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CINA, USA e RUSSIA : NUOVE POSSIBILITA’ DA COGLIERE PER EXPORT VINO ITALIANO
21 Novembre 2020
By Giuseppe
FRA CINA USA RUSSIA CI SONO NUOVE POSSIBILITA’ DA COGLIERE PER IL VINO ITALIANO: 3 CASI OPPOSTI DIVERSISSIMI. BISOGNA ATTREZZARSI
21 novembre 2020
Italia in prima linea per produrre cibo sano. FormaggItalia in Cina: esempio strategico per made in Italy.
Cina è ancora il mercato del futuro? USA ancora mercato leader: Biden eliminerà i dazi sul vino? Russia nuova porta aperta?
Teresa Bellanova
La ministra Bellanova interviene al vertice informale Agrifish-Onu sui sistemi alimentari chiedendo di evitare le semplificazioni sul cibo perché occorre invece sostenere e valorizzare le diversità che ogni territorio-distretto produttivo mette in campo. Pensiero totalmente condivisibile, come tecnico, perché nel comparto cibo-vino la parola diversità si manifesta in biodiversità, sostenibilità, cultura, ambiente, presenza sul territorio che fa la differenza e crea valore aggiunto alle persone, siano esse produttori e/o consumatori.
La dimensione storico-culturale del cibo e del vino non è un parametro secondario, o da relegare dietro ad un semplice semaforo a soli due colori e con soli due parametri. L’Italia, ma anche l’Europa, da quasi 60 anni punta sulla differenza e sulla caratteristica individuale del binomio origine-prodotto.
Tutto questo va inquadrato, anche, nei diversi accordi bilaterali e in accordi comuni fra paesi diversi: semplificare non vuol dire contrastare lo spreco alimentare o produrre cibo sano. Da qui la proposta di un fondo destinato alla lotta e gestione degli sprechi, partendo proprio da dati raccolti non chiari, in modo che vi sia un recupero di eccedenze e riordino del fabbisogno a vantaggio delle popolazioni e persone più deboli, più esposte emerse con il periodo Covid.
E’ una sfida che deve coinvolgere tutti, soprattutto chi vede in dazi e protezionismo una soluzione nazionale, ma che diventa un grosso problema per altri.
L’Europa deve essere un esempio e deve portare una voce pesante sul tavolo dell’Onu e della Fao. Intanto arriva un ottimo esempio di come pragmaticamente si debba cogliere l’occasione attuale, anche pandemica, per arrivare a innovare e trovare soluzioni e strade differenti in modo che la conoscenza e la importanza del cibo sia diffusa.
Lo scenario mondiale dei mercati , soprattutto per il vino e non solo, si infittisce sempre più. E’ il caso di FormaggItalia in Cina voluto da Assolatte: i formaggi italiani si presentano insieme compatti uniti e forti su un mercato che negli ultimi anni ha decuplicato l’interesse per i freschi come la mozzarella.
Export Vino Italiano verso la Cina
In forte aumento gli ordini di formaggi italiani anche nei primi 9 mesi del 2020. La Cina presenta ampi margini di crescita, basta impostare il programma non sul sistema dell’offerta ma della domanda, conoscere abitudini costumi passioni gusti…dei clienti. In questo la UE e i piani di valorizzazione degli OCM devono avere oggi una impostazione nazionale, forte e pesante, un marchio solo , di identità dell’origine e dello stile, rivolgendosi a tutta la platea di distributori e importatori.
Con le dovute attenzioni e misure la UE deve incentivare il tavolo di cooperazione con il governo Cinese in cui la tutela delle DO-IG deve essere al primo posto compreso sanzioni e diritti, secondo il principio anche internazionale che la contraffazione vuol proprio dire rischiare di non avere cibosano e vinosano. La Cina appare anche il paese più pronto a ripartire nel 2021. Ma noi italiani dobbiamo imparare e assecondare un modello di consumo e di conoscenza molto diverso da quello europeo e americano, e non lasciarsi abbindolare da sirene poco introdotte o poco capaci di adattarsi.
