ITALIA – EUROPA IN STALLO … Giuseppe Conte freme, Italiani in apprensione

ITALIA – EUROPA IN STALLO … Giuseppe Conte freme, Italiani in apprensione

EUROPA IN STALLO – A MINUTI O LA VA O LA SPACCA? NO CERTAMENTE !

NO ALL’ENNESIMO ACCORDO UNANIME AL RIBASSO DOVE VINCONO i FORTI E PERDONO I VARI POPOLI DEBOLI, IN PRIMIS NOI ITALIANI. MA L’ITALIA DEVE FARE LE ALTRE RIFORME SUBITO ENTRO QUESTA LEGISLATURA  

 

Bruxelles 20 luglio 2020

di Giampietro Comolli

Stiamo attendendo la risoluzione del Consiglio d’Europa di tutte le questioni sul tappeto. Si è entrati oramai da quasi 4 giorni nel conclave di Bruxelles  per trovare la quadra di come e in proporzione spendere i 750 mld/euro del cosidetto, ultima denominazione nota, Recovery Found, cioè il fondo che dovrebbe aiutare tutti gli Stati Europei nella ripresa post Covid 19 che ha lasciato segni enormi nei bilanci e nel PIL dei singoli Stati. Dal 9 al 12 % circa la perdita prevista a fine anno 2020 fra tutti i paesi.

Non c’è chi è immune del tutto. Certo c’è chi è stato più colpito di altri. Credo che sia importante e molto precisa, anche di motivazioni strategiche, la originaria proposta Franco-Tedesca di 500 mld/euro in sussidi e di 250 mld/euro in prestiti, anche a tassi agevolati, ovvero molto più agevolati dei prestiti attuali liberi sul mercato. Cioè i prestiti che già l’Italia fruisce in base al rating definito.

Di certo passare da 500 a 350 mld/euro di sussidi è un fortissimo calo, una pesante minore disponibilità di soldi a costo zero per tutti, ma anche per l’Italia.

Posso affermare che il premier Conte fa benissimo a puntare i piedi, fa benissimo a non cedere e a non mollare – finalmente – certamente però già uno sconto del 2/3% sui tassi di interesse rispetto al libero mercato finanziario soprattutto su cifre vicino ai 50-70 mld/euro come “quota italiana” vuol dire risparmiare più di 1 mld/euro l’anno per 20 anni di interessi passivi.

Quindi tutto fa: meglio il sussidio, ma benissimo anche fondi al tasso del 1% al massimo per un periodo medio-lungo. Ma credo anche che l’incontro di Bruxelles di questi momenti (mai così lungo e vicino a superare la maratona di Nizza) debba essere incentrato su questioni/fatti/regole ben diverse e più importanti e impegnative. Non può Conte rincorrere Rutte o Kurz sul paradosso di quota 100 per le pensioni in Italia come viatico per le elezioni interne e alleanze di governo in Austria e Olanda.

Ricordiamolo ai giornali olandesi: quota 100 vale per due anni, impegna un valore di 2 mld/euro/anno di pensioni su una spesa annua pensionistica italiana di 240 mld/euro! Sono scuse, sono attacchi gratuiti, sono prese di posizione per continuare a screditare l’Italia. Conte deve difendere “gli italiani”.

Ma Conte deve anche rispondere come Italia a domande Europee (di tutta l’Europa e non solo dei paesi frugali e della strana alleanza di questi paesi del nord Europa con i nazional-sovranisti di Visegrad) inevase da anni.

 

Sbagliata una Austery imposta senza chiari parametri ai bilanci di alcuni paesi europei, ma Germania, il Consiglio d’Europa, diversi Commissari economici europei hanno ragione a chiedere all’Italia “ le riforme istituzionali”.

Ecco il vero tema e il vero scontro per cui l’Europa ha ragione quando mette in mora l’Italia. Non siamo credibili.

