PAC 2020-2022 E PAC 2022-2029: QUALCHE SEGNALE INTERESSANTE, QUALCHE PASSO INDIETRO

PAC 2020-2022 E PAC 2022-2029: QUALCHE SEGNALE INTERESSANTE, QUALCHE PASSO INDIETRO

PAC 2020-2022 E PAC 2022-2029: QUALCHE SEGNALE INTERESSANTE e QUALCHE PASSO INDIETRO

FASE TRANSITORIA IN ABBINAMENTO A COVID19: OPPORTUNITA’ O SVANTAGGIO?

PER L’ITALIA UN ALTRO SEGNALE POSITIVO SE SI SAPESSE COGLIERE

Dopo anni di successi, l’Italia-Agricola è ancora il 5° paese europeo per valore nell’esportazione di beni agroalimentari.

L’Olanda viaggia verso i 100 mld/euro l’anno; l’Italia non riesce a staccarsi dai 40 mld/euro, eppure l’Italia è il paese agroalimentare per eccellenza riconosciuto e osannato in tutto il mondo, con 900 prodotti riconosciuti classificati.

Il Covid19 può essere – è brutto dirlo in fase pandemica e con tutti i disastri sanitari e di chiusure incombenti – una occasione unica per disporre di tanti fondi UE e tante opportunità di investimento e cambiamento. Le matrici datoriali nazionali, gli enti pubblici, le istituzioni e singoli imprenditori saranno in grado? Saranno i primi a mollare la presa? Ad oggi c’è ancora il 35% dei fondi già destinati dall’UE all’Italia su capitolo 2014-2020 neanche richiesti: non dico non ancora spesi.

Gli altri paesi UE viaggiano oggi sul 5-15% di fondi ancora liberi. Nel solo biennio prossimo, 2021-2022, i PSR italiani (cioè i piani che dipendono dalle richieste inoltrate dalle singole Regioni in base evidentemente alle domande presentate) hanno più di 10 mld/euro già assegnati, già disponibili: ma bisogna solo andarli a prendere! Il Parlamento Europeo intanto si è già mosso sul discorso PAC con diverse prese di posizione.

In primis il GREEN DEAL che, pur rientrando nei parametri vincolanti di approvazione del Piano Spese del Fondo per la Ripresa post Covid19, viene reso volontario attraverso un impegno di forestazione abbinata al no-spreco e alla sostituzione delle fonti energetiche che producono più anidride carbonica per ridurre l’uso di fonti fossili. Da qui fondi per creare foreste piccole o grandi che siano però gestite in modo sostenibile, creino occupazione, siano barriere e contrasto a fenomeni climatici estremi, quindi posizionate e di dimensioni idonee in tutti i paesi europei, ma a discrezione di ogni paese, dall’Olanda all’Italia.

A seguito delle scelte di Parigi, l’anno 2050 è individuato come traguardo per una neutralità climatica. Ma il Parlamento, come sempre, propone, mentre Commissione e Consiglio dovranno decidere la tabella di marcia.

Un altro aspetto importante trattato dal Parlamento è la ZOOTECNIA, sul banco degli imputati come uno dei principali produttori di CO2. La zootecnia europea esprime oggi il 50% del valore proteico delle diverse diete europee, occupa 4 milioni di lavoratori stipendiati, vale 170 mld/euro l’anno pari al 40% del PIL agricolo.

I dati economici riportati dalla relazione professionale degli esperti nominati ancora una volta sono fattore determinante, evidenziando i già forti cali di produzione e consumo in atto in UE, l’uso di tecnologie mitiganti, l’ottimizzazione degli allevamenti e quanto una riduzione produttiva avvantaggerebbe altri paesi nel mondo.

La relazione è ricca di suggerimenti teorici e di dichiarazioni sostenibili, ma nulla di effettivamente efficace, a parte il ripristino dei prati stabili permanenti, le marcite, ma con bisogno di acqua. Su queste basi il Consiglio europeo dei ministri della agricoltura è arrivato a un accodo sul pacchetto di riforme della PAC POST-2020. Il risultato è una relazione che sarà discussa nel Trilogo con Commissione, Consiglio, Parlamento.

