COSA FARE E COME PER IL MONDO DEL VINO DOPO COVID 19

COSA FARE E COME PER IL MONDO DEL VINO DOPO COVID 19

Newsfood.com, 19 settembre 2020

 

COSA FARE E COME PER IL MONDO DEL VINO DOPO COVID 19

enoindustria nello scenario post pandemia

DAL GENERALE AL PARTICOLARE. IL PAESE ITALIA DEVE PUNTARE SU ASSET PRECISI. IL MONDO DEL VINO HA UNA SUA STRATEGIA DA METTERE IN CAMPO. IL GOVERNO DEVE SUPPORTARE SENZA REGALIE E ASSISTENZIALISMO … MA DEVE INTERVENIRE SUBITO NON ATTENDERE I SOLDI A GIUGNO 2021. C’E’ UN RISCHIO CHE IL 30% DELLE IMPRESE CHIUDANO O RIDUCANO LAVORATORI E VIGNE.

Giampietro Comolli

Ne abbiamo lette tante, sentite tante, viste tante. Eppure di certezze e di chiarezze pochissime, anzi quasi zero. Tutti si dilettano a sparare numeri (vecchi) , impressioni (non si sa da chi), ipotesi (espresse in modo confuso), prospettive (senza dati certi) …

C’è nel web e sulla carta stampata un continuo rincorrere di notizie che non dicono nulla di nuovo e che continuano ad essere un continuo lamentarsi e un continuo no-sense: tutti contro gli interventi a pioggia e assistenziali… ma tutti chiedono e fanno la fila per il regalino in euro, poco o tanto che sia. Per poi scoprire che continuano a moltiplicarsi i furbetti del reddito di cittadinanza, del finto Isee, dell’autodichiarazione facile e soprattutto…

DELL’ASSOLUTA E TOTALE PREDISPOSIZIONE E MANCANZA DI CONTROLLI

… e questo parte dai tanti e troppi Dpcm che non hanno posto alcun controllo. Va benissimo che in un sistema normale e in un modello di vita fatto di investimenti e spese privati supportati occasionalmente da contributi a tassi agevolati e prestiti  i controlli possano essere a campione, siano dedotti e studiati a tavolino, ma in un sistema anche temporaneo e di emergenza dove l’aiuto a fondo perduto, e gratis, è lineare, orizzontale, diffuso, generico e basato su autodichiarazione… corre l’obbligo costituzionale, democratico, onesto, omogeneo e equilibrato di prevedere “per legge” chi e come fare i controlli a tappeto e non su delazione o per caso o solo se c’è un morto di mezzo!

Questo è il Paese Italia che non c’è, indipendentemente dal colore della politica, dal governo e da Conte 1 o 2.

Il mondo del vino al tempo di CoronaVirus

Ebbene il mondo del vino, pochissima cosa rispetto a tutto il resto, ha però una sua platea di imprese, lavoratori, fatturati, clienti, esportazioni da mettere a posto: continuiamo a sparare fake-news e fandonnie?
Il vino abbiamo visto che è stata una specie di palliativo terapeutico di fronte al lockdown: giusto o sbagliato, ha dato un piccolo contributo. Il vino è asset importante per il paese: fra diretto e indiretto, fra nazionale ed export, incide sul 10-12% del Pil annuo; insieme al turismo fa circa il 25% del Pil nazionale che diventa il 40% togliendo i costi della macchina pubblica, dei ministeri, degli enti e dei dipendenti pubblici.

Vogliamo prendere atto che il maldigerito mega comparto alimentare-enogastronomia-turismo vale molto e vale anche una fetta importante di tasse e imposte che servono a far stare in piedi e dare garanzie a tutto il settore pubblico nazionale e regionale?

Perché si privilegia la vendita commerciale e per strada e non le imprese Pim nazionali?  Ci sono nuove opzioni che l’Italia non ha ancora sfruttato. Perché il Paese Italia è così indietro in certi campi, settori e comparti?  Come tutte le grandi crisi e baratri, c’è sempre una risalita: l’importante è che non si dia una lettura banale e superficiale solo economica e finanziaria. Qui si parla di imprese, entità, persone, spazi, libertà, iniziative che riguardano il singolo cittadino. Come Ovse-Ceves (www.ovse.org) abbiamo realizzato ancora un sondaggio.

Faccio ammenda. In primis, cambiando veramente vincoli e austerity, circa il 91%  degli imprenditori intervistati chiede di aderire ai 37 mld/euro del Mes: io stesso circa 6 mesi fa ero contrario ma stando alla situazione (2560 mld/euro debito statale consolidato che può essere lasciato totalmente in eredità a figli e nipoti difficilmente riducibile) e la possibilità di destinarli tutti ad una nuova sanità pubblica efficiente, di comunità, territoriale, di medici di base, di cattedre ambulanti, di infermieri… credo che tutto il recovery fund verrebbe così destinato ad altro.

Cosa fare in concreto. Oggi le imprese del vino hanno difronte una sola strada, ovvero, di rideterminare canali e contratti commerciali dei clienti; ampliare i canali di vendita, i territori e i paesi senza essere schizzinosi ma con la sola certezza del pagamento sicuro; diversificare l’export e aumentare i paesi esteri acquirenti; predisporre vini e tipologie e prezzi in base alla domanda e non all’offerta; più marketing online assumendo giovani esperti in materia digitale e meno rete vendita tradizionale; più concentrazione di imprese in eventi solo promocommerciali; più concentrazione di piattaforme, magari una nazionale “italianonline” per il vino e cibo con fondi pubblici come investimento destinato alle imprese; non delegare a terzi ma autodeterminare la vendita; implementare i servizi e contatti con i paesi che applicano dazi-accise per risolvere problemi comuni; implementare servizi con i diversi monopoli di Stato dei vini; collegare e legare cibo-vino-turismo-aerei-treni  in tutte le azioni promopubblicitarie; aumentare i tempi e le occasioni di “cantine aperte” per le vendite dirette a prezzi contenuti forendo servizi complementari turistici e culturali; chiedere alle banche e ai ministeri finanziamenti a tassi agevolati e di lungo periodi con assicurazione-giuridica sui non pagamenti degli ordini entro 60-90 gg dalla consegna; agevolare finanziamenti con ammortamenti del 100% (sono sufficienti) per tutte le azioni e attività di resilienza, sostenibilità, sussidiarietà, green compreso piani di pura pubblicità su canali media nazionali ed esteri; azioni e misure che facciano chiarezza e trasparenza sul costo reale e sui ricarichi delle bottiglie senza intaccare la concorrenza leale ma stimolando il consumatore a capire; sostenere gli strumenti e i fatti che canalizzano certezze sui vini biologici nel rispetto delle tipologie delle docg-doc cercando anche di concentrare le denominazioni con identità territoriali forti utilizzando anche le norme esistenti sulle “non rivendicazioni”; infine ogni azienda vitivinicola (escluso le piccolissime locali che non esportano) deve avere incentivi, sostegni, agevolazioni e supporti solo ed esclusivamente se punta alla innovazione tecnologica aziendale e commerciale ma con la garanzia assoluta che lo Stato almeno dia al 100% del suolo nazionale il servizio almeno 4.0 e 4 G, almeno!

Vedi anche/scarica pdf:
Focus Enoindustria
Comunicato Stampa

 

 

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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