I politicanti si azzuffano al capezzale dell’Italia in agonia… by Comolli

I politicanti si azzuffano al capezzale dell’Italia in agonia… by Comolli

Nota del direttore

Sono in molti a pensare che  ormai da troppi anni la Politica non opera in favore del Popolo Italiano ma pensa solo agli interessi di partito e personali dei partecipanti al banchetto… La si potrebbe definire una casta di faccendieri sfaccendati che non sanno più cosa inventarsi per spremere i veri lavoratori, intendo quelli che lavorano e si impegnano nel pubblico o nel privato, ma non quelli che hanno tutti i mesi la busta paga assicurata o la pensione (magari dorata) … senza meritarsela… anche in piena pandemia mentre c’è chi non non ha i soldi per dare da mangiare ai suoi figli…
L’Italia è in agonia ma loro continuano a giocare… Non sarebbe ora che tornasse un Gesù e scacciasse dal tempio i mercanti? Non sarebbe ora di pensare a fare qualcosa per un Nuovo Rinascimento per gli Italiani che lavorano?

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

 

Piacenza, 31 dicembre 2020 … tra poche ore nasce il nuovo anno

 

Giampietro Comolli:
Ho un passato di impegno politico, dal 1976 fino al 1992.
Giusto fare politica del Paese in base ai sondaggi?

Arriva il 2021, il Governo Conte ha la spina nel fianco di Renzi. Perché? Giusto o sbagliato? In pandemia non si fanno crisi politiche! In pandemia si accetta il capo solo al comando! Meglio salvare il contingente o puntare sulla Next Generation Europe! Ma l’Europa chiede riforme istituzionali! Conoscendo l’Italia, è giusto che UE verifichi come spendiamo 300 mld di tutti… in parte anche nostri, di noi contribuenti Italiani!

Ho fatto più di 15 anni di politica in senso lato in gioventù (non giovanissimo e dentro a federazioni giovanili), dai 22 ai 38 anni, prima in Fed.Europa di Spadolini, Italia Nostra, Wwf, Fai, Arcigola di Bra, Elsa di Parigi, Fuci, Amnesty International, Centro Studi Cristiano Democratico e poi militando nella Direzione e nel Comitato Provinciale della DC nella mia città natale di Piacenza.

Attivismo “diversificato” si può dire dettato da una curiosità innata che spesso mi ha portato a condividere posizioni anche rigide, a cambiare opinione,  a trovare un equilibrio più sostanziale che ideologico. Dicevano che potevo parlare per due ore dicendo la stessa cosa oppure neanche 3 minuti con lo stesso risultato.

Per questo sono profondamente legato ad un modello centrale di un quadro politico nazionale ed europeo, definendomi sempre un cattolico democratico sociale e liberale. Nessuna nostalgia della DC come partito e come era diventato, ma massima attenzione e condivisione ai motivi della nascita di un partito Popolare e un partito d’Azione.

Mi ritrovo oggi ad essere ancora più convinto che il 2021 (forse nel 2018 no) ha bisogno di un centro sociale-liberale democratico che possa far fronte ai danni della pandemia senza strani populismi di destra e di sinistra, altrettanti sovranismi popolari di destra o di stato di sinistra. Per questo che non esiste più una ideologia di destra e di sinistra in grado di identificarsi in un partito, un solo movimento.

Inoltre la praticità e la concretezza della forza popolare-azione-sociale-liberale diventa l’unico mezzo per dare, oggi, una speranza al ceto medio, alle fasce più deboli. Uno smaccato mariage delle forze da sempre definite progressiste con le alte sfere finanziarie, statalizzanti, multinazionali ha peggiorato il rapporto con la base sociale.

Nello stesso tempo però la dicotomia elettorale, proporzionale e maggioritario, senza alcuna visione rotonda di elementi adattatori e correttori non aiuta a creare una chiara e forte concentrazione delle voci dei vari schieramenti.

