CONSORZI DI TUTELA VINI IN CRISI – ESEMPIO LA DOC PANTELLERIA ZIBIBBO

CONSORZI DI TUTELA VINI IN CRISI – ESEMPIO LA DOC PANTELLERIA ZIBIBBO

CONSORZI DI TUTELA VINI – PANTELLERIA DOC UN ESEMPIO CHE CAPITA A FAGIUOLO!!

DOPO 20 ANNI C’E’ BISOGNO DI UN AMMODERNAMENTO DELLA GOVERNANCE. ANCORA ENTI VOLONTARI?

PIU’ TUTELA, PIU’ GARANZIA SOCIALE, PIU’ VALORE UVA-TERRA.

UN MIX DI COMPITI SENZA PONDERATA MISURA CREA CAOS, ABBANDONI, PREVARICAZIONI. URGE AUTONOMIA SCELTE TECNICHE, SEPARATA DA PROMOZIONE A CARICO DI CHI E’ SUL MERCATO

 

L’Assessorato Regionale dell’Agricoltura dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea ha convocato – per il 28 febbraio 2020, a Pantelleria-  una riunione aperta a tutti i produttori di uva e vino dell’isola, più tutti coloro che ne hanno titolo (quindi sindaco e altre associazioni di prodotto) in risposta a un numero significativo di segnalazioni e di opposizione contro una ipotesi di modifica del disciplinare, della storia del vino sull’isola pantesca, pubblicata a novembre 2019 sul Gurs regionale.

Come prevede la legge, nei tempi consoni,  è possibile chiedere lumi e modifiche suffragate da motivazioni certe e concrete soprattutto interessanti la tutela, il valore del prodotto, la integrità della Doc, la produzione, il valore dei terreni, la sanità delle uve e il riscontro merceologico sul mercato in termini di vendite, prezzo, volumi, designazioni, etichettature, presentazioni.

E’ evidente che certi diritti esistenti vanno salvaguardati, che non è possibile stravolgere la storia, peggio ancora non tenere conto delle “volontà” primarie di chi è effettivamente titolare in primis della Doc: il viticoltore pantesco con la vigna iscritta all’albo e rivendicata.

Fin dalla prima uscita della legge sulle Doc del 12 luglio 1963, la comunità locale, con anche le istituzioni comunali, sono chiamate a dare un parere.  E’ dal 1981 che mi interesso di consorzi di tutela e relative leggi nazionali-europee, anche di strade del vino e di enoturismo che sono sempre più attività collegate, ma soprattutto della regolamentazione e conduzione di consorzi che non sono associazioni di secondo grado, o cooperative o società di capitali, neanche gruppi di azione collettivi.

Sono strutture che per funzionare bene hanno bisogno di guide capaci, di saper tenere equilibrio fra imprese assai diverse, interessi pure opposti, ma uniti nella stessa filiera.
Non esistono organizzazioni (OI-AI) di prodotti o di imprese o sindacali in grado di gestire un consorzio vini con un viticoltore di 1 ettaro di vigna ( ha sue problematiche e richieste) e con un imbottigliatore commerciante della stessa docg-doc-igt da 30 milioni di bottiglie! Non tutti i consorzi hanno la fortuna di avere soci e imprese come in  Franciacorta.

Per Pantelleria, il nome Zibibbo non è sinonimo di Moscato, bensì di Vita Pantesca, stile e fonte di vita quotidiana, inscindibile, irrinunciabile. Questo è un plus che va difeso, sviluppato, incrementato sempre in qualunque modo: dall’etichetta all’enoturismo, dalla cultura locale fin alla pesca e allo sviluppo di imprese. Certo che, oltre alle leggi (troppe), ci vuole molto buonsenso, intelligenza, attenzione nel decidere scelte in distretti eterogenei.

Esempio recente nel nord Italia insegna che la simbiosi viticoltura-viticoltore è la base, vero punto di partenza, unico di un valore diretto economico e aggiunto del vino: se si compera o si altera questa posizione, non privilegiata ma succube, difficile e in balia di tutti i venti, tutto il sistema crolla e le indagini fiscali, tributarie e repressive fioccano.

Per cui è indispensabile e prioritario conoscere il parere, meglio se di tutti i 350 viticoltori-raccoglitori-manuali (veri ed eroici oggi, forse unici insieme a poche vigne terrazzate fra le più note al mondo) della Perla Nera si presentassero alla riunione di domani (soci o non soci del Consorzio che è “volontario per legge”) per decidere del proprio futuro: cioè se autodeterminare il proprio lavoro in modo collettivo oppure limitarsi ad essere dipendenti di volontà altri per spuntare a gruppetti qualche centesimo in più o in meno al kg di uva.

