Da rapporto qualità-prezzo a rapporto identità-valore by Giampietro Comolli

Da rapporto qualità-prezzo a rapporto identità-valore by Giampietro Comolli

Da rapporto qualità-prezzo a rapporto identità-valore

PERCHE’ SAREBBE OBBLIGATORIO UN CAMBIO DI MENTALITA’ ANCHE NEGLI ACQUISTI POST COVID
1 agosto 2020
IL RAPPORTO QUALITA’/PREZZO RIDUCE IL PREGIO DI OGNI PRODOTTO ENOALIMENTARE
IL CIBO E’ CULTURA, NON SOLO UN PRODOTTO DA VENDERE
CONTINUARE A MENZIONARE IL PREZZO DEL CIBO E DEL VINO, SI SVILISCE IL PRODOTTO E SPINGE IN BASSO IL PREZZO STESSO
OCCORRE CHE TUTTI I COMUNICATORI CAMBINO SLOGAN IN:  IL GIUSTO RAPPORTO IDENTITA’/VALORE
L’Italia dopo il Covid 19, il lockdown e la riapertura, la pubblicazione dei diversi Dpcm… è alle prese con le cose concrete. Cosa posso fare e non fare? La spesa dove? Vado a fare un giro? Sto con gli amici? Compero una bottiglia di vino?
Ogni italiano – almeno quelli che hanno perso qualcosa di reale e concreto durante il coronavirus da marzo a giugno – è alle prese con la scelta di una vita diversa, più attenta, più morigerata, con più problemi di vita e di soldi di prima del Covid.
Certo che i dipendenti pubblici, reclamando anche i buoni pasto da casa,  non hanno perso nulla, e non hanno fatto una bella figura difronte a tutti gli altri senza privilegi del posto fisso indeterminato e inalienabile qualunque cosa succeda!  
Due Italie, due medaglie diverse e lontane,  che forse il premier Conte (candidato area M5S quindi molto vicino ai bisogni di tutti i cittadini) avrebbe almeno dovuto “accennare” in uno dei suoi tanti Dpcm impositivi.
In questo grande caos e grossi problemi di vita quotidiana per sbarcare il lunario, leggo ancora autorevoli colleghi giornalisti e tantissimi blogger, soprattutto donne, che ci illuminano e illustrano una miriade di prodotti ed etichette alimentari esaltando più volte e in primis il… rapporto #qualità-prezzo, credendo forse di stimolare o incentivare l’acquisto facendo bella figura con il produttore ospitante e committente di qualche banner.
Consiglio vivamente a tutti i consumatori di diffidare sempre dai redazionali collegati a una pubblicità dello stesso prodotto connesso. Vendere una etichetta, promuovere un marchio, spacciare per ottimo #qualità-prezzo una bottiglia di vino, un olio EvoItalia dop, un formaggio, un resort, un menù di ristorante con vicino il banner pubblicitario… qualche dubbio me lo fa venire.
Prima noi italiani, comunicatori e consumatori, abbandoniamo lo slogan,  il ritornello e il parametro di scelta nell’atto d’acquisto del vecchio e inutile “rapporto qualità-prezzo”, meglio sarà per le imprese produttrici migliori, per i migliori prodotti doc-dop made in italy, per la certezza d’acquisto del consumatore, per la garanzia di una filiera produttiva certificata.
  Consiglio vivamente i colleghi più attenti, più esperti, più seguiti dal pubblico di consumatori di puntare e scegliere il cibo e il vino in base al migliore e più equilibrato “rapporto identità-valore”.
Credo che, leggendo velocemente questo articolo, venga spontaneo accusarmi di complicare ancor più la vita del consumatore. I termini qualità e prezzo sono chiari e concreti!!
Impongo invece al consumatore di ragionare di più, essere attento nell’atto d’acquisto, leggere e informarsi, non acquistare per sentito dire o per pubblicità sempre più un po’ ingannevoli, un po’ camuffate, un po’ fra il dire e l’essere. Invece è esattamente il contrario, seppur giustamente per identità e valore intendo più voci, più parametri, più fattori produttivi e diversi elementi di valutazione.