Gli aspetti interessanti rispetto al passato che vedeva come base unica l’assegnazione di aiuti e misure in base al rispetto delle norme di conformità per tutte le voci presenti nel primo pilastro, ora si prevede che gli aiuti diretti siano assegnati in base ai risultati ottenuti sulla base di un piano che ogni Stato membro presenta elencando i fabbisogni necessari per raggiungere, anno dopo anno, i risultati previsti e da raggiungere.

Parametro fondamentale.

Alle Regioni è sempre assegnata la gestione totale dei PSR. L’erogazione in base ai risultati, secondo i Ministri, favorirebbe un rapporto stretto fra la libertà di ogni singolo paese di mettere in campo strumenti e azioni di specificità nazionale e non più europee, individuando gli obiettivi generali agroambientali europei da raggiungere in ogni caso per ottenere gli aiuti previsti. Inoltre la PAC futura prevederebbe anche, nell’ambito del plafond di spesa destinato ad ogni paese ma non in aggiunta, di costituire un fondo con funzioni assicurative e non assistenziali in caso di eventi atmosferici calamitosi. Buono ma a scapito evidentemente di altre destinazioni di fondi.

In ogni caso le indicazioni del Parlamento, frutto di un accordo unitario fra Popolari e Democratici rappresentati la super maggioranza, a favore di scelte volontarie sui vari temi ambientali piuttosto che obbligatori sta creando malumori anche fra partiti Verdi-Ambientali che sostengono governi europei.

Per il PRIMO PILASTRO il 30% degli aiuti diretti agli agricoltori europei verranno assegnati in base a scelte volontarie più rispettose del clima e ambiente, ma senza alcun riferimento vincolante al piano Green Deal della Commissione, con l’eventuale aggiunta di un ulteriore 20% di aiuti diretti agli agricoltori per tutte le pratiche di agricoltura biologica, agroforestali, e più agroprecisione, più biodiversità, più tutela delle risorse naturali, più gestione sostenibile della impresa.

Questi aiuti dipenderanno dai piani strategici nazionali poliennali con verifiche annuali (a carico singole regioni per l’Italia, e non per macro lander come in altri Stati) e dai risultati raggiunti realmente dal singolo paese: in questo caso vi è un ulteriore aumento di burocrazia cartacea e di riunioni con burocrati. Una voce proposta dal Parlamento è molto interessante: l’8% della dotazione dei pagamenti diretti deve essere destinata ad aziende agricole piccole e a aziende costituite da giovani sotto i 35 anni cercando di invertire la tendenza.

Ma quali sono in Europa le aziende piccole? Sotto i 6 o i 30 ettari? E’ più facile ottimizzare risultati con 6 o 30 ettari? Un aspetto che allarma gli italiani sono le sanzioni, proposte al 10% sul totale dei pagamenti già ricevuti qualora non raggiunti gli obiettivi e i risultati, rispetto al 5% iniziale, dettate soprattutto dai traguardi su benessere degli animali, riduzione di inquinanti ambientali e identificazione qualitativa degli alimenti… i famosi zuccheri e grassi che governano il semaforo in etichetta dei beni di consumo!

Per il settenato, PAC 2021-2027, sono previste risorse di 390 mld/euro a favore di 9 milioni di agricoltori europei nei 27 paesi. Senza UK, non dovrebbero esserci grosse riduzioni nei vari capitoli di assegnazione ai Paesi e per i pilastri. Le regole in vigore saranno prorogate fino al dicembre 2022 con regole di transizione. Quelle nuove avranno effetto da gennaio 2023 fino alla scadenza fissa del 2027.

Da parte nostra restiamo sempre favorevoli a una riforma più cospicua e più incisiva della PAC attraverso la istituzione di un “terzo pilastro” autonomo con propria dotazione finanziaria aggiuntiva che tratti solo le questioni a sostegno di una agricoltura di territorio legata anche alla forestazione, alla biodiversità di distretti, di aree interne difficili e suscettibili di calamità naturali, di legame fra produzione e presidio, di binomio agricoltura e miglioramento ambientale con la presenza dell’uomo, di tutela di certe produzioni altamente qualitative per il benessere salutare dei cittadini europei.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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