritrito. Come Ceves avevamo già dal 2011 al 2014 perorato pubblicamente la causa di una “rivoluzione” del modello aiuti-misuri UE con 2 pilastri perché esistente da più di 20 anni e oramai al termine.
Il prolungarsi della crisi economica, dei consumi, della recessione, dello stallo (aggravato poi dal blocco dell’economia tedesca, primo importatore di vino in UE) ci aveva consigliato di proporre una PAC 2021-2027 di grande impegno verso il consumatore, il consumo, il mercato interno per tutti i prodotti, in particolare per i vini. Categoria a se stante per norme da tempo, capitolo sempre trattato in modo diverso, rappresentativo di una filiera interprofessionale molto netta, bene non primario come la farina. Vedere oggi rilanciare la risposta al #postcoronavirus come un gioco delle tre carte spostando fondi e capitoli, mi sembra una foglia di fico.
Per il vino UE in particolare, non tanto per la sola Italia (e questo è un messaggio che deve uscire dal nostro Governo e da altri rappresentati in Parlamento), occorre un 3° pilastro dedicato a salvaguardare il patrimonio vitato in funzione di ambiente e clima consentendo modifiche strutturali controllate a posteriori e il loro valore unico per fare il vino, a tutelare legalmente e giuridicamente ovunque e comunque tutte le produzioni DO-IGT in tutti i paesi del mondo come brevetti assoluti non copiabili, a investire e incrementare su tutti i mercati una politica di sostegno informativa e comunicativa unica arcobaleno ai consumatori dei mercati nuovi e vecchi con storytelling diversi, a consentire ai singoli paesi membri di agire a sostegno del consumo nazionale e del consumo sul mercato unico interno.
Ci sono fondi ancora liberi, ci sono nuovi fondi, capitoli destinati a strumenti non utili nei prossimi 7 anni. Solo per 7 anni un 3° pilastro dedicato più al mercato interno, alla tutela, alla condivisione di un progetto Europeo. Anche così si fa Europa che manca. Anche così si fa capire che i tulipani olandesi sono sulla stessa barca del formaggio o del vino italiano.
Altri giochi delle tre carte favorisce sempre il rigorista, la legge esistente, il trattato chiuso, il modello di aiuto lineare legato allo standard del rispetto e dell’austerity di bilancio. Anche il povero vino diventa succube delle “norme” legate solo alla moneta unica e ai vincoli, senza alcuna elasticità e riconoscimento di contingenze che colpiscono l’allevatore di pecore della Piccardia come quello della Sardegna, che si ripercuotono sul cittadino di Rotterdam, di Stoccarda, di Milano            
Vedi testo allegato
Comunicato stampa

DOMANI L’INTERVISTA INTEGRALE SU SETTIMANALE L’INFORMATORE AGRARIO

(Verona, 7 aprile 2020). “Il ruolo di Bruxelles nel fronteggiare le conseguenze economiche dell’emergenza coronavirus sul settore agricolo non si esaurisce con le azioni già intraprese. Serve stabilizzare i mercati e garantire la sopravvivenza delle imprese, per questo pensiamo anche a un fondo europeo per le crisi di mercato dei prodotti agricoli con una dotazione finanziaria di 1 miliardo di euro”. Lo ha detto in un’intervista al settimanale L’Informatore Agrario in uscita domani, Paolo De Castro, coordinatore S&D Commissione agricoltura sviluppo rurale del Parlamento europeo.

“Chiederemo inoltre alla Commissione – ha aggiunto De Castro – libertà, per gli stati membri, di spostare le risorse da un pilastro all’altro e più precisamente dallo sviluppo rurale agli aiuti diretti, oltre i valori attualmente consentiti dalle regole pac. Infine – prosegue il coordinatore nell’intervista – restano 6 miliardi di euro da spendere della vecchia pac (2014-2020), in gran parte legati alle misure sugli investimenti, per le quali è ragionevole supporre uno scarso interesse da parte delle imprese nel futuro prossimo, ebbene trasferendo questi fondi al primo pilastro sarebbe possibile utilizzarli attraverso il meccanismo degli aiuti accoppiati per sostenere le filiere più in crisi e insieme ad altri strumenti che vogliamo potenziare, come l’ammasso privato, stabilizzare i mercati”.

Ufficio stampa Edizioni L’Informatore Agrario: Ispropress

 

Redazione Newsfood.com

 

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