Prezzi bottiglie vino in picchiata – Dicembre, Anno del CoronaVirus 2020

Prezzi bottiglie vino in picchiata – Dicembre, Anno del CoronaVirus 2020

Nota del Direttore
Manca due settimane al Natale… Da domani (13 dicembre)  siamo tutti in area Gialla.

Di sicuro è puiù facile criticare che governare… un re tentenna può combinare solo guai. Personalmente sono contento di poter andare a trovare i miei nipotini che vivono in altre Regioni; il pericolo, però, è che non siano troppi coloro che credono che la pandemia sia ormai passata… — Giuseppe Danielli

 

Prezzi bottiglie vino in picchiata – Dicembre, Anno del CoronaVirus 2020

Testo di Giampietro Comolli

Prezzi da sbaracco? Campioni allo sbaraglio? “oppure visione reale di un mercato cambiato nel 2020 “? Già partiti i supersconti delle bollicine ma anche dei vini rossi fermi. Alcuni vini ed etichette non cascano nella rete del sottocosto. I bianchi fermi sono per lo più esentati. Grande battage (trebbiatura!) fra grandi marchi delle bollicine nazionali, ma non solo. Da nord a sud Italia, diversi mega prodotti scontati anche oltre il 50%. Caso emblematico il Passito Liquoroso Doc Pantelleria svenduto in enoteche del nord Italia: ma il Moscato Liquoroso non è il Passito Zibibbo naturale Doc di Pantelleria!  Diversi i blob, blog e social che riportano prezzi e foto. Diversificazione etichette, convenienza, infedeltà consumatore… stanno caratterizzando il mercato del vino. Occorre un piano ottimizzazione e semplificazione burocratica verso il consumatore: niente ristori occasionali, più visione strategica di un mercato che è già cambiato. Reggono i consumi se hanno certezze di prospettiva concreti e basate su garanzie generali e non soggettive fra pochi. Ministra Bellanova….lasci il segno!. Urge un progetto VinoItalia e uno EvoItalia con grande pubblicità per/su garanzie al consumatore (oltre che sostegno all’impresa del produttore). Niente pagliuzze negli occhi.   

 

È evidente che per avere dati certi, di mercato, canali, consumo, target, tipologia, scontrini, fatturati, volumi, carrelli della spesa… bisogna girare vis-à-vis tutte le corsie dei supermercati, centri commerciali, negozi, enoteche, gastronomie. Molto fruttuoso e interessante perché quello che salta all’occhio subito è la non uniformità di intenti, di dichiarazioni, di comunicati stampa, di interviste dei leader e dei titolari della Case Vinicole (e Spumantistiche) italiane e anche straniere, per esempio francesi e per esempio Champagne.
Per quest’ultime basta entrare in un qualsiasi centro Metro sul suolo italiano (tipo Milano o Firenze o Piacenza) con la tessere da partita iva  e si nota come ottime bottiglie normali, non gran riserva, ma brand notissimi e pubblicizzati ovunque, costano 1/3 o ¼ del prezzo che poi si trova sullo scaffale dei negozi retail, ma anche nella barchesse dei supermercati. Ho comperato due ottime case spendendo, compreso iva, meno di 11,20 euro alla bottiglia da 0,75 litri.

Ieri all’Esselunga di Piacenza c’era la fila; a una cassa di carrelli pieni da 6 a10 cartoni di noti marchi di bollicine nazionali acquistati in blocco da rivenditori a un prezzo esposto che evidentemente neanche l’esercente del negozio o enoteca riesce ad avere direttamente dalla Maison, sia essa trentina o franciacortina. E’ evidente che acquistare iva compresa a meno di 9 euro c’è un bel margine  rivendendole a 15/18/21 euro al pezzo.  Quest’anno ho notato che alcuni blogger o influencer o giornalisti o critici enologici si sono scontrati con una realtà diversa da quella che hanno… spinto e sacralizzato… anche in questo anno horribilis 2020.

Dagli osanna agli inferi. Ma ci sono motivazioni valide di queste operazioni promozionali appena prima delle grandi feste di fine anno? sembra di si. Da un lato gli acquisti degli ultimi giorni, la convenienza, la voglia di festeggiare e sperare in ogni caso, il richiamo di un prezzo decisamente allettante. Prezzo sullo scaffale al consumatore finale, in una qualsiasi insegna potente e diffusa nazionale come Coop, Ipercoop, Esselunga, Conad, Bennet, Famila, Pam, Aliper, Carrefour…. , inferiore addirittura al costo frange benefit riservato ai dipendenti delle stesse grandi aziende produttrici di vini e spumanti.

Certo sotto le SS.Festività tutto ruota attorno alle bollicine, checchè ne dicano giornali di settore o associazioni di imprese: dicembre è mese degli acquisti di bollicine e non di vini rossi. Fin in Champagne ci sono sguardi diversi e più contenti rispetto a due mesi fa quando sembrava tutto una catastrofe: i vertici di Reims si dichiaravano soddisfatti se la perdita era contenuta entro il 25-28% rispetto al 2019. E’ sempre di ieri una voce autorevole che parla forse di un -15-17% di spedizioni al termine dell’anno, grazie proprio agli ordini di novembre e dicembre.

