Vino: consumi e mercati, intervista a Giampietro Comolli di OVSE

Vino: consumi e mercati, intervista a Giampietro Comolli di OVSE

Siamo appena tornati da Prowein, Dusseldorf, riceviamo un comunicato da Coldiretti sul vino e chiediamo a Giampietro Comolli cosa ne pensa.

VINO: OVSE, osservatorio economico dei consumi e mercati dei vini ed effervescenti
L’Osservatorio Economico Vini Spumanti Frizzanti esiste dal 1991 e possiede un archivio dati di più di 20 anni sui vini italiani e bollicine straniere. Commenti, analisi, indagini, sondaggi, tesi universitarie, ricerche scientifiche.
La pubblicazione di dati “statistica dei vini” è molto recente. Difficile poter avere raffronti e rapporti di ampio respiro e significato, la maggior parte degli addetti ai lavori comunica dati altrui, si serve di dati da incrociare, molti elementi sono frutto di discussioni interne.

Nei recenti mesi abbiamo assistito ad anticipazioni, stime, previsioni, dati su produzione confusi per commercio e viceversa, previsioni dati produttivi smentiti, notizie mancate come i volumi della vendemmia in Spagna che superano largamente quelli di Francia e Italia, diventando il primo produttore.

Chiediamo a Giampietro Comolli, fondatore e presidente di Ovse dalla sua costituzione, che scenario mondiale e nazionale abbiamo e avremo?  

“Il 2013, per il vino mondiale, si chiude con un dato reale molto chiaro: cresce la produzione, la produttività e il consumo dei vini nel Mondo, cala il consumo di vini nei paesi di produzione storica e più antica. Per esempio, nel 2013 il mondo enoico ha prodotto 32,9 miliardi di bottiglie di vini, di queste 2,88 mld (in crescita del 4,9%) sono bottiglie di spumanti e 1,34 mld ( in calo dello 1,1%) quelle frizzanti.
I grandi centri di analisi di mercato mondiali dedicati al vino concordano tutti che fino al 2017 le bollicine cresceranno in produzione, in spedizione, in commercializzazione e in consumo come dato assoluto. Ma è sul dato relativo che si gioca il valore, il ruolo di un Paese, le denominazioni favorite, i bilanci d’impresa. Quindi i dati statistici reali di paese e paese sono fondamentali per stilare market place e business plan aziendali. Ovse offre questo servizio di advisor”.

Comolli, come deve reagire una impresa vitivinicola italiana?  
“Non è semplice rispondere, per questo ci sono analisti e economisti dedicati e specializzati nel vino, perché i fattori sono molteplici e non tutti facilmente reperibili e non tutti rientrano nei fondamentali della gestione e economia d’impresa. E’ notorio che il gap o range fra mercato/consumatore nazionale e quello estero si differenzia sempre di più in termini di parametri e fattori, oggi queste differenze sono anche più di 2 categorie. Quindi bisogna studiare e investire, prima di commercializzare. In Italia bisogna dedicare più attenzione ai consumi domestici. E’ obbligatorio un ritorno a consumi mirati perché cresce l’infedeltà di marca, fatte alcune eccezioni che si manifestano soprattutto nei consumi fuori-casa. Crescono i consumi del lowest price a scapito dei prodotti intermedi. In GDA le vendite promozionali si susseguono, anticipano le occasioni di consumo, durano di più, e questo se non governato può essere un paliativo non duraturo.  Rinuncia del superfluo, forte riduzione delle occasioni di consumo fuori casa, ritorno alle ritualità e stagionalità dei consumi, ricerca prezzo basso sono le motivazioni aggiuntive a infedeltà, discontinuità, esternalità, salubrità che già si erano registrate nel 2011 e 2012 come cause principali del calo consumi interni”.

Quindi l’estero diventa l’unico obiettivo per tutti?
Giampietro Comolli:-“Il successo all’estero, soprattutto delle bollicine ma anche dei grandi territori di vini rossi e bianchi di tradizione, è dovuto a un approccio diverso, giustamente in linea con la domanda di prodotto del mercato, importatore, monopolio, agenzie locali. Una diversificazione dei consumi e dei consumatori anche per solo logistica del punto vendita, curiosità soggettiva e ricerca sempre di novità, comunicazione interattiva approfondita aggiornata e offerta come dialogo e dibattito, presenza etichetta al consumo domestico sono le motivazioni nuove oltre a brand Italia, prezzo, valore aggiunto, abbinamenti e modernità di gusto già visti”.

