2 #POSTCORONAVIRUS: igiene, distanza, gregge by Comolli

2 #POSTCORONAVIRUS: igiene, distanza, gregge by Comolli
29.03.2020
– SECONDA RIFLESSIONE SU UNA PROPOSTA DI ECONOMIA DOMESTICA-NAZIONALE DI #POSTCORONAVIRUS
 

#postcoronavirus (2)…  igiene, distanza, gregge

Dopo un tal disastro, vogliamo non cambiare? L’Europa sta rischiando molto! Che eredità per i nostri figli e nipoti? Alcuni vecchi e giovani economisti ai 4 poli stanno ragionando su un nuovo progetto socio-economico-politico di VitaPaese democratico. La finanza non deve governare il mondo. Il capitalismo puro non è infinito. C’è un movimento politico che vuole sposare il nuovo?  

Analizziamo “socio-economicamente” tre termini così usati oggi: igiene, distanza, gregge. Ci indicano la strada del futuro? 

Per fortuna non abbiamo scelto come italiani (forse il nostro dna cattolico, annacquato di laicità,  ci ha aiutato) la politica del “lassaiz farie et passer” del contagio di gregge. Purtroppo però  abbiamo vicini di casa che hanno adottato questa soluzione: gravissimo, enorme problema che ritarderà modi di attuazione e prolungherà tempi di normalità per trasporti, viabilità, commercio.
Bisogna individuare prima possibile un “Piano post Guerra”. Marshall aveva l’obiettivo di ricostruire “le cose e le imprese”, oggi noi dobbiamo prima pensare a un piano che costruisca-ricostruisca  “la vita” delle persone, degli esseri umani a 360 gradi perché solamente un popolo capace e convinto può far funzionare un sistema nuovo. Non dobbiamo costruire nuove cose, non serve, ne abbiamo in ogni caso in abbondanza, dobbiamo “solo” rimettere ordine, posizionare la nostra vita in un contesto sociale-collettivo e individuale-lavorativo. Questa è la priorità delle priorità.
La catastrofe non è solo sanitaria, è soprattutto di considerazione e impotenza umana. Oggi abbiamo a che fare con un nuovo nemico senza patria, senza logica, senza nome, senza confini che si muove e muta secondo un habitat invisibile sullo stesso Pianeta, non rispetta confini geonazionali, si sposta 10.000 miglia in un attimo, in silenzio. Non sono assolutamente un ambientalista arrabbiato, ma consono e coscente dei cambi in essere sul nostro unico Pianeta disponibile.
Per questo occorre una visione politico-economica-sociale-civile diversa, compreso anche un modello di Stato e di Unione di Stati diverso dall’attuale.
Insieme ad altri amici economisti del fare, condividendo ragionamenti, fortemente contrari all’uso teorico del logaritmo o algoritmico per valutare il modello econometrico, sono convinto – già un po’ lo ero dal 2008 – che fare finta di nulla e, dopo il disastro, confermare tutte le attuali impostazioni istituzionali, costituzionali, associative, statali sia come mettere la testa sotto la sabbia e nascondere qualche briciola sotto il tappeto.
Non credo neanche che le decine di migliaia di morti che sommeranno alla fine,  tutte saranno colpa diretta del coronavirus, ma ha dato una bella botta dimostrando – in primis – la impreparazione globale a un problema virale-virotico che non è solo sanitario, di accesso o di logistica della Sanità italiana o europea. In ogni caso qualche handicup è emerso anche nella perfetta e giustissima formula della “sanità pubblica” per tutti, in quanto il disegno costruttivo ospedaliero è anchilosato su spazi, reparti, patologie che devono essere totalmente ridisegnate e riconsiderate più a favore del malato che del sistema amministrativo-primariale.

Igiene, distanza, gregge

Adottando parametri micro-macroeconomici in modo il più comprensibile possibile, analizziamo i tre termini che ci siamo imposti: igiene, distanza, gregge. Quello che li accomuna, adeguando qualche applicazione pratica, è l’effetto dell’insieme della concentrazione-congregazione-corporazione demografica, antropologica, capitalistica, consumistica, occupazionale. Emerge che concentrazione polifunzionale verticale in grandi metropoli (n.d.a. … ma occorre scendere in dettagli più economici e lo faremo), comunione e comunità di obiettivi diffusi superficiali e orizzontali, deleghe collettive e individuali concesse a pochi, priorità immaginarie scambiate per necessità primarie, antagonismi sfrenati del superfluo, utilizzo di beni mobili per scopi diversi, persecuzioni della diseguaglianza sociale come strategia di accesso al potere, confusione dell’autorevolezza con l’autoritarismo… sono tutti fattori che da 40 anni a questa parte hanno guidato tutti i parametri economici-finanziari e condizionato la vita e lo sviluppo sociale e civile di tutti noi.
Intendo dire che l’accumulo in pochi soggetti decisori, qualunque siano, fra danaro o potere, rating o spread, modelli o cultura, fra mercati e popoli porta sempre a degli estremi che la “natura”, intesa nel suo consesso più ampio e cioè vivibilità vitale ambientale,  respinge. E’ stato così nell’età del Bronzo, ma anche qualche millennio precedente, quando epidemie naturali migranti in tutto il continente Indo-europeo annientano le grandi città-stato facendo nascere i villaggi isolati. Catastrofi naturali ripetute in modi più blandi a. e d. Cristo diverse volte hanno lasciato sempre sul campo distruzione e morte per poi dover rinascere (non cito luoghi e date, sono note a tutti).
Quello che ci accade oggi, è un preavviso secondo qualche superesperto? Possiamo non leggere in modo conservativo, sostenibile, demografico, antropico, sociale… quello che accade?  Oggi l’economia è succube della finanza, i principi reali e fondamentali di una economia sono stati esautorati dalla creatività, illusione, effimero, derivati speculativi, leggi ad finantiam… come i subprime ci hanno castigato nel 2008-2009. Abbiamo recepito.
La finanza per prima ha creduto da sola di vincere la catastrofe che si è riversata sul capitale e sul valore delle imprese, di far ripatire il capitalismo più forte di prima, di usare il mulinello azionario soprattutto dei due poli principali atlantico (Usa) e pacifico(Cina) per colmare il buco nero, facendo ancor più leva su strumenti speculativi e non puramente finanziari…