Da qui con molta probabilità anche le salite veloci al potere e le altrettanto veloci cadute, vedi 5 stelle e renziani, ma anche con un tempo maggiore i berlusconiani e i pieddini. Certo è che il tema Next Generation, pari a 300 mld euro sommando tutte le voci-fund messi a disposizione dalla UE all’Italia, più che un piano marshall 2, deve essere visto come un Piano di Rinascimento.

Non so se ha ragione Renzi a tirare la corda, o Calenda a essere uno contro tutti, o Passera a essere silente, o Bonanni con Bonalberti per lo statuto della nuova Dc o nuovo centro.

Uno scenario un po’ troppo particellare, mentre ci sarebbe bisogno di un centro unito soprattutto per un rilancio rinascimentale del nostro paese.

Renzi ha intenzione di andare fino in fondo o spara cartucce a salve? Possibile che in Italia, causa modello istituzionale causa frammentazione partitica causa vincoli o libertà costituzionali causa ambizioni e autoregolamenti parlamentari, dopo un breve periodo di gestione… tutti i governi sono da rottamare? C’è chi lo fa senza un chiaro obiettivo e visione da una spiaggia marina e chi lo fa in Parlamento a chiare lettere.

All’inizio sembrava una presa di posizione per qualche rendita immediata, ora, letti i 62 punti messi in discussione da Italia Viva, qualche sano dubbio arriva al pettine. Giustamente: non si deve fare politica in base ai sondaggi, ma quello che è necessario agli Italiani e all’Italia.

Io credo che in primis la politica, oggi, debba puntare a scelte, programmi, visioni che “servano ai cittadini” e non come slogan fatto già da qualcuno, ma realmente. Molti dei punti “renziani” sono condivisibili da ben più di un 3% assegnato dai sondaggi. Come si fa a dire di “no” ad una iniziativa parlamentare, non di 4 amici al bar, quando ci sono da 30 a 50 parlamentari di una forza attualmente nella coalizione di governo che snocciola temi – con tanto di risoluzione concreta esposta – fondamentali per tutti noi e non è ascoltata.

Passi l’opposizione, anche se oltre la metà dei 62 punti sono condivisi. Ma una riforma semplificata, ridotta, sburocratizzata, più efficiente e più al servizio di tutti i cittadini italiani, da Vipiteno a Pantelleria in modo uniforme e non del potere costituito di volta in volta, della PA è ineludibile. Come è ineludibile l’insieme di riforme istituzionali e costituzionali del nostro Paese come richiesto a priori – sine qua non – da parte dell’UE a tutto vantaggio delle Nuove Generazioni… anche se non ancora elettori!

E’ dal 22 luglio 2020 che si sa che all’Europa bisogna consegnare un Recovery Plan credibile, concreto, verificabile, mirato, completo e affidabile e non è ancora  stato fatto nulla: come si fa a pensare, dopo la squadra Colao non ascoltata come dicono i vari membri, a 500 saggi pensatori come nuovi oracoli quando ci sono 24 ministri, viceministri, sottosegretari, centinaia di migliaia di direttori e dirigenti ministeriali!?

Con 300 mld euro l’Italia è il paese più avvantaggiato, giusto che siano spesi alla luce del sole, senza distrazioni e con una condivisione maggioranza-opposizione in parlamento e non con Dpcm.

Visto che gli attuali Dpcm, Finanziaria, Milleprorghe hanno già impegnato fondi interni ed europei per 110 mld euro. Renzi dice che non vuol essere complice nell’affondare il Paese: frase pesante per un componente della coalizione che addirittura può anche essere ago della bilancia.

Renzi pronto a frenare solo difronte a un accoglimento delle proposte di Italia Viva? E il Pd resta ancora a guardare? Chi sarà quello che resta con il cerino in mano? Si chiede che il debito pubblico, giustamente aumenta in fase pandemia,  debba essere conteggiato nel Recovery Plan in modo da gravare meno possibile sulle nuove generazioni con almeno una progettualità di rientro in 40 anni, spalmando oneri in lungo periodo. Come non appoggiare al 100% questa richiesta.

