Export #italia vino 2020 regge a 6,29 miliardi di euro. Solo 2,2% in meno su 2019
17 Marzo 2021
Export vino italiano 2020 regge a 6,29 miliardi di euro. Solo 2,2% in meno su 2019
Ovse c’è dal 1991. Oggi, come funghi, ci sono tanti osservatori economici sul vino ma quanti sono quelli affidabili e attendibili?
Il vino italiano è sempre più regionale e distrettuale all’estero. Oltre ai dati fondamentali forniti dall’Istat sempre puntuali e anche veloci, occorre un minimo di analisi e studio per fornire alle imprese e ai colleghi giornalisti non addetti ai lavori quei dettagli di mercato e di consumo, domanda e offerta, tipologie e prezzi, scelte e strategie in epoca Covid. Osservatorio.Ovse e Ceves dal 1991 si avvalgono dei dati delle Dogane e Istat per arrivare ad alcune riflessioni utili negli anni successivi. www.osservatorio.ovse.org
Certo il 2020 anno del Covid ha un po’ scombussolato tutte le statistiche e i dati storici. Ma alcuni dettagli emergono molto chiari. E’ vero che l’anno si è caratterizzato per dei “sali/scendi” molto forti che ha inficiato rapporti commerciali, distribuzione, trasporti e consumi. Meno l’esportazione. Inoltre alcune categorie “chiuse” per legge non hanno potuto soddisfare la clientela. Altri consumatori hanno fatto scorte o si sono rivolti ad altri canali.
All’estero però questo non ha colpito la qualità dei vini e neppure certe etichette o brand territorio come è successo in Italia dove il canali distributivo sono molto più separati. Tutte considerazioni da mettere al vaglio di una analisi corretta. Una prima valutazione importante, da anni che non succedeva, i dati Istat relativi ai valori/fatturati e ai volumi/quantità sono in linea: una riduzione sul campo export del 2,2/2,3 % rispetto all’anno 2019 sia in termini di bilancio economico totale che in termini di ettolitri di vino.
Poi ci sono cambiamenti da Regione a Regione, soprattutto in termini di fatturato e valori realizzati. Le regioni produttive italiane che meno hanno risentito del calo delle vendite all’estero sono: Piemonte (+2,6), Trentino-Alto Adige (+4,3%) ed Emilia-Romagna (+3,4%) sono le prime tre.
Quelle più penalizzate sono invece: in calo Veneto (-3,3%) e Toscana (-3,2%). A seguire le regioni con un calo maggiore dell’export vinicolo sono Lombardia (-11,7%), Puglia (-7,6%), Sicilia (-11,9%) e Friuli-Venezia Giulia (-8,9%).
Le altre regioni sono state stabili: 2019 simile a 2020.
L’export vino italiano ha quotato 6,29 miliardi di euro nell’anno pandemico 2020.
Non male. In ogni caso superiore al fatturato sia dell’anno 2017 che 2018. I mercati del nord Europa e nord America si confermano i più in linea con qualche segnale positivo.
E’ anche evidente che l’andamento e le oscillazioni dei lockdown registrati nel 2020 hanno inciso notevolmente a creare scalini significativi fra un trimestre e l’altro, ma questo è indipendente dalla scelta o appeal del vino made in Italy fra i consumatori dei vai paesi. Si è passati da mese su mese, anno su anno, da incrementi del 5% a perdite del 13% di vendite e di realizzo del vino italiano in generale. Per esempio i mesi di incremento hanno coinciso con le più importanti crescite delle richieste di vini tranquilli bianchi e rossi a fronte di perdita della domanda di bollicine tricolori in mesi e trimestri tradizionalmente non all’apice delle forniture e delle richieste.
In ogni caso all’inizio d’anno i vini rossi di pregio, premium, delle Docg-Doc importanti non hanno risentito di cali. Bottiglie di vini spumanti italiani che hanno recuperato alla grande nei penultimi tre mesi dell’anno con ordini sostenuti da Uk e Usa, meno dai paesi asiatici. In Usa invece c’è stato un calo di vini bianchi e rossi tranquilli.
Bene i mercati Europei, quasi tutti, dalla Francia alla Svezia, dalla Svizzera alla Germania: addirittura un risultato finale in parità per i volumi esportati nel 2019 e una leggera crescita dei fatturati. A dimostrazione dell’importanza del mercato interno europeo: cosa su cui dovrebbe battere in modo deciso il neo ministro Patuanelli in sede di Ocm Vino anni 2021-2022.
L’Italia ha bisogno di promuovere con continuità anche nei mercati interni all’Europa. Anche l’UK ha fatto segnare, per i vini fermi, un certo calo maggiore in termini monetari rispetto che ai volumi, a significare un mercato del Regno Unito che ha frenato non tanto gli acquisti di vini italiani (le bollicine sono sempre ben accette) quanto la spesa per singola bottiglia.
Esattamente il contrario di quello che è successo in Germania con un incremento della spesa per il vino tricolore (più frizzante e fermo che spumante) a volumi in crescita ma molto meno. Il Canada si conferma un mercato fedele e in crescita non solo in volumi ma anche in referenze e in scelte tipologiche, il contrario della forte riduzione soprattutto nei valori di dogana all’esportazione verso Cina, Giappone, Singapore, Hong Kong, mercati di grande interesse e futuro. quindi occorre mettere immediatamente mano ad una strategia “asiatica” per il vino italiano.
Come Ovse www.osservatorio.ovse.org abbiamo già fatto da due anni la proposta di realizzare una operazione promocommerciale su grande scala e a 360 gradi sotto l’insegna di #italiavino per stimolare importazione e distributori locali. Giappone Russia e Cina devono diventare mercati di grande attenzione sapendo leggere in primis cultura a tavola, tipo di linguaggio e di convivialità in pubblico e in privato, disponibilità economica e obiettivi di consumo legando le azioni-misure contrattuali e merceologiche italiane con quelle diverse e articolate paese per paese.
In Europa l’unico paese che ha avuto un forte blocco di importazione e di spesa del vino italiano è stato la Francia dopo 10 anni di continua e interessante crescita soprattutto per i vini spumanti (Prosecco) e rosati.
Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
Mob +393496575297
Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
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