Da anni promettiamo la riforma di alcuni passi della Costituzione, la semplificazione e la sburocratizzazione della macchina pubblica, la riforma del lavoro in linea con altri paesi europei, una riforma fiscale e tributaria, la lotta a tutti i modelli e sistemi mafiosi o quanto tali, le evasioni fiscali che hanno raggiunto quota 100 mld/euro l’anno e … la riforma della giustizia perché in Europa la media di durata di un processo civile è 750 giorni circa e in Italia 7000 giorni.

Credo anche che il “summit” di queste ore perda ancora una volta di vista i veri principi fondanti dell’Europa: una Unione si combina e sta in piedi se l’unico collante non è una moneta unica e il veto anche di un solo paese, piccolo o grande che sia.

Non è il tempo dell’unanimità: non lo è stato per la scelta dell’euro come moneta, perché deve esserlo sul “controllo” interno di un paese che riceve soldi di sviluppo da parte di un altro paese. Certi distinguo istituzionali ci stanno anche in una Unione solida ma non riguardano mai né l’ingerenza in un altro Stato né il controllo a posteriori della spesa di soldi comuni per dare sanzioni.

E’ all’origine del mandato di spesa che bisogna mettere i picchetti, ed è giusto che chi mette soldi possa monitorare periodicamente l’andamento della spesa e indicando soluzioni alternative in pochissimi giorni. Ma l’Italia deve per prima garantire massima certezza e trasparenza dove vanno a finire i soldi comuni: sapere che già qualche soldo Covid19 nazionale sia finito in pochi giorni in mani sbagliate e che qualche non avente diritto ha avuto il suo reddito di emergenza o cittadinanza, … non fa bene alle trattative di più alto valore e significato con altri Capi di Stato.

Certo è che però gli sconti o rebates sul contributo fisso annuale al bilancio UE di paesi come Germania, Olanda, Belgio ecc… non può più esistere se siamo nella stessa Unione e se si deve, come è giusto, aumentare il plafond a disposizione della UE, ma non per il burocrate europeo che forse è peggio che negli altri singoli paesi. Vanno cancellati tutte le norme per non pagare il giusto e il dovuto.

Certo è che non si può obbligare una Iva uguale per tutti i paesi e per tutti i produttori (piccoli e grandi) in Europa e poi ci sono paesi che sono paradisi fiscali per le imprese più grandi al mondo con sconti del 35-50% sulla media europea, penalizzando gli introiti tributari in altri Stati (circa 110 mld/euro l’anno fra tutti i 27 paesi UE).

Certo è che l’Italia deve dimostrare che sa recuperare i 100 mld/euro di evasione fiscale a vari livelli (dal nero alle fatture gonfiate);  che i processi non durino più 8-10 anni in Italia pur avendo gli stessi addetti negli uffici giudiziari di altri Paesi, lo stesso numero di reati e le stesse Procure; che i contratti di lavoro siano aperti e basati sul merito e produttività;  che non ci siano privilegi contrattuali nazionali per categorie e per tipi di dipendenti;   che la filiera burocratica siano notevolmente ristretta per favorire la semplificazione amministrativa al cittadino; che i controlli di polizia e di finanza siano immediati e reali con sentenza immediata.

E sfatiamo anche la “balla” dell’età pensionabile: è vero che in Italia ci sono pensionati baby da 30-40 anni che godono ancora oggi di una pensione facendo anche altri lavori , ma è anche vero che oggi in Italia si va in pensione a 67 anni e 3 mesi compiuti, in Francia a 64 anni e 6 mesi mediamente, in Olanda a 66anni + 4 mesi. Ma è anche vero che fuori dall’Italia non esistono tutte le finestre, scappatoie, furbetti del quartierino, aiutini, spintarelle dell’amico capostruttura…

L’Italia, il Governo Conte, deve puntare i piedi su tutto quello che vuol dire “Europa Unita Solidale Vera”,  ma ha l’obbligo di dare certezze e tempi chiari sulle riforme. Come italiano ne sarei orgoglioso! Ma Conte può promettere modi e tempi quando le decisioni sono di questo Parlamento bicamerale con i regolamenti interni gestiti dagli stessi Questori ?

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
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