Onestamente non si possono fare scelte capitali se 285 viticoltori, cito a caso un numero riportato recentemente dai giornali locali, sono assenti a una riunione fondamentale. Certe assenze “ di parte” fanno pensare male.  Rispetto alla vigna, la terra, l’uva… il mercato, invece, chiede  una “governarce” in mano quasi totalmente agli imbottigliatori, piccoli e grandi.  Figure diverse della filiera, oggi, rispetto a ieri, hanno competenze e interessi assai diversi: pensiamo al binomio vigna-rispetto ambiente con il binomio vendere-prezzo uve.  Tanto per essere concreti.

Ci sono responsabilità diverse, in campi diversi: che ci azzecca un parere del viticoltore vincolante sulla scelta della sede o spesa di un evento a Londra… che ci azzecca un ribasso del prezzo dell’uva o la promessa di acquisto delle uve con l’imposizione di un cambio del nome della Doc? I disciplinari non sono dogmi talebani,  ma strumento di supporto ai viticoltori e imbottigliatori: uno senza l’altro non si va da nessuna parte… ma con massima trasparenza, rispetto, giusto prezzo delle fatiche e… puntare in alto e non all’appiattimento orizzontale per poter consentire decisioni “intellettuali” solo a pochi.

IL CONSORZIO di Pantelleria

Nel 1997 le aziende più rappresentative dell’isola hanno costituito il Consorzio Volontario di Tutela e Valorizzazione dei vini a DOC dell’Isola di Pantelleria, che ha scelto l’effigie della dea Iside quale suo simbolo.
In un’isola abituata ad un’agricoltura eroica, tutto ciò viene vissuto con una crescente solidarietà popolare.
Fra le altre cose, il Consorzio – in un dichiarato intento di salvaguardia colturale e culturale – vuole intestarsi, oltre che una approfondita analisi clonale e dei profumi delle uve pantesche di zibibbo, anche il recupero dei tipici terrazzamenti sui quali i vigneti hanno dimora da secoli. Scongiurare il loro lento deterioramento significherà salvare le radici degli uomini e delle vigne, conservare l’espressione più antica dell’agricoltura mediterranea e lasciar convivere quel micro eno-sistema con la sua stessa storia.

A tal proposito,  infatti il Consorzio Volontario di Tutela e Valorizzazione dei vini a DOC dell’Isola di Pantelleria, è stato promotore della tutela della pratica agricola della Vite ad Alberello di Pantelleria in sede internazionale che è culminata con la sua iscrizione nel registro dei Beni immateriali dell’umanità tutelata dall’UNESCO.

Poche cose ma concrete per rispondere alle esigenze attuali della organizzazione e gestione dei distretti dei vini docg, doc, igt. Pantelleria necessita di una Docg autonoma con una sola denominazione che indicherei in  Docg Pantelleria Zibibbo. E su questo si deve esprimere tutta la più alta tutela tecnica, certificazione, rapporto vigna-vino, valore uva e valore bottiglia.

Su questa scelta il viticoltore deve avere più voce in capitolo, e una Docg vuol dire anche più costi quindi più remunerazione all’uva. Uno statuto del consorzio, come avviene in tutti i grandi consorzi che funzionano, aiuta a governare e prendere decisioni eque perché già stabilite prime che accadano.

La tutela, il disciplinare, il distretto, il valore dell’uva sono  beni collettivi dei viticoltori e vanno ascoltati, giustamente rappresentati, giustamente di peso nelle decisioni. Mentre il prezzo dell’uva va co-definito con chi acquista localmente, la promozione e gli eventi sono un appannaggio degli imbottigliatori che sono sul mercato, conoscono la concorrenza. Tutte le altre forme intermedie di dialogo o di incidenza non devono essere mosse per mettere nell’angolo qualcuno, imporre dall’alto scelte, restringere il campo della libera concorrenza.

Quindi va confermata e rafforzata  una posizione di tutela autonoma della Docg Pantelleria Zibibbo, mentre deve nascere una stretta collaborazione con il consorzio Sicilia Doc per tutto quello che riguarda la promozione, ideale per l’esclusiva produzione “pantesca”.  Lo statut in ogni caso deve contenere strumenti utili per correlare le produzioni annuali, le giacenze, il valore in cantina dei vini con le attuali necessità, spazi di mercato e richieste della domanda in modo tale che la offerta primaria (uva) venga di conseguenza prodotta e valutata, come già avviene in tanti altri consorzi italiani che funzionano e che hanno una Regione che condivide e assiste il processo di sviluppo rurale di un distretto vitivinicolo.

 

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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