Oggi il cinese acquista molto sul web, circa il 90-95% per certi prodotti, fra cui il cibo confezionato. Ma soprattutto sono molto diversificati i tipi di consumatori, causa anche assenza di un mercato al dettaglio e l’uso del digitale come socialità, fonte di informazione e conoscenza, quasi dipendenza malata, anche per bypassare le restrizioni nazionalistiche.
Consumatore dinamico ma non fedele, fatta eccezione per i prodotti premium. Per questo il cross border e-commerce, piattaforme cinesi con tassazioni agevolate e obblighi normali per il produttore italiano non soggetti a dogana, può essere un metodo da usare e incentivare perché consentito per l’esportazione. Un modello di formazione e informazione che raggiunge milioni di acquirenti, per cui una pubblicità martellante di narrazione diretta del vino italiano, da parte di Regioni intere o direttamente dal Ministero, cioè miniprogrammi tv direttamente su WeChat, (n.d.r. un miliardo di utenti/mese !!!) sono un veicolo molto importante che potrebbe far cambiare strada a molti importatori e distributori in poco tempo. Certo i costi sono elevati e necessitano un recovery fund!
Un record dietro l’altro non vuol dire farsi concorrenza in casa, fra italiani: i formaggi si presentano insieme sotto un marchio di identità nazionale così dovrebbero fare, vino, salumi, pasta, liquori per attrarre l’intera platea di acquirenti ufficiali e istituzionali. Il paese del Dragone, inoltre sta arrivando ai ferri corti a causa di un forte deterioramento di relazioni causa il divieto dell’installazione del 5G cinese con l’Australia, che è, per il vino, il principale esportatore in Cina: su 10 bottiglie estere, quasi 5 sono del paese dei canguri pari ad un valore di 1,2 mld di dollari. La Cina ha applicato dazi pesantissimi.
Ma coinvolge anche l’importazione di carne, orzo, zucchero, pesce. Il blocco, già in atto dal 6 novembre scorso, riguarda “il paese d’origine”, quindi vietando le triangolazioni.
Export Vino Italiano verso gli USA
Dall’altra parte del mondo, gli Usa, pur essendo il paese più colpito dal Covid, continuano ad essere il principale mercato del cibo&vino made in Italy, grazie anche alla presenza di tanti ristoranti italiani. Le scelte cadono sui grandi vini rossi tricolori, ma con grande sviluppo anche per molti vini e vitigni del sud Italia, come Aglianico, Grillo, Primitivo.
La nuova leadership della Casa Bianca potrebbe anche eliminare i dazi in vigore e gli inasprimenti percentuali che hanno imposto un aggravio di 7,5 mld di dollari sui prodotti targati UE, con alcune eccezioni. I grandi vini italiani toscani e piemontesi hanno fatto un grande balzo in avanti a scapito dei più noti marchi di vini fermi rossi e bianchi francesi, spagnoli, tedeschi, inglesi oltre ai whisky del nord Europa.
Grande successo anche per i vini made in Usa, sicuramente avvantaggiati da no-dazi, ma l’aumento delle imposte ha solo limitato i volumi e non i prezzi. Questo è l’effetto del protezionismo tributario.
Export Vino Italiano verso la Russia
Anche la Russia sembra nuovamente interessata, a conferma dei buoni segnali del 2019-2020, al vino europeo e italiano: questo però ha già fatto agitare i grandi distributori australiani e sud americani. L’Italia non solo deve difendere il 30% del mercato russo come primo paese di importazione, ma migliorare il trend soprattutto dei prezzi e del posizionamento, visto anche che il 60-65% della quota è di vini spumanti made in Italy pari a 200 mio/euro di valore alla dogana. Una fetta importante di tutto il mercato è di bollicine. In Russia siamo a 13 litri procapite di consumo annuo di vino, di cui solo 2,6 litri sono di importazione. Resta il miglior paese al mondo per l’espansione dei consumi di vino rappresentando solo il 10% dell’intero mercato delle bevande alcoliche.
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