Consorzi Tutela vini COLLI EUGANEI e MAREMMA TOSCANA: esempi da imitare subito

Consorzi Tutela vini COLLI EUGANEI e MAREMMA TOSCANA: esempi da imitare subito

 

COLLI EUGANEI e MAREMMA TOSCANA: esempi da imitare subito.
Data: 21 dicembre 2020
 

Consorzi Tutela Vini. Dalla Maremma e dai Colli Euganei stimoli-esempi di un cambio di passo non più rimandabile.

Sia governance che modello decisionale che attenzione alla domanda e nuovi consumatori  devono adeguarsi ai tempi.
Difesa della Doc ma in modo pro-attivo, aperto, chiaro. In questo il Mipaaf deve dare una forte mano.
Premetto, per onestà intellettuale, che non ho mai pensato che una innovazione e un cambiamento gestionale di una impresa o di una cooperativa o di un Consorzio dipendesse totalmente o in gran parte dal cambio generazionale. La questione anagrafica è importante ma non determinante, è uno dei tanti fattori come la tutela, l’equilibrio gestionale, le scelte chiare, la promozione, la concentrazione di sforzi, le scelte a monte, la integrazione territoriale, la dinamicità tecnologica. Sono tutti elementi che oggi diventano fondamentali: non si può più vivere né di eredità né di successi acquisiti.
Concentrazione produttiva o identità leader tipologica non vuol dire “abbandonare” tutto il resto e non ha nulla a che vede con la concentrazione delle destinazioni dei prodotti in pochi mercati esteri o canali che diventano poi dei “cappi” al collo difronte a urgenti cambiamenti endogeni. Essere oggi un distretto produttivo integrato e un consorzio di tutela con visione e strategia vuol dire tornare ad essere pionieri come negli anni post metanolo.
 Covid e metanolo cosa hanno in comune, o cosa ci comunicano?  

Marco Calaon

Dai Colli Euganei – bravo presidente Calaondel Consorzio tutela vini Colli Euganei Doc  – arriva un messaggio forte e chiaro: una unica direttrice strategica, un presidente attento e a disposizione, un consiglio di giovani leve già attive nelle rispettive aziende famigliari in rappresentanza – equa…ponderale…. intelligente – della reale consistenza delle tre categorie sociali base. Fattori che pongono delle basi solide per trovare un percorso di tutela molto utile al territorio e ai mercati con molta attenzione all’uso delle migliori tecnologie online.

Lo stesso dicasi per il Consorzio Vini Doc Maremma Toscana – bravo presidente Maffei – che addirittura parte dal disciplinare di produzione, con modifiche e integrazioni che contemporaneamente – e giustamente secondo me, forse in ritardo, ma prima di consorzi più altisonanti Toscani, Lombardi, Piemontesi – guardano alla tutela della Doc e a risposte concrete della Doc stessa alla nuova domanda di vino globalizzato, ma anche oggi più segmentato fra paesi diversi, fra target diversi nello stesso mercato.

Francesco Mazzei

Doc recente, nata nel 2014, che abbina disciplina e assistenza per i soci, non di poco conto quando la base associativa è composta per la quasi totalità da piccole aziende viticole e vitivinicole famigliari, come nella totalità della realtà nazionale. Coinvolto l’intero territorio di Grosseto, dal monte Amiata all’isola del Giglio, 300 circa aziende associate, e 2/3 viticoltori e 100 imprese circa di filiera completa (viticoltori, vinificatori, imbottigliatori), per 6 milioni di bottiglie l’anno: non una montagna, ma una realtà importante.

Giovane Doc ancora in fase di crescita, quindi attenta ad ampliare i volumi e i valori della Doc, ma anche già alla ricerca di una leadership enologica oramai indispensabile.
La UE ha dato ok alla modifica del disciplinare Doc che consente di utilizzare le tipologie bi-varietali in etichetta. Prima fra le Dop italiane. Passo più lungo della gamba, no,  ma lungimiranza e prospettiva,  si. E’ una Doc in cui molti vitigni internazionali accompagnano in primis il Sangiovese e anche il Ciliegiolo per i rossi, mentre il Viogner e Vermentino sono il mariage del Bianco. Senza entrare nel merito dei dettagli importanti di vinificazione, rese, affinamenti, riserve… che si adeguano ai tempi e modi di una viticoltura soprattutto mediterranea e marittima in forte cambiamento… ( e molte docg e doc italiane del centro-sud devono riflettere in merito), il disciplinare nuovo accentua gli scopi della tutela in una ottica di commercializzazione, senza toccare gli aspetti e i rapporti rese/valore e di quote produttive che andrebbero contro la libera concorrenza e attiverebbero un trust di prodotto.  
Un risultato che è partito nel 2016 con una assemblea soci che all’unanimità ha votato questa nuova strada nel massimo rispetto del valore dei vitigni autoctoni ma anche della notorietà/appeal che certi vitigni internazionali hanno su un consumatore globale neofita, non maturo e altamente formato, fra i giovani appassionati di vino di lingua e matrice anglofona.
Una attenzione che guarda al futuro, che è possibile sfruttare nei 27 paesi europei sotto il cappello-tutela della Dop e nei paesi terzi extra UE.
Francesco Mazzei, presidente del Consorzio, non solo elogia il comportamento e l’attenzione di tutti i soci in assemblea che hanno ampiamente compreso l’opportunità e i vantaggi di una crescita dei mercati dell’imbottigliato a favore anche del mondo solo viticolo e produttivo, ma sottolinea quanto la designazione-presentazione sulle etichetta di bottiglie delle “bi-varietà” con cui è stato ottenuto e affinato nel tempo il vino Doc non sia solo una ulteriore informazione reale data al consumatore in modo evidente e valida in tutte le lingue ma quanto questo apra canali e mercati che potevano essere preclusi o non attratti dal solo nome Maremma Toscana o Sangiovese, giocando così in anticipo e guardando lontano anche in termini di Paesi nuovi da contattare.
Si amplia così il raggio d’azione mercantile per la Doc Maremma. Ribadisco che questo è il comportamento saggio e giusto di un Consorzio di tutela non anchilosato e non aggrappato alle tende delle finestre della nonna, con presidenti in carica da 20 anni, oppure di Consorzi che negli ultimi 10-15 anni hanno visto scappare tanti soci, soprattutto i migliori e più bravi in certi territori (penso alla mia Piacenza), perché il Consorzio non ha saputo dare quella marcia in più, puntare su parametri di qualità,  rese basse in vigna, meno tipologie di vini in cantina, scelte identitarie di un prodotto leader, eliminazione di scappatoie tipologiche per accontentare tutti i clienti, dallo sfuso al Classico Riserva.
Poi il consumatore rimane sconcertato: la tecnologia online ed e-commerce accentua ancor più la infedeltà del cliente per cui le motivazioni “di scelta” si ampliano e si concentrano a seconda del distretto produttivo e della immagine nota che possiede. Si compra sempre più spesso facendosi domande anche non gustative.        

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
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