Lettera aperta a Massimo Garavaglia, neo ministro del Turismo

Lettera aperta a Massimo Garavaglia, neo ministro del Turismo

 

Lettera aperta al neo ministro del Turismo, con portafoglio, finalmente Massimo Garavaglia

Pochi progetti nazionali pesanti. Fondi europei e rapporti Stato-Regioni. Meno spese inutili e buchi neri, più spese per sistemi commerciali. Agroalimentare made in Italy benzina per il motore turismo e ottimo vaccino per l’economia italiana

 

Piacenza,  15 febbraio 2021

In questo anno 2020 di chiusure il turismo ha perso più di tutti. Un allarme allarmante arriva dalla prima bozza del Recovery Plan inviato a Bruxelles in cui sembra che il turismo in Italia sia un “fatto” marginale. Mi ha lasciato perplesso constatare che del 13% del Pil non c’è traccia. Chi ha sbagliato… chi ha capito male?
Abbiamo alle spalle non solo un anno 2020 targato Covid, ma un ventennio in cui si è puntato di più su finanza, derivati, banche, speculazioni, concorrenza, burocrazia… piuttosto che di innovazione tecnologica e banda larga, 5.0,  lavoro, turismo e sviluppo di lungo periodo.

Ci sono stati settori che con i vari interventi pubblici si sono salvati, altri che grazie alla disoccupazione hanno retto, altri che neanche le unità di crisi hanno risolto, eppoi c’è chi rischia di chiudere a raffica: il mondo della ospitalità e ristorazione. Quel famoso 13% del Pil, cioè 190 mld/euro l’anno.

Non dobbiamo assolutamente essere contenti perché Francia e Spagna stanno peggio: intanto erano molto più avanti di noi in classifica. Quello che fa paura sono le reali/potenziali 400.000 imprese del settore accoglienza-turismo a rischio di chiusura e almeno altrettanti pluri-licenziamenti, oltre a un numero simile di avventizi a tempo che sono rimasti a casa.
Un quadro desolante: imprese e lavoro del turismo in crisi. E’ su questo che bisogna puntare gli sforzi del Recovery Fund. Egregio Ministro, se mi permette, ecco alcuni punti di riflessione dal mondo operativo ordinario quotidiano.

 

Turismo Italia abbisogna di una strategia

Il primo punto è sicuramente un ministero del Turismo, finalmente, era ora. Errore gravissimo di sole 9 Regioni  all’inizio degli anni ’90  che hanno voluto far chiudere un ministero per avere tutti i fondi a disposizione, ma non sono state chiuse le strutture e gli enti inutili, anzi sono proliferati a Roma  e in tutte le Regioni. Intanto i grandi progetti globali e i grandi finanziamenti nazionali li hanno presi Germania, Spagna, Francia e UK. In 25 anni abbiamo perso 15 mld/euro di progetti nazionali. La stessa relazione di Banca d’Italia ha posto la questione economica. Occorre progettare pochi mega progetti nazionali di appeal mondiale all’anno, scelta di poche destinazioni mito e attrattive nelle Regioni, favorire opzioni integrate di accoglienza e servizi compreso business-leisure.

Un ministero che nasce è efficiente da subito se agile, niente carrozzoni, qualche ufficio da chiudere sicuramente,  fondi solo a progetti che abbiano un ritorno molto sicuro in termini di entrate/arrivi, marcatura stretta delle spese e degli investimenti delegati alle Regioni. Importante anche l’emanazione di una legge che leghi nuovamente Stato-Regioni.

 

Turismo Italia abbisogna di ritornare ai bilanci pre Covid

Va bene come obiettivo di breve periodo, ma la pandemia ha sicuramente cambiato approccio, bisogni, interessi, abitudini. Il vaccino quando dato a tutti o quasi darà più garanzie negli spostamenti, ma i gusti sono cambiati. Quali strutture di ospitalità e quali mete saranno preferite o potranno diventare tali? Che cosa sposerà domanda e offerta. Il turismo top spender funzionerà meglio perchè avrà più spazi a disposizione dei singoli, più sicurezze, più garanzie. Al turismo di riviera, di weekend, di svago, di ferie tradizionali servono le stesse cose, forse più diffuse, con meno silenzio ma più linearità, meno eccessi. In base a ferie e vacanze più dilazionate, la quasi perfezione delle prenotazione digitale con tutti i servizi di assistenza, l’apertura delle strutture ricettive tutto l’anno, servizi più legati al territorio e più lentezza diventano i plus inderogabili. Pensare in primis ai bilanci aziendali e alle stesse offerte pre-Covid sarebbe un grande errore.

