6 #POSTCORONAVIRUS: la Germania scopre l’Italia, by Comolli

6 #POSTCORONAVIRUS: la Germania scopre l’Italia, by Comolli

 

SESTA PUNTATA AGGIORNATA SUL POST CORONAVIRUS
Data: 2 aprile 2020

#postcoronavirus (4) … La Germania riscopre l’Italia! Francia punta su un Mes rivisto

#postcoronavirus (6)

La Germania riscopre l’Italia! Francia punta su un Mes rivisto. Scricchiola il patto dei duri: l’Olanda s’inventa la donazione sussidiaria! Farina del suo sacco? Francia Spagna Italia… unica linea. Non mollare.  Il quotidiano Bild cerca furbescamente di smussare spigoli. 1500 mld/euro necessitano all’Europa. 2 anni per applicare gli aiuti. Per l’Italia occasione di cambiare regime, metodo. Un gruppo di 150 economisti chiedono più sussidiarietà. L’Italia non faccia l’errore delle regalie a pioggia: responsabilizzare sempre chi riceve. Ogni aiuto con l’obiettivo più lavoro.

  

In Usa, da oggi, test diagnostico per 50.000 americani al giorno, con raccolta digitale elettronica e geolocalizzazione

In 5-13 minuti. In Italia in attesa ancora di una risposta dall’Istituto Superiore della Sanità.
Il quotidiano Bild si espone in modo forte: ringrazia l’Italia per aver contribuito a fare una grande Germania ricordando il voto determinante dell’Italia a Londra nel 1953. Un endorsement che spiazza anche la politica e il fronte tedesco che fin ora aveva spostato la linea dei duri-puri sostenuta dall’ala destra del governo nazionale e da due lander potenti schierati con forze di destra.

Una parte della Germania, sembra fortemente maggioritaria, sta con l’ungherese Orban e con il turco Erdogan. Situazione delicata in Germania e nei rapporti interni alla UE. Ursula von der Leyen ha fatto retromarcia a parole. Bonaccini, Toti, Gori, Sala hanno scritto una lettera a F. A. Zeitung chiedendo chiaramente alla Germania di non seguire i piccoli egoismi di chi ha sempre potuto godere di favoritismi fiscali e di azioni di salvataggio di grandi finanziarie.

Bild interviene e commenta in lingua italiana: “… presto saremo sulle vostre spiagge e a tavola da voi”.

Bild interviene e commenta in lingua italiana: “… presto saremo sulle vostre spiagge e a tavola da voi”. Un endorsement non di poco conto nella settimana cruciale per trovare una soluzione economico-finanziaria per l’Europa intera causa #postcoronavirus. Situazione che mette Angela di fronte a una scelta netta: o bianco o nero. Poi il politichese ammorbiderà tutto. A questo punto Conte, Sanchez e Macron non devono mollare, essere uniti, nessuna fuga laterale: un piano unico condiviso, senza cadere nel tranello di qualche “prebenda” sottobanco a qualcuno… come è già successo nel passato con la chimica e lo zucchero italiano per esempio.

 

Bild non parla di eurobond, parla alla pancia dei tedeschi, è testata conservatrice vicino alla Cdu quindi non va contro,  ma chiarisce forse molto bene l’idea di Italia che ha il popolo tedesco, diverso dai vertici. Ad ogni modo un ipotetico uso del Mes con una apertura specifica oppure la creazione di un fondo di emergenza volontario, sono le solite scelte intermedie che non risolvono e non chiariscono il principio di base, indipendentemente dall’Italia: “esiste una Europa politica unita ed esiste una Unione di Stati sussidiari” come scritto nei trattati?

Il governo Conte è stato chiaro: eurobond solo per emergenza coronavirus, niente legame con debiti e deficit pregressi. L’Italia non chiede l’elemosina, ma la condivisione di un problema europeo e non nazionale. Quello che si legge su altre testate tedesche, anche se non in modo esplicito, la opposizione agli eurobond non è tanto una questione nazionalistica, politica, di visione economica, di contrarietà all’Italia… ma semplicemente perché tante scelte europee provvisorie sono state poi nel tempo mantenute e riaggiornate.