Vogliamo ricostruire nel 2020 un altro castello di sabbia, su sabbie mobili?

Vogliamo ricostruire nel 2020 un altro castello di sabbia, su sabbie mobili … convinti che il prossimo disastro capiterà a qualche generazione postuma? Non credo che un “onesto” economista possa guardare dall’altra parte, che si continuino a gratificare teorie economiche basate su calcoli matematici, logaritmi e algoritmi, su econometrie e geopolitiche perché hanno, negli ultimi 20 anni, aperto ancor più il divario, fra paese e paese, e dentro ogni Stato, fra ricchi e poveri, fra potere di acquisto e mercato libero, fra risparmio privato e debito pubblico.
Molto banalmente, per essere chiari e semplicistici, ma concreti e usando i “fondamenti” reali dell’economia e non calcoli fittizi o strumenti invadenti, solleticanti, coercitivi e ricattatori del mondo della finanza, i grandi potentati del mondo sono certi che riducendo il numero di soggetti in grado di essere consumatori regolari, continui, in salute, con speranza, con futuro, con vivibilità… la produttività di imprese, le imprese stesse, il risparmio, la crescita della spesa, le fonti di reddito si sviluppino anche nei prossimi anni?

#postcoronavirus  simile a quella #postsubprime?

Siamo, ovvero chi oggi può decidere che strada prendere sono convinti di perseguire un #postcoronavirus  simile a quella #postsubprime? I due fatti negativi vanno messi in relazione, anche se assai diversi, e devono diventare un insegnamento forte e urgente. Sono convinto che per il bene del pianeta e dell’umanità c’è una via diversa economica da perseguire, prioritaria alla finanza speculativa del solo capitale monetario e azionario, che punti a una economia reale in cui la sostenibilità e la speranza del consumatore (la famosa domanda) diventi il perno in grado di sostenere e dare benzina alla produttività (la famosa offerta). Questa è la scommessa fatale del 2020.
Per concludere questo secondo capitolo: igiene, distanza, gregge ci portano a pensare che se non si parte da una visione-progettuale innovativa, concreta, semplificata per la martoriata da anni classe sociale mediobassa neanche i vertici oligopolistici e duopolistici e multinazionali potranno reggere il futuro e non possono, al momento, scappare su un altro Pianeta. Intendo quella economia domestica, locale, individuale e collettiva…allargata a fattori come riuso, circolarità, resilienza, possibilità di risparmio, sostenibilità di impresa piccola, leggi anti speculazione, antri trust vero, anti corruzione e frode, senza demagogia e senza anarchia, che può far ripartire. Dopo 10 anni una nuova generazione deciderà.  Il #postcoronavirus insegna qualcosa di diverso a tutti, soprattutto ai politici ai Capi di Governo e ai segretari dei partiti politici che vogliono capire realmente: una grande crisi economica o finanziaria fa dei morti reali vitali societari e aziendali,  per canali e anche solo per singoli paesi, anche dentro confini e anche in questi casi negativi i “driver” giocano allo spread, negano e abiurano la solidarietà per interessi politici di Paese e usano l’austerity con il pallottoliere in mano per castigare qualcuno.  
Viceversa la pandemia globale mina la sopravvivenza ambientale di tutti, è subdola, è individuale in primis, non ha confini geografici, non si può staccare la spina, non ha un binario stabilito dalla finanza, non colpisce solo i poveri ma mina tutta la vita sociale, il valore demografico e ambientale del nostro Pianeta, soprattutto agendo sul senso di vita, di futuro e speranza. Attenzione non sono catastrofico, o negativo o demagogo: dico solo che bisogna saper prendere una altra strada dove il mercato deve starci assolutamente, l’economia pure, quella finanza di crediti e prestiti garantiti anche sull’intelletto umano non dei calcoli borsistici, un modello di vita più sano, una attenzione maggiore alle cose basilari che si sono date per scontate!  Magari partendo proprio da una istruzione scolastica di base che ripristina l’educazione sociale, da una sanità più come servizio alla persona e costruita in linea con le necessità del paziente e non della organizzazione amministrativa di reparti e di bilancio in pareggio. Dico da anni che Sanità&Scuola possono essere le uniche due voci del bilancio dello Stato in passivo per legge.
Cogliamo l’occasione per riprendere certi discorsi intelligenti cassati da qualche genio politico e diatriba di partito: Comuni di 5000 abitanti, macro-Regione autonoma su voci sociali e civili, quindi responsabile al 100%, meno lobbies di categoria, rapporto elettore-eletto fisso, ridimensionamento della burocrazia romana, Stato unico, ma  più forte verso banche, moneta unica, credito privato, debito pubblico, infrastrutture. Temi del prossimo articolo.

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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