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Vino etrusco, un ritorno alle origini che interessa anche l’UNESCO

Vino etrusco, un ritorno alle origini che interessa anche l’UNESCO

By Giuseppe

Gli Etruschi figli dei Troiani o popolo Anatolico. Furono i primi coltivatori della vite nella penisola italica. Oggi alcuni vini fatti “su modello degli Etruschi” stanno crescendo: da Kilkevetra a Nerum, entrambi vini rossi, dalle terramare palafitticole emiliane alle pendici del Casentino d’Arezzo. L’Album bianco a base di uve Trebbiano e Malvasia, i moderni vitigni Sopina e Etesiaca dei Rasenna Aretini?  

 

La vite, dopo il diluvio di Wurm circa 10.000 anni fa, si espande dal Caucaso armenico in Tracia, lungo la Mesopotamia, poi sulle sponde Fenicie ed egiziane con il primo grande “porto del vino” Alessandria d’Egitto. Un altro “cammino” delle viti selvatiche e vinifere (vedi Vitis Vinifera) arriva in Grecia, in Magna Grecia, in Dalmazia. Gli Etruschi furono un mezzo di approdo della vite nel centro Italia e di espansione, dalle sponde del fiume Po fino a Benevento passando per gli appennini centrali, e in particolare l’aretino e l’alto Lazio, e la costa maremmana e laziale, oggi in parte denominata Costa degli Etruschi.

I primi vini italiani sono di matrice etrusca, con primordiali modelli di viticoltura e di vinificazione, ma che per millennio furono la base di produzioni, sia uve bianche (molte derivanti dai moscati) che di uve rosse. Le prove concrete della viti-vinicoltura etrusca si anno dal VII° secolo a.C. con ceramiche, vinaccioli… descritti dai grandi agronomi e scrittori latini.

Alcuni richiami ai vini etruschi si trovano anche nella Provenza francese. Le anfore di terracotta erano i contenitori prediletti per il vino, per tutte le operazioni, compreso il controllo della temperatura, i tempi di fermentazione, la conservazione, l’invecchiamento, i travasi e la mescita in tavola. Da qui l’importanza  dei recipienti e della collocazione in cantina.

Il fresco del sottosuolo, le cantine sotto terra, l’uso dei corsi d’acqua per refrigerare e pulire, come pure le resine, le colle naturali, il miele divennero elementi fondamentali. La viticoltura italiana ha questa origine e questo percorso.

C’è stata anche una via della vite più a nord, lungo il mar Caspio e il Danubio. Dubbi e ipotesi legati anche all’origine del popolo etrusco: popolo anatolico, famiglie troiane fuggite dopo la distruzione di Troia, dall’isola di Lemno a seguito di eruzioni vulcaniche?
Già due millenni prima di Cristo il suolo italico era visto come terra di conquista, una specie di pianeta Marte dei giorni nostri, per cui la vitivinicoltura peninsulare si può considerare nata da un mix di popoli e culture diverse, dai Villanoviani e Umbri ai Greci e ai Galli, dalla cultura della terracotta e delle anfore nei territori marittimi alle botti di legno Cisalpine e poi celtiche.

Un mix di viticoltura, un mix di enologia che spazi e tempi di un tempo tennero per secoli distanti. Vitigni coltivati in origine potrebbero essere estinti. Dei vitigni etruschi Plinio descrive la Sopina, ovvero una vite a frutti bianchi con tralci rovesciati, la Etesiaca a bacca bianca che dà il vino migliore nelle annate di grande produzioni con tralci lunghi anche 10 metri che alcuni studiosi pensano appartenga alla famiglia del Trebbiano e del Moscato; la Talpona a bacca nera ma con mosto chiaro rosato che altri suppongono un avo o la stessa Labrusca; la Alpianae per il passito bianco, ovvero la più nota famiglia dei Moscati Gialli; la Conseminia, varietà a bacca nera con un succo rosso chiaro, dall’acino grande, consumata come frutto.

Sicuramente i Romani, Plutarco e Plinio ne scrissero ampiamente, svilupparono il metodo etrusco, cercarono viti e varietà differenti, non solo quelle a bacca rossa più antiche ma anche a bacca bianca o gialla. E’ con gli Etruschi che nasce la coltura governata della vite con tralci meno lunghi, potatura, meno spreco di uva, difesa dagli animali portando in alto i frutti con pali di sostegno e legature.