Ma l’Italia non ha mai goduto di queste conferme. Mentre l’Olanda paga quote inferiori all’UE da sempre. Conte per la prima volta è stato molto chiaro: ”Italia e Germania hanno una visione diversa sulla coesione e competitività europea nel mondo. Non siamo chiamati a scrivere un manuale di economia. Ma lo sviluppo di un continente”.

 

Va ricordato anche che molte grandi imprese e multinazionali con altissimi fatturati e profitti negli stabilimenti in Italia e grazie al made in Italy nel mondo, hanno sede legale in Olanda dove pagano poche tasse, penalizzando il welfare europeo. Tutto questo è lasciato fare, mentre altre cose sono vietate. Una Europa con due corsie, due sistemi, due blocchi non può andare molto lontano e anche la moneta unica ne risentirà parecchio mettendo soprattutto in crisi i grandi esportatori manifatturieri europei, come Germania.

Bisogna tener conto che oggi la Merkel non è quella di anni fa, che diversi suoi eredi sono caduti in gravi situazioni politiche. Quindi sembra, oggi, ancora tutto aperto: forse non ci sarà una soluzione unica e forte e decisiva come poteva essere il lancio degli eurobond, ma probabilmente un Mes senza tutti i vincoli e le garanzie, 100 mld/euro pronti via, un fondo speciale di emergenza volontario o calcolato, modelli industriali di sostenibilità difronte a eventi fuori competenza economica, potrebbe essere il pacchetto finale che può essere licenziato dal prossimo Consiglio europeo che deve decidere per forza. Non si può procrastinare difronte alla portaerei messe in acqua da Usa e UK.

 

L’economista tedesco Jurgen Habermas, insieme a Marcel Fratzscher e Gabriel Felbermayr,  è molto chiaro: più trasparenza, più solidarietà, più sussidiarietà,  più sostenibilità condivisa da tutti i 27 paesi.  Nella nota degli economisti è ben chiara la richiesta non di spazzare via il rigore e l’attenzione dei bilanci annuali e dei deficit consolidati, ma di definire una tregua di 5-7 anni almeno, emettendo bond-solidali per la salute europea senza alcuna condizione finanziaria. Linea sostenuta e promossa dai parlamentari verdi tedeschi che chiedono in modo esplicito e pubblico alla Merkel di sostenere la linea di Italia e Francia, paesi fondatori dell’Europa, primi sottoscrittori dei patti e dei trattati di sussidiarietà, primi paesi a investire da soli in un mercato europeo e in una comunità che è diventata “Unione” grazie a loro.

Discorso che va ben oltre i semplici calcoli di bilancio, i valori e la permanenza della moneta unica. Anche Die Zeit in Germania è favorevole ai coronabond da non confonderli con gli eurobond in discussione, senza esito, dal 2010: a una minaccia diffusa che colpisce tutti bisogna rispondere con una unità di intenti, temporanea, ma collettiva e condivisa. Messaggio chiaro cui l’Italia deve saper rispondere, con il palamento e con i partiti politici e con i segretari di tutti i partiti di maggioranza e di opposizione , con una linea “rigorista da nord Europa” in modo da far tacere ogni tipo di illazione su dove abbiamo messo certi fondi. L’Italia poi ha ancora molti soldi giacenti in Europa da recuperare, destinati con il pluriennale 2014-2020 pari a diverse decine di milioni di euro che possono essere destinati a coesione sociale, horizon e sanità senza aiuti di Stato. L’operazione eurobond  nella versione attuale del coronavirus viene sostenuta da molti intellettuali tedeschi e anche francesi, dichiarando che non è neppure ipotizzabile una crisi “italiana” in Europa perché vorrebbe dire un danno diretto e individuale per tutti i singoli paesi dell’Unione e ancor più quelli dell’area Euro. Quindi la soluzione è irreversibile. Ogni altra soluzione è contro il benessere e la protezione di ogni Stato.
Non resta che leggere cosa dice il prossimo Consiglio d’Europa

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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