Quindi eventi successi in Russia, India, Cina del 2011, 2012, 2013 insegnano?
Comolli:-“assolutamente, ma aggiungerei anche Giappone, Brasile e Australia. Infatti motivi di analisi di laboratorio, o certificazioni burocratiche, o passaggi legali, o svalutazioni e risoluzioni finanziarie, barriere d’ingresso per prodotti esteri, tassi e accise alte su prodotti elitari sono tutti casi avventi che hanno colpito vini come Asti, Brunello, Barolo, Prosecco, Chianti, Sangiovese perché concorrenziali o non destinati ad un mercato di riferimento. La Cina, il cui mercato è stato visto come panacea per i grandi numeri, alla fine dopo le osanna si è chiuso, la concorrenza è corsa ai ripari, il vino cinese ha tirato fuori le unghie, i mercati e brand consolidati da anni si sono salvati, gli ultimi hanno preso qualche porta in faccia, magari sbagliando approccio, non volendo percorrere i lenti tempio della cultura orientale, e altri fattori che oggi qualcuno tira fuori, ma 2-3 anni fa non paventava, anzi spingeva a partecipare al banchetto. Ricordo poi che ad ogni 100 bottiglie di vino consumato in Cina, 80 sono di produzione locale, 10 sono francesi e tutti gli altri paesi da Australia a Argentina, da Spagna e Italia fanno solo 10 bottiglie su 100”

Ma per entrare nel merito nazionale cosa si può fare?  
Comolli:-“ Prima cosa, un grande Paese produttore non può perdere posizioni sul consumo, può anche perdere terreno sulla produzione globale assoluta che non fa male, mentre bisogna far crescere la produttività che valorizza, che fa valore aggiunto, che migliora il bilancio del singolo e della collettività.
L’asset vino nazionale è strumento di appeal e di glamour anche per investitori immobiliari, finanzieri stranieri, industriali delle telecomunicazioni, presidenti stranieri di squadre di calcio. Retrocedere nei consumi interni e nazionali può diventare un danno “Paese” che si ripercuote in altri settori e comparti, ad iniziare dal turismo.  Il mercato nazionale del vino, anche quello delle bollicine, ha bisogno di una nuova programmazione di marketing e strategia lungo periodo: più promozione commerciale e contatto diretto con il consumatore finale per crescita dei consumi. Il supporto conoscitivo e formativo fanno parte del mix di vendita: queste azioni devono essere più localizzate, soggettive e private, con inviti a toccare con mano, in fase di contrazione, discontinuità”.

Giampietro Comolli, lei ha accennato al valore immobiliare che dipende dal vino, cosa intende?
“intendo che un bellissimo casolare in sasso con viale di accesso 20 ettari di vigna, cantina attrezzata, ottimi prodotti, tutte le bottiglie di vino e olio venduto senza problemi in Italia e all’estero sulle colline nell’arco a sud di Firenze,  se vede e respira l’umore Senese di Montalcino vale il doppio o il triplo della stessa tenuta che respira l’aria dell’Arno. Così è in Piemonte, così nella zona del Prosecco, così in Alto Adige fra Caldaro e valle dell’Adige, così è in Friuli.  Chi ha investito in immagine, non marketing territoriale banale, in sistema produttivo, in identità prodotto e territorio, in unità e complessità di distretto accogliente sicuramente ha una resa patrimoniale superiore”.

Ringraziamo Giampietro Comolli; appuntamento a Vinitaly, dal 6 al 9 di aprile
 

Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatorer
Newsfood.com
Ecco il Comunicato di Coldiretti

VINO: COLDIRETTI, CON – 33% CROLLA EXPORT IN CINA, BENE STOP INCHIESTA
Si inverte la tendenza e crollano per la prima volta le esportazioni di vino italiano in Cina con un calo del 33 per cento in quantità ma a diminuire è anche il valore che scende a 74,8 milioni di euro nel 2013 rispetto ai 77 milioni dell’anno precedente. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti a commento dell’annuncio da parte della Cina di aver chiuso l’ inchiesta sul vino europeo per dumping grazie ad una intesa raggiunta tra le “organizzazioni professionali” della Cina e dell’ Ue che hanno firmato un “protocollo d’ accordo”. E’ stato premiato il nostro impegno – ha sottolineato la Coldiretti – per fermare una ritorsione ingiusta alle imposte aggiuntive decretate dall’ Europa per i pannelli fotovoltaici di fabbricazione cinese. Una situazione di incertezza che – ha continuato la Coldiretti – ha contribuito a frenare le esportazioni Made in Italy che si sono ridotte addirittura di 1/3 in quantità nel corso del 2013, in cui peraltro per la prima volta la Cina diventa il maggior consumatore mondiale di vino rosso, con un sorpasso  nei confronti di Italia e Francia. Si tratta del risultato – ha precisato la Coldiretti – di un incremento record dei consumi di vino rosso nel gigante asiatico pari 136 per cento rispetto al 2008, mentre nello stesso periodo si è verificato un calo del 18 per cento in Francia e del 5,8 per cento in Italia. Se si considera pero’ anche il vino bianco la Cina si colloca al quinto posto tra i maggiori consumatori. La maggioranza del vino consumato in Cina è di produzione locale anche se le importazioni rappresentano – ha concluso la Coldiretti – complessivamente una quota di mercato di 19 per cento.

COLDIRETTI – 335 8245417 – 06 4682487 – FAX 06 4871199 – www.coldiretti.it

Lo rende noto la Coldiretti nel commentare l’indagine resa nota a Vinexpo secondo la quale in Cina sono state stappate 155 milioni di casse per un totale di 1,86 miliardi di bottiglie di vino rosso nel 2013 rispetto alle 150 milioni dei francesi e ai 141 milioni degli italiani. La popolarità del vino rosso viene giustificata anche dal fatto che – sottolinea la Coldiretti – nella cultura cinese il colore rosso è associato a salute, potere e fortuna.

 

Redazione Newsfood.com

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