Prezzo giusto del vino: Walter Massa by Giampietro Comolli

Prezzo giusto del vino: Walter Massa by Giampietro Comolli

Prezzo giusto del vino: cosa dice Walter Massa by Giampietro Comolli

 

Ma bisogna proprio disquisire ancora sul prezzo di un buon vino? Troppe variabili, troppi parametri, troppe condizioni aziendali, diversità fra filiere e canali distributivi. Eppoi cosa si intende per buon vino? Quale è il giusto prezzo? Interessante intervento di Walter Massa a Bari.   

Giampietro Comolli

Mi è arrivata sullo smartphone la notizia anticipata di uno streaming live dal titolo “Quanto deve costare un buon vino?”. Svolto a Bari, nella meravigliosa terra di Puglia, terra della ministra Bellanova, nell’ambito di alcune giornate dedicate ai produttori e a tanti vini italiani. Eventi oggi diffusi ovunque.

Come Ovse e Ceves sono decenni (dal 1991) che rileviamo con foto i prezzi dei vini italiani al consumo e sui mercati esteri come monitoraggio e analisi dello sviluppo e andamento della produzione nazionale. In 30 anni ne abbiamo viste di tutti i colori, imparato a capire, conoscere, valutare, studiare, assaggiare bottiglie nazionali e straniere, differenziare i canali e le filiere dei vari mercati, quali e quanti investimenti sono stati fatti da cantine, da consorzi, da enti pubblici in merito proprio a “supportare e sostenere” il prezzo dei vini.

Come abbiamo sempre detto il consumo del vino è ciclico: quando funzionano e valgono di più i vini rossi corposi e invecchiati non hanno appeal, e prezzo, sui

Attilio Scienza

mercati i vini bianchi giovane. Fatte alcune grandi eccezioni, ben noti a tutti che escono da ogni analisi statistica.

Presenti all’incontro di vino way di Bari,  personaggi più o meno in vista del mondo del vino, da Attilio Scienza

professore di coltivazioni arboree a Milano e produttore a Bolgheri, Bruno Vespa noto volto di Porta a Porta Rai1 ma anche recente produttore di vini in terra salentina, Walter Massa vignaiuolo da sempre, piemontese Doc, indipendente e presente sulle guide nazionali con il suo Timorasso Derthona da anni.

Con Walter, amico da una generazione fin quando io stesso imbottigliavo i miei vini, ho approfondito alcune tematiche legate a due termini, fondamentali, insiti nella “fatidica” domanda: cosa si intende per vino buono e quale è il costo giusto per un vino buono. Quindi escludendo le “ciofeche”, detto alla spagnola, e i vini eccellenti, ottimi, super, buonissimi.
Quindi in un ambito di valore della bottiglia e di qualità del vino contenuto, ma in rapporto al costo pagato sullo scaffale o al ristorante.

Oggi il prezzo online, il costo di una bottiglia e-commerce, diventa un parametro fondamentale per il consumatore, come pure gli acquisti diretti in cantina che in pre-Covid avevano raggiunto quote importanti per certe Docg-Doc come il Prosecco, il Franciacorta, il Trentino, il Chianti.

L’analisi scientifica del prezzo, o meglio del costo di una bottiglia di vino in base alla sua qualità, in Ovse è nata quando assaggiai contemporaneamente nel 1983, per la prima volta,  uno Champagne da 200.000 lire la bottiglia insieme a uno da 30.000 lire, allora.

Oggi il rapporto in euro non è cambiato, non è cambiato nella stessa cantina francese, esiste in molti territori Docg-Doc italiani.

Walter Massa nelle sue vigne di Timorasso nel Tortonese

Walter Massa premiato miglior viticoltore italiano

A Bari, giustamente e lo scrivo da anni, Walter Massa ha dedicato il premio ricevuto come miglior viticoltore italiano, a quelle etichette del vino italiano considerate di primo prezzo: Tavernello, Ronco-San Crispino, Freschello perché rappresentano la certezza della viticoltura, della passione viticola, dei sacrifici di tanti titolari di vigna senza cantina, diventano la fonte di una integrazione di reddito, tutte cantine sociali (e civili) che “salvano” 100.000 ettari di vigna italiana e sono sul mercato a un prezzo a confezione/litro decisamente “alla portata di tutti”.

Walter sottolinea che hanno un merito ambientale e di salvataggio dell’ecosistema, ma anche una grande capacità di lavorazione ai massimi livelli di sicurezza e sanità, come altre cantine sociali: cita quella di Santadi e quella del Barbaresco (concordo e aggiungo quelle di Bolzano) perché sono custodi di un patrimonio di vigne, hanno saputo leggere il territorio, sanno governare i modelli tecnici e tecnologici in cantina, producono vini freschi e vini di lunga persistenza e durata.