Verrebbe anche in mente una considerazione abbastanza improbabile, ma… pensar male a volte ci si azzecca: può essere una risposta resiliente, sopravvivente, scaramantica e fiduciosa degli italiani in piena pandemia perché non vedono l’ora che bollicine-vaccino possano far tornare tutto alla normalità.

Ma quale normalità? Quella del passato senza freni e senza riflessioni e senza considerazioni, o un futuro fatto anche di gioie estemporanee e materiali insieme a più consapevolezza, più pragmatismo, più attenzione alla vita reale e non virtuale, prendendo da questa solo soluzioni positive e non anche quelle negative che tutti cercano di affibbiarti con le scuse della tecnologia, semplificazione, vantaggi effimeri. Le riflessioni (e paure) sul MES-Ue evidentemente si trasmettono anche in altri campi, nella vita quotidiana: che connessione c’è fra cashback e salvastati?

Ma ritorniamo ai prezzi di vini e spumanti sugli scaffali della Gda, che ricordiamo nel 2020 ha visto crescere volumi e fatturati in modo significativo soprattutto grazie alle bottiglie di vini. Quindi i prezzi crollano: non stanno in piedi le medie ponderate lanciate con altisonanti comunicati stampa da qualche Consorzio (lasciamo stare la tutela) che evidentemente non sa più fare calcoli statistici e semplici somme e sottrazioni: medie di pezzi sui 18/19 euro alla bottiglia tanto decantati, crollano.

Come crollano quelli degli spumanti metodo italiano, Prosecco doc e Asti docg in testa, quelli dello Champagne che difficilmente confermerà i 23/25 euro alla bottiglia di media su 300.000.000 di bottiglie vendute nel 2019 e 2018. Quindi la “convenienza e pragmatismo” del consumatore finale, nel mese di dicembre come nei mesi di marzo o di agosto, dovranno trovare un posto al sole sul tavolo degli amministratori delegati e dei direttori commerciali delle grandi Maison a partire da subito.

I risultati aziendali tirati a fine anno dovranno far riflettere. Diversi gli esempi citati da giornalisti sul web in diversi portali e social, come per esempio quello scoperto a Bergamo, ad Alessandria e a Ferrara di bancali di Prosecco Docg e Doc a 3,99 scontati al massimo, un sotto costo simile al dumping.

Addirittura il Cartizze, fiore all’occhiello di una piccola enclave della Docg Valdobbiadene, scende dai prezzi tradizionali di 15-17 euro agli 8,98 euro la bottiglia da 0,75 litri. Come dicono: qualche centesimo in più del metodo italiano rispetto al metodo tradizionale classico. quindi uno per l’altro, senza nessuna differenza, senza mettere in pratica quelle solite frasi delle bollicine di serie A e quelle di serie B.

La fascia di prezzo al consumo più contesa è quella dagli 8 agli 11 euro in cui confluiscono anche vini tranquilli rossi e bianchi Docg da tutta Italia: si trovano Barolo, Barbera, Amarone, Valpolicella, Montepulciano, Montalcino solitamente posizionati fra 20 e 40 euro la bottiglia.

Non stessi marchi aziendali, ma il consumatore non fa questa differenza. Ad ogni modo la gamma di bollicine a prezzi scontati è ampia e diffusa, ma anche il passito non scherza, tradizionalmente una bottiglia pregiatissima e ricercata durante le Feste di Natale, come creazione di certi regalo, oppure come omaggio aziendale ai dipendenti, perché nella stagione fredda un Passito di Pantelleria è ottimo per intingere i biscotti duri tradizionali piemontesi e toscani, emiliani e pugliesi, dalle offelle ai cantucci, dai boslani ai durotti.

Ebbene anche qui al supermercato scopriamo, sempre vis-à-vis ma anche con l’aiuto di siti sul web (basta cercare), mezze bottiglie di puro nettare degli dei panteschi, a meno di 6 euro al pezzo quando per prassi meno di 15 euro è difficile trovare anche nelle piccole cantine eroiche della Perla Nera del Mediterraneo. Ma scopriamo poi che il Passito è Liquoroso, quindi non quel nettare naturale che i fenici, gli arabi, i primi abitanti di Pantelleria impararono a coltivare e produrre grazie ai “giardini” e alla essicazione naturale sulle cannette o cannucce vegetali al solo e al vento di ponente più fresco.

Anche “grandi Maison” allo sbaraglio, ma con una differenza sottile – che purtroppo i consumatori ancora oggi non sanno riconoscere oppure sono volutamente tenuti all’oscuro dal business commerciale industriale – la importante differenza fra un Passito di Pantelleria e un Moscato Liquoroso… purtroppo sempre legato alla Doc Pantelleria. Un binario che confonde e non aiuta. Ecco da questo Natale 2020 e da questo giro fra gli scaffali e le barchesse dei supermercati, abbiamo avuto conferma che un punto di lavoro fondamentale della Ministra Bellanova, per il futuro del VinoItalia (ma aggiungo anche dell’EvoItalia), deve essere quello di fare chiarezza netta fra le troppo DO-IG puntando su denominazione-tipologia: questa è la vera semplificazione della burocrazia del vino, della vita del consumatore. Così il consumatore normale, non solo l’esperto e il lovers, tornerà a acquistare bottiglie di vino.                        

 

Giampietro Comolli

Redazione Newsfood.com
© Riproduzione Riservata

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

Redazione Newsfood.com
Contatti

 

Leggi Anche
Scrivi un commento