Vino Italia – Giacenze in cantina al 31.12.2020 by Giampietro Comolli

Vino Italia – Giacenze in cantina al 31.12.2020 by Giampietro Comolli

Vino Italia – Giacenze al 31.12.2020

Milano,  20 gennaio 2021

Giacenze di vino nelle cantine italiane. Tutto nella norma? Oppure qualche segnale su cui riflettere?

Il vino italiano ha bisogno di un cambio forte fra produzione, organizzazione, filiera, poteri, responsabilità, certificazioni con più concentrazione strategica e visione di lungo periodo. Chi  lo guiderà?   
I recenti dati pubblicati e comunicati dall’organo ufficiale pubblico nazionale detentore dello “status reale” delle cantine italiane – l’Ispettorato Centrale Repressioni Frodi del ministero delle Politiche Agricole – ICQRF sotto la voce “report Cantina Italia, svela e rileva alcuni dati molto interessanti che – al di là delle dichiarazioni positive e anche entusiaste degli ultimi giorni da parte di diversi Attori della Enologia italiana, sia produttori che grandi Enotecnici – dimostrano una chiusura dell’anno 2020 con alcuni numeri, se non catastrofici, ma che devono far riflettere e pensare.

In attesa del nuovo Ministro ( o ministra) delle Politiche Agricole

A partire dal nuovo Ministro ( o ministra) delle Politiche Agricole che speriamo a giorni sia svelato a tutti noi.
Le giacenze di cantina sono un segnale, non unico e non fondamentale, ma molto importante per capire non solo l’andamento e lo status produttivo delle cantine stesse e dello status nazionale ma soprattutto come è stato il mercato e il consumo in generale, in una ottica nazionale, regionale e anche di alcune Docg-Dop. Nessun allarmismo ma qualche riflessione va fatta sia in termini di rese e di situazione all’origine sia nella comunicazione al consumatore sia nella analisi intelligente dei mercati e dei consumi.
Sicuramente la vendita del vino made in Italy, in tutte le forme, è andato ancora molto bene verso i mercati esteri e quelli tradizionalmente importatori con un sistema forte di distribuzione, fatte alcune eccezioni come i cali in Giappone, Canada, Cina… quindi anche non strettamente connessi con la crisi economica dettata dalla pandemia.

La giacenza Italia è di 60,9 mil/hl di vin, crescono del 4,4% rispetto alla chiusura d’anno 2019

La giacenza Italia è di 60,9 mil/hl di vino (erano 35,8 mil/hl al 30 settembre 2020), 8,3 mio/hl di mosti, 2,8 mio/hl di vino nuovo in lavorazione.
Le giacenze totali crescono del 4,4% rispetto alla chiusura d’anno 2019, mentre calano intorno al 9-10% le giacenze di mosti e vini nuovi solitamente quest’ultimi oggetto di vendita sfusa anche fra produttori stessi. Un bilancio positivo, sembrerebbe, ma entrando nel dettaglio si scopre che la plusvalenza delle giacenze è dettato solo da una “non vendita” o meglio non spedizione dalle cantine nel solo mese di dicembre, quasi ¼ di tutta la giacenza conteggiata.

Il 60% delle giacenze è nelle cantine del nord Italia

Inoltre quasi il 60% delle giacenze è nelle cantine del nord Italia e oltre 2/3 delle giacenze totali sono dati da vini-mosti Dop-Igp, mentre restano limitate le giacenze dei vini varietali e vini comuni nelle cantine italiane.
Ecco un primo “rapporto” che deve far riflettere subito-urgentemente chi occupa i vertici della filiera decisionale, chi è consulente o membri di comitati consultivi per gli enti nazionali e regionali e chi è ai vertici decisionali di associazioni delle strutture soprattutto alla produzione dei vini e alla commercializzazione degli stessi, essendo un fattore strategico importantissimo, strettamente connesso – questo si – con la pandemia, la crisi economica, il cambio di consumo, la scelta del consumatore, i bisogni dei vari canali distributivi. Per essere molto schietto, senza paroloni economici e di bilancio.