 

Turismo Italia abbisogna di una offerta che ascolti la domanda

Qualunque meta turistica, qualunque viaggio, sarà sempre più abbinato a svago lavoro, sarà anche più lungo di volta in volta perché molti saranno i lavori che resteranno da remoto (quanti uffici vuoti) , quante case vacanze in più, quante case studenti in meno nelle città universitarie che diventano alloggi per vacanzieri a costi contenuti. Nel tempo i viaggi da vicinali e prossimali diventeranno più lunghi. Ma dove? Occorre ascoltare la domanda, quindi prima cosa l’offerta deve essere aiutata a cambiare ma non con mancette o regalie, bensì con supporti strategici, strumentali, infrastrutturali in parte pensati e realizzati a livello statale centrale e altri a livello regionale e anche distrettuale. I distretti tematici di grande pregio diventeranno le mete principali se l’offerta risponde sia al tipo di vacanza pensata dall’asiatico sia a quello della coppia di pensionati tedeschi o della famiglia con due figli e un cane. Multitasting e polifunzionalità delle destinazioni, product leader chiaro, brand di sicura attrazione, servizi impeccabili soprattutto nella presentazione, designazione, comunicazione, digitalizzazione e….. lingue.

 

Turismo Italia abbisogna di visione integrata glocal  col mondo dell’enoturismo  

I grandi spazi interni ed esterni offerti da cantine, un silenzio attento culturale complesso e non effimero, la narrazione di un luogo e delle sue prelibatezze paesaggistiche alimentari enogastronomiche, le emergenze patrimoniali artistiche di qualunque spessore purchè ben raccontate e inserite diventano fattori di “coesione turistica” e di creazione dei pacchetti, ma occorre sempre puntare, investire, decidere, diffondere un solo brand per volta. Servizi urbani e rurali devono essere simili e assimilabili, ovvero l’ ”ItaliaVino” deve essere il motore di ricerca per proporre un albergo diffuso. Chi più dell’Italia ha la possibilità di avere tutto in un raggio molto ristretto. La ristorazione deve fare la sua parte, in parte già assimilata e predisposta con il Covid. C’è bisogno di mirare i sostegni economici e finanziari, non assistenziali e non ristori estemporanei.

 

Turismo Italia abbisogna di sostegni intelligenti e di lungo respiro   

Non c’è bisogno di 200 strade dei vini e dei sapori, nè di 500 consorzi autonomi, nè di 8000 progetti comunali. Il mare, le isole, il lago, le alpi hanno bisogno di cospicui interventi e di una politica turistica attrattiva completamente diversa e improntata sul grande livello dell’offerta e dei servizi diretti alla persona. La proposta e la promozione turistica della collina e prealpina, dei distretti viticoli o ulivicoli, dei borghi di campagna, delle piccole città d’arte si deve fare con pacchetti più brevi e più legati a servizi collettivi, divisi in più piani di valore e in più luoghi contemporaneamente.  Mai nessun contributo a pioggia, men che meno usando i fondi europei, ma tutto legato a strumenti, innovazione, attrezzature, sanificazione, salute, occupazione e lavoro. Tutte le imprese del settore indistintamente hanno bisogno di sostegni: la produttività, il bilancio e la occupazione fissa devono essere i parametri di impresa strettamente legati alla assegnazione di sgravi fiscali, tributari e di tasse.  Un anno sabatico, con regole ferree, può essere un grande aiuto. La riduzione o azzeramento del cuneo fiscale deve andare di pari passo con e nuove assunzioni, come pure il passaggio di categoria deve basarsi su nuovi modelli e indici. Da non dimenticare anche l’alta richiesta di soggiorni in locazioni rurali e agresti che devono avere un lusso di maniera, dettato dall’ambiente, dal mangiare, dalla sostenibilità. Altri parametri per usufruire di 1/3 dei fondi europei  messi a disposizione, sono: razionalità, tasse pagate negli anni,  onestà fiscale, rispetto delle distanze e dei numeri, assistenza di territorio.

