Agricoltura italiana a due facce: una competitiva innovativa 4.0 e l’altra destinata a sparire, senza una sua PAC

Agricoltura italiana a due facce: una competitiva innovativa 4.0 e l’altra destinata a sparire, senza una sua PAC

Agricoltura italiana a due facce: una competitiva innovativa 4.0 e l’altra destinata a sparire, senza una sua PAC

 

L’altra simbolo dello Eco&Bio naturale diffuso esteso ma abbandonata senza reddito e occupazione.

Il premio nazionale per l’innovazione in agricoltura è stato un altro momento interessante di valutazione, analisi e progettazione per il settore primaio italiano. Sicuramente all’avanguardia, sicuramente tutto molto importante e utile. Un monito e un esempio che apre diversi scenari, ma accentua anche diversità, fa comprendere come esistano agricolture diverse, molto diverse, che necessitano veramente di “politiche” nazionali ed europee differenti e separate. Il tutto vale per qualunque comparto, dallo zootecnico al vitivinicolo.

Esiste in Italia un mondo agricolo all’avanguardia che gestisce imprese concorrenti e concorrenziali con le migliori aziende europee in tutti gli altri paesi. Agricoltura 4.0 o ancor più 5.0 è una realtà che si sta sviluppando con anche alcune eccezionalità di intervento e di gestione avveniristiche, ben oltre  droni e robot già applicati in molte aziende in pianura padana ma non solo, anche in Puglia, nel Lazio, in Toscana. In un certo senso sono già applicate innovazioni come la doccia nebulizzata di acqua sulle mucche in lattazione oppure l’uso del vento per mantenere i terreni a temperature costanti durante tutta la vegetazione in modo che le coltivazioni non subiscano stress mettendo a repentaglio rese e volumi.

E’ vero che ci sono oggi imprenditori agricoli italiani all’avanguardia, attenti alla innovazione tecnologica e anche all’uso della più alta tecnologia fisica meccanica biologica per ottenere il massimo e il meglio da ogni produzione puntando al giusto equilibrio e sfruttando tutte le ricerche biologiche.
Il tutto evidentemente ben gestito e organizzato grazie alla digitalizzazione delle imprese nelle fertili aree del paese, alle sperimentazioni di centri ricerca pubblici e privati, sviluppo di cultivar e cloni per merito del genoma e della genetica in senso lato.

Si arriva così a produrre farine per merendine da vinaccioli gluten free e vasconi di fitodepurazione delle acque nere o grigie reflue di allevamenti o cantine. Ottenendo produzioni maggiori e migliori, risparmiando risorse del suolo, favorendo il benessere degli animali allevati, riducendo il consumo energetico pubblico e collettivo. Come il Consorzio Vite che ha selezionato 5 nuovi genotipi di vite resistenti alle principali fitopatie: quindi quasi eliminazione di tutti i presidi chimici in campo.

L’altra agricoltura italiana di aree interne svantaggiate, abbisogna di altra Pac 2021-2027

Ma tutto questo fa anche emergere e provare che esiste una altra agricoltura italiana, quella non solo e non tanto intensiva estensiva tecnologica innovativa e digitalizzata dalla pianura padana al salento, bensì quella multifunzionale poliedrica di piccole dimensioni diversificata lontana dalle grandi vie di trasporto isolata in zone svantaggiate impervie e spesso fragili, vulnerabili.

Parlo ancora una volta delle migliaia di aziende agricole, orticole, viticole, pastorali, zootecniche, forestali che hanno sede nella collina alta, montagna… i 2/3 del suolo nazionale che fa da corona prealpina al nord e da spina dorsale dal nord al sud Italia, isole grandi e isole minori comprese, come Ischia o Eolie o Pantelleria.

Qui non c’è ancora l’agricoltura 2.0!
Quella agricoltura che potrebbe fare la fine a breve delle auto diesel euro 1 o euro 2: rottamazione o distruzione o eliminazione tanto per capirci. Ma anche ai piedi delle Dolomiti o della Sila, o del Gran Sasso o dell’Abetone o del monte Lesima (incrocio fra Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia) è possibile creare fattorie verticali, o orti idroponici, o pale eoliche per riscaldare aria e terreno, o laghetti di contenimento delle piogge abbondanti utili per irrigare ma anche per piccole celle idroelettriche, ecc…

Non c’è limite alla fantasia anche fra 350 e 1200 metri sul livello del mare, anche fra calanchi e crinali impervi, fra canaloni alberati e pascoli liberi fra i boschi. Anche nell’alto cuneese o in Valtellina, o sui terrazzamenti delle 5 Terre del Levante Ligure, come sul Carso friulano, oppure nei Nuraghi sardi e alle falde dell’Etna o in provincia di Enna come di Catanzaro o Potenza…è possibile coltivare erbe aromatiche esclusive o produrre un Grana stagionato da vacche Brune prealpine sempre di altissima qualità, anche super Dop o super Igp.

Anzi forse con qualche chances in più in termini di non inquinamento urbano e di stagnazione da riscaldamenti condominiali o da bus vecchi. Però questa “area agricola italiana” è tagliata fuori. Non è una agricoltura uguale a quella padana e competitiva con le pianure olandesi o francesi. E’ una agricoltura non solo di nicchia, è una agricoltura sociale e civile dove il motore di ricerca vero non è la innovazione 5.0 … bensì la sopravvivenza reddituale, formativa, scolastica, sanitaria, sociale e vitale.

Certo paesaggio culturale e ambiente sublime… agognato da tutti nei fine settimana con i flussi continui di auto che dalla pianura salgono… ma poi oramai in pochi restano a vivere “lassù”.

Manca internet, i ripetitori dei cellulari, strade sicure e comune, un medico, la posta, il bancomat ma soprattutto i servizi alla persona e la connessione con il mondo del commercio, del mercato, del consumatore. Non si può produrre la migliore insalata e poi non poterla vendere, consegnare. Con 3 MB di download, quando ci sono e quando il wireless del ponte radio di turno è sotto vento, non si va da nessuna parte.

L’Italia deve chiedere all’Europa subito, dalla Pac di passaggio del 2021-2022, una rimodulazione e riformulazione del pilastro uno di sostegno diretto al reddito, oppure inserire nel PNRR nazionale un progetto-programma separato e mirato per le area interne vulnerabili e fragili dove si può fare agricoltura, turismo, cultura del paesaggi e salvaguardia di quell’ambiente già Bio&Eco che può morire senza la occupazione e la residenza sul posto.

Occorre un presidio sicuro stabile sostenuto in montagna per dare sicurezza anche a valle.

 

 

Nico da Comolonia
in esclusiva
per Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
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