Covid 19 Carpe Diem – MACROECONOMICA POST CORONA VIRUS… by Giampietro Comolli

Covid 19 Carpe Diem – MACROECONOMICA POST CORONA VIRUS… by Giampietro  Comolli

LIBERA CONSIDERAZIONE SU MACROECONOMIA POST CORONA VIRUS

Data: 20 aprile 2020

Covid 19 Carpe Diem – MACROECONOMICA POST CORONA VIRUS

Esistono interventi urgenti e immediati di emergenza. Giusti o sbagliati si devono attivare prima possibile, anzi dovevano già essere attivati come in Germania (10 gg fa). La sanità e la salute prima di tutto. Esisterà poi un periodo intermedio di tamponatura e monitoraggio. Poi però bisogna trovare un nuovo modello “di vita” stando alla scoperte che pian piano emergono. L’Italia vuol cogliere l’occasione per innovare e semplificare? Potremmo dare all’Europa una immagine diversa. Una sanità accentrata sul ricovero ospedaliero e sulle medicine è fortemente vecchia.       

Ho 65 anni con figli e anche spero nipoti che vivranno su questo pianeta e vivranno in Italia o in Europa.  Come vogliamo che sia questo prossimo futuro? Mi piacerebbe lasciare e lanciare, oggi, un messaggio positivo, vero, non teorico e lacrimevole, ma di lunga prospettiva. Il coronavirus ci ha insegnato molto, ben oltre la questione sanitaria.
Non è detto che non riaccada, che si trovi un vaccino, che finisca presto: si deve convivere? Ci sono uomini più sensibili e altri meno, gli asintomatici saranno sempre di più, quale generazione sarà  più esposta, quale condizione e situazione salutare è più a rischio? Tutte domanda lecite: la scienza spero, con i tempi tecnici e certi, arriverà a una soluzione definitiva o parziale. Non entro nel merito dell’urgenza sanitaria ed economica: tutto è giusto, tutto è sbagliato, tutto è precario, tutto è stato una prova.
Forse qualcuno ha sbagliato di più. Forse qualche istituzione nazionale ha dormito. Forse c’è stata faciloneria ai vertici di molti Stati. Questo però deve insegnare una cosa sola, indipendentemente dal percorso attuale A o B o C: siamo tutti nella stessa barca, ricchi o poveri, gli uni aiutano gli altri, sani o malati, bianchi o neri. Sia in termini economici che in termini sociali. Oggi occorre tamponare con euro, tanti euro per mantenere la attuale posizione con meno danni possibili. Ma oggi stesso è obbligo essere lungimiranti. Punto base e fondamentale è mettere insieme economia e socialità, finanza e investimenti, civiltà e innovazione. Carpe Diem.

