Mario Draghi Caesar, imperium bonus – GAUDIO MAGNO exsecutiva gaudet supremus habemus

Mario Draghi Caesar, imperium bonus – GAUDIO MAGNO exsecutiva gaudet supremus habemus

Mario Draghi Caesar, imperium bonus – GAUDIO MAGNO exsecutiva gaudet supremus habemus

 

Governo Draghi. Qualche novità eccezionale non pensata, novità attese, qualche riconferma di troppo, posti picchetti salva coalizione ampia.

 

Spero in altri tecnici importanti come viceministri e sottosegretari. Forse troppi 23 ministri. Più accorpamento di funzioni e deleghe. Innesti di altissimo valore che parlano bene inglese. Mugugni inevitabili, ma pochi e mirati fuori dall’esecutivo.  

 

Chi è l’italiano che non ha pronosticato o proposto una squadra di Governo alzi la mano! Silenzio!

Anch’io ho tifato per una prima linea (ministri) di sole prime donne politiche perché così messi di fronte alla realtà non voluta, ma causata. Una seconda linea (viceministri totalmente tecnici) e una terza linea di sottosegretari (politici di fascia e di corrente) al fine di ridurre fortemente il numero degli addetti e con deleghe molto dirette, uniche, precise, chirurgiche per le seconde e terza linea.

In questo modo i 12 o 14 ministri avrebbero avuto prima di tutto l’incarico di non creare problemi.  Problemi scoppiati subito per le donne del PD assenti, per la infantile e stupida furbizia del quesito Rousseau, per la forte presenza di Forza Italia. Da approfondire ulteriormente e tenere sotto controllo minuto per minuto gli auguri e il comportamento senza sbavature di Italia Viva e Lega estremamente compatti e del dubbio-quesito della Meloni sicuramente rivolto a qualche nominato non gradito.

Questione che ha lanciato con molta onestà Salvini a proposito di qualche “riconferma” del governo Conte 2 non gradita come Lamorgese. Qualche dubbio o perplessità o non modello trasparente viene dalla risoluzione della riserva Leu sull’appoggio totale al governo Draghi solo qualche minuto dopo la riconferma ufficiale di Speranza al ministero della salute.

Certamente la Lezzi solleva una questione di trasparenza, etica, rispetto della base associata al movimento 5Stelle fra il quesito fatto e il risultato ottenuto: certamente un ministro della transizione ecologica c’è, come c’è già in altri paesi e da anni e con alterne vicende, ma molto zoppo, solo con il ricostituente energetico ma non economico. Peso economico lasciato in capo al ministero dello Sviluppo e con una dotazione importante prevista per il resuscitato ministero del turismo come da tutte le parti richieste, compreso dal riconfermato Franceschini alla cultura in senso lato.

Speranza sicuramente non fa parte, come molti altri di prima nomina a ministri, della schiera dei più competenti, dei migliori, dell’eccellenza tricolore che esiste sulla piazza,  e c’è soprattutto fuori dai gangli della Pubblica Amministrazione… ma era il ministero cui dare più continuità possibile nella discontinuità richiesta in primis da Mattarella, da Draghi, dalle imprese, dagli italiani difronte all’impasse, il freno, i ritardi, la litigiosità, le distanze all’interno del governo Conte 2.

Forse le vere barricate “cancelli imposti” cui il premier Draghi ha dovuto sottostare, o ha capito di non dover cambiare, sono stati Pattuanelli e Lamorgese, non tanto Di Maio cui era dovuto (io resto convinto che doveva essere dovuto anche a Tajani, Salvini, Renzi, Zingaretti, Bersani  almeno).

Sono anche convinto che l’unico che sarebbe rimasto fuori, perché non ancora con la patente controfirmata di europeista, sarebbe stato solo il capo-Salvini, e questo non si poteva certo fare.  Lamorgese come garanzia al PD che nulla della Lega dovrà mai entrare al Viminale, Pattuanelli perché troppo legato ai supervertici del M5Stelle.  Morale sintetica banale e superficiale ma citata da tutti i grandi commentatori: sono 23 ministri, 15 politici e 8 tecnici, e 8 ministri sono “lombardi” di nascita e adozione, buona presenza di donne ma che si può incrementare con le vice-ministre (come è già stato immaginato per colmare difformità di pesi), sicuramente fino al prossimo G20 in Italia non ci sarà bisogno di interpreti ai tavoli che contano dato che inglese e francese sono ben parlati e scritti da tutti i ministri tecnici e quelli che contano  .