Per #identità intendo un mix di elementi legati alla origine del cibo o del vino:  area produttiva, denominazione, numero e dimensioni di imprese, specializzazione tecnica, metodo e formula creativa, zonazione della qualità, sanità e salubrità qualificata… quindi il termine IDENTITA’ è un numeratore che assomma tante opzioni armoniche e omogenee in una scala di gradini in cui si posizionano imprese e imprenditori, ambiente, terra, salubrità, denominazione, paesaggio, cultura, storia, accoglienza, ricettività, apertura, contatti, spessore e offerta mirata del territorio d’origine.
Certo non è facile da individuare e indicare. Al denominatore di questo rapporto, al posto del prezzo ci metto il VALORE che raccoglie e racchiude diversi elementi come notorietà, certificazione, tracciabilità, designazione, presentazione, confezionamento, distribuzione, complementarietà con altri prodotti e ricette e menù noti, valutazioni e citazioni, attestazioni di esperti veri e quindi anche del banale prezzo di quella tipologia di vino, o di olio Evo o di formaggio dop o di salume dop.
Negli ultimi 15 anni si è constatato che il rapporto qualità-prezzo è sminuente ed è sempre a svantaggio del prezzo e a vantaggio di una presunta generica qualificazione senza riferimenti. Un rapporto che pende di più su un piatto della bilancia, importante, ma non spiegato e capibile da parte del consumatore avendo il solo dato del prezzo. Inoltre il prezzo stesso è sempre quello che all’aumentare della qualità invece di crescere, resta fermo nel tempo, quindi creando meno valore aggiunto all’impresa e alla filiera.
Il #valore, inteso come insieme di fondamentali economici di matrice diversa e non solo monetaria, diventa un riferimento concreto di più parametri molto chiari che il consumatore, coscientemente o inconsciamente, mette mentalmente in fila quando è davanti al carrello della spesa o alla lista del ristorante o del negozio.
Viceversa #identità comprende tutto lo storytelling  e il livetelling del luogo e del prodotto scelto per cui – come consumatore – sono obbligato a informarmi su tutte le caratteristiche tipologiche ambientali agronomiche varietali e organolettiche prima di compiere l’atto d’acquisto. Ecco che in questo caso anche i “consigli” guidaioli hanno una posizione nell’acquisto e nella scelta, ma non sono determinanti, perché anche il solo banale atto di imitazione, di copiatura, di preso per buono il parere di un altro non incide sulla scelta se non nel 10-15% delle probabilità di autoconsumo.
Percentuale che invece cresce fino al 25-30% se l’acquisto è destinato come regalo: dimostrazione che il parere terzo, di testimonial o di superesperto, serve più come biglietto da visita all’amico o all’amica che come reale conoscenza identitaria-qualitativa.
E’ un po’ come con la scelta del ristorante seguendo i consigli dei portali più noti e delle recensioni più numerose, magari senza neppure leggerne una, ma fa esperto dire o fare una foto nel ristorante più citato. Poi il fatto di aver mangiato bene, servizio ottimo, luogo accattivante, prezzo giusto… viene sempre dopo… per lamentarsi se il prezzo non è confacente alle aspettative.
Ecco l’aspettativa di prezzo: il rapporto qualità-prezzo spinge a considerare il prezzo fondamentale, mentre il rapporto identità-valore relega il prezzo alla comprimarietà e quindi influente fino ad un certo punto.  Ci sono vini a prezzi bassi che hanno una identità e un valore aggiunto e reale ben superiore a tanti altri che costano di più. Nel vino questo accade soprattutto nelle zone Docg-Doc più note (anche in Francia e Spagna è così) dove è molto più facile bere un ottimo Bolgheri o Franciacorta o Alta Langa o Nebbiolo a un prezzo inferiore a quello medio standard della denominazione rispetto a vini non di area DO nota che hanno un prezzo superiore ma senza una forte identità e un forte valore.      

almeno 5-10 anni in modo continuo omogeneo.

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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