Le prime 20 Dop del vino nazionali contribuiscono al totale delle giacenze per circa il 60%

Un altro dato interessante è che le prime 20 Dop del vino nazionali contribuiscono al totale delle giacenze per circa il 60%, non bruscoline. Capibile sarebbe un eccesso di vini da tavola, generici, di qualità minima, di facile e pronta beva, invece si parla del “fiorfiore” della produzione. Ripeto nessun allarme, ma a furia di leggere – e da parte mia scrivere negli ultimi 2 anni e quindi pre pandemia – che il @vinoitaliano necessita di un forte piano non rinascimentale perché molti fattori produttivi di mercato e di consumo stanno ancora in piedi bene, ma un piano strategico di ampio respiro e non limitato a singole Dop o alle Dop-Igp di singole regioni.
Manca concentrazione d’impresa, è vero, per competere ma manca soprattutto una visione di medio-lungo periodo.

Non si fa bilancio con le giacenze, o con la supervalutazione del vino in cantina

Tutti i vertici del vino italiano oggi pensano solo all’oggi e al massimo al domani, al bilancio di 1-2 anni al massimo, ai fatturati contingenti: e questo dovuto anche al fatto che tanti Ad-Ceo sono chiamati a rispondere solo del fatturato e del bilancio. Non si fa bilancio con le giacenze, o con la supervalutazione del vino in cantina e con una comunicazione che non faccia il bene del settore: basta controllare (e chi lo fa?) il mercato, gli scaffali, le liste dei vini negli esercizi per capire tante cose e per dare delle risposte certe ai “rapporti” ufficiali.
Serve così tanto alla immagine, notorietà, considerazione, valutazione di un vino o di una cantina, qualunque esso o essa sia, alterare, decantare, gonfiare o comunicare male la propria produzione e il proprio bilancio consolidato o civilistico o d’esercizio o pre-utili o europeo o sintetico?
Ognuno dice la sua: costa tanto dire che si vendono 4,5 mil/bott l’anno e non inventarsi “oltre 5 milioni”? Poi i conti non tornano a nessuno, soprattutto quando Ismea, Istat, Icqrf, Oiv, Ovse… comunicano quelli ufficiali.
Eppoi perché ostinarsi a fare casino fra il dato della produzione, il dato della spedizione, quello del consumo, del valore in cantina, valore alla dogana e il fatturato al consumo?

Comitato Champagne insegna…

Sono tutti dati diversissimi, a volte nella realtà dei fatti anche due o tre volte il dato base originario. Perché ostinarsi a far credere che il dato “produttivo” sia uguale al consumo reale in un anno? Su questo il Comitato Champagne è stato molto chiaro, e insegna ancora una volta, dati certi e contromisure immediate di lungo periodo e di peso specifico con un asse Parigi-Reims molto forte: lo Champagne è passato da 303 mil/bott “spedite” nel 2018 alle 220 mil/bott nel 2020.
Gli stessi consumi in Italia hanno visto un calo del 26% e anche un calo nella ri-commercializzazione di ditte italiane sceso del 37%. Ma nessuna paura da Epernay, ma rimboccarsi tutti e velocemente le maniche.
I dati statistici sono molto utili, impariamo a conoscerli, interpretarli, focalizzarli perché aiutano a risolvere altri problemi.

Quindi dati di giacenza nella norma? Guardando al passato non appare così

Quindi dati di giacenza nella norma? Guardando al passato non appare così.  Sempre l’ICQRF sforna un altro dato importante sulle giacenze di vino Dop-Igp: al primo posto il Prosecco  spumante Doc con 4,5 mil/ettolitri, circa il 10% del totale nazionale, detenuto nelle diverse cantine, che rapportato alle ipotetiche bottiglie corrisponde a 600 milioni di pezzi, un anno intero di commercializzazione/spedizione. Non poca cosa rispetto ai dichiarati 500 milioni di bottiglie prodotte nell’anno 2020 e considerate “consumate” in Italia e all’estero. Giacenza ordinaria e strategica e nella norma, oppure occorre una riflessione?        

Giampietro Comolli

Redazione Newsfood.com
© Riproduzione Riservata

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

 

 

Redazione Newsfood.com
Contatti

Vedi anche:

         

Leggi Anche
Scrivi un commento