Walter è ancor più chiaro e diretto al nocciolo della questione: non si deve prendere in giro il consumatore finale.  All’interno della stessa azienda, con la gamma di etichette oggi sempre più presenti, diventa naturale farsi “la piramide di casa”. Come si fa in molte cantine, e come è comunicato da sempre in d’Oltralpe.

E’ anche vero che un controllo dettagliato, di filiera, di costo sorgente e poi quello sugli scaffali – dice Walter – è obbligatorio in tutti i territori. Ma devono essere diretti, mirati, ridotti senza una pletora di aventi causa, rivolti al rispetto delle regole e del consumatore,  ma con strutture ed enti in grado di farlo e in modo superpartes!

Walter è sempre molto sintetico: “il progetto strutturale e strumentale oggi di ogni territorio, di ogni DO-IG, deve cercare di ottimizzare il processo di filiera corta e di viaggio lungo del vino, perché sono anch’essi parametri fondamentali per la definizione del giusto prezzo di ogni etichetta.

Certe scelte di liberalizzazione, per esempio nella tappatura, sarebbero di aiuto in tutti i sensi. E’ evidente che esiste una differenza di prezzo fra quello in cantina o nella Gdo o nell’Horeca, ma questo dipende dalla correttezza e onestà dei vari soggetti che sono responsabili. L’horeca è stato il vero veicolo negli ultimi 30 anni che ha selezionato e fatto emergere grandi etichette nazionali, ma in certi casi ci sono state forti speculazioni e ricarichi di 4-5 volte su vini di basso prezzo, prevalentemente, ma molto sponsorizzati e visibili che possono aver creato qualche dubbio nel consumatore. Un consumatore – chiosa Walter – che deve sapere che produrre un chilo di uva Timorasso costa il doppio della vigna confinante di Cortese, per almeno una decina di parametri che vanno dalla localizzazione della vigna alla manualità degli interventi scelti dal viticoltore, dalla più bassa resa in campo e in cantina alla eliminazione di interventi sanitari, dalla minor solforosa alla tappatura differenziata, dalla tecnologia di cantina all’affinamento prolungato, dal disciplinare…. Tenere in cantina fermo 100 ettolitri di vino per due anni eppoi 20.000 bottiglie a maturare sempre in cantina altri due anni, anche questo è un costo maggiore rispetto a bere già ora un “buon vino” anche Doc Bianco vendemmia 2020 ad un “costo giusto”.

Carissimo e chiarissimo Walter, come sempre, quello che dici mi fa riflettere e pensare più di quanto proclamato da tanti manager ed esperti di marketing e di strategie di grandi imprese.

Chiudo con un esempio che ho raccontato a Walter durante l’incontro e che completa il ben più ampio suo discorso (che purtroppo ho dovuto limitare): Ovse-Ceves questa estate ha assaggiato 400 etichette acquistate in tutti i discount-metro presenti nel nord Italia da 1,78 a 2,99 euro a bottiglia. Il risultato è che per 100 su 400 la qualità “buona” riscontrata era superiore al prezzo pagato con una ottima impronta della varietà indicata in etichetta, altre 200 erano in ottimo equilibrio, solo 100 a quel prezzo non davano nulla dipiù.

Rapporto qualità/prezzo:
spinge il prezzo in basso sullo scaffale

C’erano anche 20 etichette francesi. Fra le migliori 100 etichette (tutte con nome di vitigno e anche Ig-Do), il 38% provenivano dalla Regione Sicilia. Finale con il mio solito mulinello oramai da 10 anni e evidentemente non ascoltato da nessuno: continuare a parlare di rapporto qualità/prezzo (sentito più volte menzionare anche a Bari da cotanti esperti) non si fa altro che spingere il prezzo in basso sullo scaffale, mentre Walter Massa ancora una volta mi conforta che il vero rapporto da curare, misurare, rispettare in ogni etichetta di vino (anche in ogni cantina) è quello della identità/valore perché sostiene e spiega tutti i parametri e fattori di produzione che cambiano da etichetta a etichetta. Per questo che da sempre dico che il vino è privato e soggettivo, mai pubblico e collettivo per legge.

Identità/valore:
sostiene e spiega tutti i parametri
e fattori di produzione che
cambiano da etichetta a etichetta

 

In copertina: Walter Massa, vice presidente FIVI col fido PiGi
Segnaliamo evento del 23 novembre p.v.:

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

 

 

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