 

Francesco Mondini – Vendemmia del Sangiovese

Gli etruschi non hanno lasciato scritti illuminanti: solo piccole prove e informazioni trasmesse da scrittori latini e arabi successivi. Il vino era una fonte di reddito, una voce importante di bilancio dello stato. Da qui il vino Kilkevetra prodotto, nelle terramare verso il fiume Po degli spioventi appenninici emiliani in terra Piacentina, da un potente e ricco agricoltore di nome Saserna; fino ai vini Nerum e Uvem prodotti ai piedi delle foreste Casentinesi in provincia di Arezzo dove viveva il popolo Rasenna, nome degli Etruschi nell’appennino centrale Toscano sulla strada per la Campania.

Francesco Mondini ha inseguito per più di vent’anni un sogno: ricreare nella sua terra, la terra degli Etruschi nell’Aretino,  il modo in cui i nostri illustri progenitori producevano il vino – dice Luigina Besi presidente Unesco Arezzo che ne ha sostenuto la candidatura – con l’aiuto di archeologi e basandosi sulle conoscenze della viticoltura tramandate dal padre e dal nonno ha abbellito le sue colline riprendendo l’uso atavico di alternare filari di viti e filari di ulivi scavando dolcemente il suolo per interrare gli orci artigianali, di terracotta. Chi vede la sua opera se ne innamora.

Primo Premio UNESCO -La Fabbrica nel Paesaggio 2019 – Azienda Miriam Tarazona

Il riconoscimento dell’Unesco premia la tutela, anzi il miglioramento del paesaggio naturale e culturale, nel rispetto delle vocazioni territoriali, dimostrando la capacità di costruire un modo colto e al tempo stesso produttivo il proprio luogo di lavoro, un paesaggio al tempo stesso poetico e ricco di memoria”.

 

Cantina ipogea degli orci

Qui, a pochi chilometri da Arezzo,  oggi l’azienda agricola Tarazona, in coltivazione e regime biologico, ha ricreato tutto il modello produttivo, colturale ed enologico, della storia antica proprio dei vini Album (oggi a base di uve Malvasia e Trebbiano), Vinum-Uvem (due vini a base di Ciliegiolo, Canaiolo, Sangiovese Grosso, Trebbiano, Malvasia).
Una selezione particolare di 1500 bottiglie e 150 anfore da 2 lt,  speciali  in porcellana e decorate in oro zecchino, con manici, invecchiamento 3 anni – rappresenta l’emblema dell’antico vino etrusco dei Rasenna Aretini.

Francesco Mondini e Giuseppe Danielli, direttore di Newsfood.com

L’azienda agricola Bio Tarazona Miriam in località Antria 32 ad Arezzo (contatti +39 347 7755822,  +39 340 0728922) segue un metodo sperimentato e controllato da anni, oramai codificato, per tutte le produzioni. Produce in esclusiva solo vini con il metodo antico di 2500-3000 anni fa adottato dagli Etruschi: vigne di 60-120 anni e vitigni vecchi, uso sistema biodinamico (uso delle lune e sistema biodinamico e permacoltura)a 3 metri di profondità e tracciato, interfilari inerbiti, concime animale, nessuna aratura con mezzi meccanici motorizzati, uso della zappa sulla fila, doppia defogliazione pre raccolta.  Uve raccolte a mano molto mature, diraspate a mano, pressate con presse a bassissima pressione e pigiate quotidianamente appena raccolte, nessun uso di solforosa, fecce eliminate per decantazione.

Gli orci del vino etrusco che vengono interrati

Il vino è messo in orci grandi di grande spessore realizzati oggi da un artigiano di Cortona, posizionati ben sotto terra a 3 metri di profondità dove umidità e temperatura sono costanti, nessun contatto all’aria e buio totale per 12 o 24 mesi a seconda della tipologia del vino da imbottigliare.
Produzioni molto limitate. E’ evidente che ogni ogni anno la vinificazione è diversa dalle altre: il millesimo è fondamentale per capire, conoscere, imparare e scoprire le caratteristiche sensoriali e organolettiche dei vini rossi.

Vinum e Uvem, due delle sole 4 etichette dell’azienda Tarazona, sono vini molto ricchi ma non pesanti, colore rosso cupo rubino ma nitido, particolarmente morbidi e rotondi dal profumo unico ma molto intenso non floreale ma fruttifero, accenno di miele e resina, ma asciutto e con una vena tannica scivolosa e non impattante. Forse un pò leggero rispetto a quello che un degustatore si aspetta da una pratica del genere anche se di 13-13,5 gradi alcolici. Quindi si può dire anche etereo gentile leggero e da tutto pasto tranquillamente.
Un vino per pochi, solo per chi sa apprezzarne anche il valore culturale e storico.

 

Giampietro Comolli
Newsfood.com
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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