 

Vediamo i primi commenti raccolti da colleghi dell’università e amici che bazzicano la politica nazionale e le varie sedi dei partiti e movimenti, compreso amici giornalisti, e le considerazioni raccolte, almeno sui ministeri che maggiormente sono collegati alla mia attività di agronomo, enologo, economista e curatore di distretti produttivi turistici.

Patrizio Bianchi, ministro dell’Istruzione, ferrarese come Franceschini, della mia Regione, persona di grande spessore e valore, molto esperto, capace… va un po’ spinto a prendere decisioni. Massimo Garavaglia, ministro del turismo, direi una garanzia assoluta per ricostruire con portafoglio cospicuo finalmente il ministero del turismo abrogato con referendum nel 1993 su pressione di sole 9 regioni governate dalla sinistra convinte di avere più soldi e più potere individualmente.

Fu una catastrofe, un errore pagato circa 80 miliardi di euro di finanziamenti europei come invece sono andati in 30 anni al ministero della Francia. Garavaglia, economista e bocconiano, già assessore in regione, deve puntare alto per far partire uno degli asset nazionali fondamentali perso.

Che dire di Roberto Cingolani, nulla se non che abbiamo un ministro da meritarci tutti noi italiani, un tecnico puro, fisico e creatore di imprese, esperto di nanotecnologie di cui l’Italia ha bisogno come applicazione diretta, a lui l’incarico di trovare tutte le vie e canali per spostare un modello generativo e produttivo che consuma l’ambiente a un modello che ritorna a dare un ruolo fondamentale all’ambiente.

Infine ecco il mio ministero principale, quello dell’agricoltura alimentazione foreste (e direi anche produzione montagna) che sostituisce una brava Bellanova, ma Stefano Pattuanelli dei 5stelle, triestino e ingegnere edile, ottime doti,  deve fare di più, deve dimostrare una sensibilità e concretezza maggiore per una agricoltura italiana che nelle sue diverse facce (nord e sud, intensive e estensive, industriale e famigliare) deve essere l’altro asset che ci porta fuori prima possibile dal crollo dei consumi e del Pil con progetti nuovi sul mercato interno, export allargato ai paesi marginali, una Pac diversa per la montagna, piccole imprese e produzioni tipiche, un Ocm rivolto anche ai mercati interni dei 27+1 paesi europei, progetti unici di filiera nazionale e non per ente di destinazione, creazione grande società di sviluppo promocommerciale, applicazione della connessione digitale anche in mezzo a un bosco-pascolo a 1000 metri di altitudine per 365 giorni all’anno sul Tarvisio come sulla Sila.

Ecco un programma con i fiocchi che può ribaltare qualunque opinione, meglio se con una attenzione alla ecosostenibilità applicata, gestionale, riconosciuta, supportata.

Infine un solo commento e ricordo, molto personale,  sul Premier Draghi: era la fine del 1981 e seguivo un programma corsuale integrativo di lezioni “alta formazione”  di un master itinerante fra diverse università voluto dal movimento Federalista Europeo e predisposto dal senatore Spadolini: come ascoltai in Cattolica il prof Miglio così al Convento della Crocetta della scuola Cesare Alfieri di scienze politiche due lezioni di Mario Draghi con i successivi dialoghi-domande illuminanti. Di entrambi ricordo la chiarezza e la semplicità nell’esporre e spiegare temi complessi e difficili. Ritornai a sentire Draghi nel 1991 su indicazione del ministro Goria. Ricordo che con Draghi al Tesoro nel 2001 il debito pubblico italiano scende (unica volta in 50 anni) in modo consistente di 10 punti in 10 anni. Notevole messaggio a tutti, soprattutto a chi in Europa già oggi sta tentando di resuscitare il patto di stabilità in piena pandemia!

 

Nico da Comolonia
in esclusiva
per Newsfood.com
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Nico da Comolonia

 

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