Covid 19 Carpe Diem

Cogliamo il momento. Mai e poi mai tanti paesi nel mondo si sarebbero messi d’accordo su una “chiusura” utile per clima e ambiente, questo ha fatto capire molte cose a chi vuol capire e può decidere: si deve vivere in un mondo più sano e si può. Ma “totalmente” chiuso è giustamente impossibile: niente anarchia, autarchia, ma nuove regole, nuove leggi, nuovo modo di concepire continente per continente, paese per paese, più che dazi e muri pensiamo alla “mutualità” dei beni primari, almeno di quelli.
L’Italia può cogliere l’attimo, dopo che per 12 mesi almeno ci siamo lavati e aggiustati le ferite. Non ripartiamo subito a spron-battutto. Diamo una visione sociale-politica-economica a questo disastro creando un nuovo paese, un nuovo modo di concepire pubblico e privato, uno Stato diverso. Siamo chiamati a una prova assoluta. Non abbiamo bisogno di politicanti, sprovveduti infantili al governo, di scelte economiche dettate dalle ideologie partitiche e peggio ancora movimentiste, oggi ci sono e domani non sono più responsabili di nulla.
L’eredità può essere pesantissima: certe scelte politiche di oggi possono portare al default dell’Italia fra 20 anni!  Chi in Italia  ha una strategia governativa di alto profilo, a 360 gradi, coinvolgente, democratica, rispettosa dei diritti e dei doveri, una giustizia certa e sicura, una scuola utile al futuro dello studente, una sanità che guardi non più alla medici ma alla vita sociale e sanitaria delle persone?
Non ho letto nulla del genere, neanche fra i premi Nobel.
Vittorio Colao? Vedremo se ha il coraggio e l’audacia dimostrata in Vodafone.  E’ fattibile? Secondo me certamente sì!  
Se si parte però da scelte legislative e governative istituzionali con l’eliminazione di tutte le leggi ad personam e ad congrega che hanno privilegiato situazioni, categorie, imprese, politici, lobbies.
Passati i prossimi lunghissimi 365 giorni di ansia e impegno, l’unica strada da prendere per salvaguardare prima di tutto la vita, il benessere, la civiltà, il futuro di generazioni sarà quella di saper organizzare il piccolo e il grande, cioè tutto quello che è mediano nei numeri, nella dimensione, nella vita di tutti noi sarà quasi impossibile mantenerlo per gli altissimi costi per un po’ di tempo. Va bene fare ancora un po’ di deficit in fase di crisi, ma l’Italia ne ha già troppo alle spalle. Abbiamo vissuto oltre le nostre reali possibilità.
Nel settore privato, da tutelare la forma liberale insieme alla sociale, può essere più semplice, meno pesante, meno burocratico favorire 100.000 imprese piccole-locali-famigliari piuttosto che 1000 intermedie con costi fissi e impegni sproporzionati rispetto al peso della fruizione, alla disponibilità, alla ricettività. Nell’altra fascia di mercato 10 grandi imprese possono reagire più velocemente con modelli di scala, servizi telematici all’avanguardia, continua innovazione, occupazione a diversi livelli, purchè tutte le imprese grandi (digitali uguali a quelle manifatturiere e chimiche) dovranno avere gli stessi parametri fiscali e tributari, aliquote inferiori per tutti, cuneo fiscale al minimo. Può essere sufficiente per un periodo di 3-7 anni: poi obbligo di verifica e ulteriore adeguamento.
In Italia il vero buco-nero, il polifemo di gesso monolitico è il settore pubblico soprattutto centrale e le partecipate. Occorre una enorme revisione di un modello costituzionale di Stato leggero: meno Stato invadente e gestore, più Stato pianificatore, programmatore e finanziatore ma con garanzie certe di spesa, con prove del nove periodiche e Corte di Giustizia veloce. Smagrire e sburocratizzare tutte le strutture pubbliche centrali, salvaguardando figure di indirizzo globale, diplomazia unica, difesa e interni unici. Ma massima efficienza, meritocrazia, nomine pubbliche trasparenti con preventiva pubblicazione pretoria delle competenze maturate. Meno enti di facciata burocratica, meno passaggi intermedi che creano voglie e piccoli poteri, meno lungaggini che favoriscono figure passive e spesso corrutele, peculato, mafiosità di ogni tipo non solo quella più delittuosa. Una bella pulizia che porrebbe l’Italia difronte all’Europa con una struttura diversa.
Roma come guida, ma smagrita, quindi la creazione di grandi lander con deleghe e autonomie dirette ben chiare, eliminando tutte le attuali autonomia piccole: trasporti, logistica, sanità, scuola, ambiente, lavoro… Credo che una “centralità” forte nella pianificazione e programmazione possa essere più garantista anche verso qualche delega in più con una “regula” per tutti i lander: bilancio in pareggio su tutto, parziale autonomia fiscale con obiettivi certi, artefici del proprio destino, solo scuola e sanità possono essere in passivo. A questo occorre anche rispondere con enti locali aggregati con almeno 5000 abitanti e macro Province, attraverso deleghe e autofinanziamenti legate a funzioni e obiettivi.
Tutto il settore pubblico, i dipendenti dovrebbero essere i primi a chiederlo, deve diventare un esempio limpido elevato per tutto il settore privato. Saranno i lander a decidere anche, in base al proprio bilancio e al reddito procapite, cosa e come tassare, aiuti al reddito, sostegno ai prezzi, contratti dei lavoratori e età pensionabile in base ai ritmi e luoghi, stipendi e imposte, cosa versare per ogni singolo compito alla “centralità”, come mantenersi e se fare debiti con microbond o altri strumenti autonomamente per sgravare lo Stato Centrale.  
La sanità deve essere unica, ma attuata e gestita nei lander grandi: la sanità deve ripatire dal medico condotto a casa del paziente, un medico di base attrezzato e valido, non un dispensatore di ricette e burocratico. Sono finiti i nosocomi di 6 piani tutto concentrato: devono rivivere i grandi pronto soccorso di comunità e di territorio, con centri ospedalieri dedicati al tipo di malato, non alla medicina o alla patologia. Quello che conta è il servizio di cura che serve a quel tipo di malato.   

Europa-Italia Carpe Diem

… Carpe Diem: l’Italia è una sola, unita, europeista, con una sola banca, una solo Costituzione adeguata, un solo parlamento, un modello elettorale unico per tutti, una sicurezza nazionale … ma efficiente  senza continui compromessi, senza cambi continui, senza mafia  e deve avere una immagine nel mondo che si merita in base al comportamento reale. Il grande deve aiutare il piccolo in proporzione, il ricco deve andare incontro al povero differenziando l’individualità dalla collettività, il lavoro deve esistere per garantire i flussi economici, le imprese piccole e grandi serviranno per andare avanti e fare in modo che il piccolo possa diventare nuovamente “una entità  più importante” nel tempo giusto  secondo il principio della massima libertà di impresa e dalla massima socialità del benessere. Mai più gli utili ai pochi, i debiti a tutti. Mai più consociativismo e collettivismo opportunista, più collaborazione diretta. Mai più assistenzialismo elettorale lineare anche per area geografica, più sostegno mirato con responsabilità nominale e non occultata nel mucchio.                        
Cover:
Immagine elaborata tratta da
operara pittorica di Vittorio Bottacin (VictorChef)

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
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