 

Turismo Italia abbisogna di formazione e di resilienza

Il turismo del vino in particolare ha bisogno di formazione, di conoscenza, di poliedricità degli addetti, di multifunzionalità, di mobilità del lavoro e delle funzioni (necessità ancor più urgente nel settore della pubblica dipendenza). Una capacità di lavoro sia nella operatività ordinaria per le cose e per le persone (penso a quelle anziane) che lavorando dietro a un banco di mescita e fra i tavoli. Il turismo in Italia non ha bisogno di approssimazione, ma soprattutto di dirigenti capaci per tutti i tipi delle strutture di ospitalità e ricettività, compreso i 2-3 stelle, meglio se donne, almeno due lingue parlate e scritte oltre che l’italiano, massimi livelli nell’uso di digital web,  web marketing e SEO.

 

Logistica e organizzazione     

Da sempre, qualunque lavoro abbia fatto e qualunque imprese abbia diretto e amministrato nella mia vita lavorativa, una gran parte del successo è dipeso dalla organizzazione, valorizzazione del personale migliore, organizzazione tecnica programmatica. Quindi nell’offerta turistica deve trovare grande spazio soprattutto a livello di Stato-Centrale, di Assessorati Regionali e soprattutto di DMO-DMC distrettuali. La migliore organizzazione turistica locale si manifesta quando sono sotto controllo e vengono eliminati i costi fissi inutili, i tempi morti, gli uffici Info improduttivi. La logistica e la organizzazione devono essere appannaggio degli stessi operatori imprenditoriali, mentre singolarmente o per macro-sistema (anche più Regioni),  l’innovazione più importante e più urgente è e sarà quella di organizzare in modo efficiente e di merito figure come i promo-tourism travel seller oppure i promoter to home travel seller. Cioè agenzie viaggio individuali itineranti globetrotter, ambulanti, tutto l’anno con modelli di pacchetti pronti per tutte le tasche da portare a conoscenza (e vendere) direttamente a chi programma tour turistici fuori da quel paese.

 

Turismo Italia, qualche sogno nel mio cassetto

Immagino un giovane globetrotter di Busto Arsizio, laureato e formato sul turismo, inglese e francese, o spagnolo e tedesco a mena dito, di 25-30 anni, con un tablet e app-pos stampante copy negli uffici di tour operator di Londra o Montreal o Berlino che vende direttamente pacchetti costruiti su misura della domanda. Pacchetti chiavi in mano, ma massima libertà di azione del turista: dall’aeroporto lungo il Ticino con viaggio in barca, visita ai monasteri locali, cenette alla cucina milanese, una puntata in Oltrepò in qualche cantina, pernotti in città e sui colli vitati… venduto pronti via durante il suo continuo bussare porta-porta con qualche decina di contratti chiusi giornalmente. Formiamo 50.000 di questi ragazzi, da nord a sud, e diamogli forza e spago per muoversi nel mondo. Un secondo sogno nel cassetto è il buco nero Alitalia. Serve al turismo italiano? Quanto il tricolore sulla coda è veramente servito in oltre 20 anni di perdite costate 10 mld/euro minimo. Con gli stessi soldi si sarebbe mandato in prepensionamento 15.000 dipendenti, si sarebbe ceduto tutto il buco nero magari compensando con forniture di servizi, vantaggi di hub, privilegi di ospitalità… e non avremmo ancora oggi un grave problema. Non credo che un altro canone Rai obbligatorio gli italiani siano in grado di reggerlo. Mettiamo subito i soldi della vendita a fruttare in innovazioni tecnologiche digitali e in mobilità dei lavoratori in settori sociali e civili di pubblica utilità in servizi di viabilità pubblica con riduzione stipendi. Altri sogni restano nel cassetto

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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