Come non appoggiare, se non proprio ciecamente, la richiesta di più fondi per scuola e salute (una frecciata chiara al rifiuto del Mes) invece che elargire favori e mance alla burocrazia pubblica; idem per una giustizia semplificata nell’ottica non di sussidi o ulteriori bagagli al sistema ma favorendo la vita degli attori privati nei processi  processuali; idem per tutte le infrastrutture di innovazione telematica e di sicurezza (non quelle faraoniche all’inizio) e quelle già finanziate per supportare e sostenere il lavoro dei singoli e delle piccole imprese in epoca di smart-working.

Come non appoggiare la richiesta di più interventi pro-clima, più risparmio energetico, meno fossili, più ristrutturazioni domestiche agevolate; lo spostamento del baricentro europeo verso il Mediterraneo con l’Italia capofila di una strategia comune anche politica come già avviene per Germania e Francia nel nord ed est europeo; lo sviluppo  del terzo settore sociale assistenziale produttivo che può generare almeno 300.000 posti di lavoro fissi all’anno se innestato in un sistema di grandi prospettive nazionali e di mercati esteri; il maggiore intervento dello Stato nel sostegno, garantito però, agli asset pubblici e privati del paese e non solo sotto ricatto o in assenza di strategie di lungo periodo (acciaio, manifatturiero, trasporti, grandi costruzioni, porti marittimi in primis).

Infine non si può che essere d’accordo nell’uso di fondi disponibili per dare forma e forza, nella piena unità federativa di un unico solido e semplificato Stato Nazionale, delle autonomie regionali o macroregioni  o macroprovince, ma con una scelta definitiva urgente consona agli scopi e in base alle diverse condizioni geopolitiche di una Italia lunga e stretta. Altrettanto favorevoli a un piano economico-finanziario che attivi un grande progetto integrato fra agricoltura, alimentazione, turismo, cultura, paesaggio (il 25% del Pil nazionale e totalmente privato) con un mix di vantaggi incrociati fra investimenti, recupero immobili, demanio, no-spreco, riuso, inquinamento, nuove energie; lo stesso la scelta di supportare tutte le imprese piccole e grandi, nazionali e multinazionali (anche i colossi interattivi e motori di ricerca, ecc ) che pagano equamente le tasse e imposte in Italia, attraverso modelli di lungo periodo creditizi, risparmi contributi, riduzione del cuneo fiscali in proporzione alla mole fiscale versata e con condizioni legate alla occupazione a tempo indeterminato e alle nuove assunzioni fisse, garantendo alle imprese di poter applicare incrementi meritocratici per tutti, senza sperequazioni o garanzie unilaterali o contratti nazionali se le condizioni regionali sono diverse sia verso l’alto che verso il basso.

Sono altrettanto meritevoli di approvazione tutte le iniziative inserite nel Next Generation Plan  di aggiornamento dei contratti di lavori sia in termini di stipendi che di condizioni adeguate e in linea sia con i nuovi canoni e con i sistemi già in vigore nella pubblica amministrazione di Germania, Olanda, Svezia, comprendendo da subito uh adeguamento anche del modello fiscale dell’area-euro; un ulteriore passo in avanti della riforma fiscale riconoscendo una prima fascia fino a un reddito lordo annuo di 25.000 Euro  con una differenza fra Irpef e lavoro autonomo con possibilità di deduzioni e detrazioni diverse; una fascia intermedia più ampia di  ambito famiglia Irpef (a parte lavoro autonomo) con detrazioni e agevolazioni, diritti e doveri,  identici per tutti i lavoratori pubblici e privati  e con bonus o minus in base alle rendite, e una terza fascia oltre 70-80.000 euro con una aliquota più alta e un parametro “social-tax” sulle rendite immobiliari e mobili al di sopra di un minimo esente…come sta avvenendo in molti paesi europei.

Non trovo assolutamente sbagliato, anzi correttissimo, usare i 300 mld /euro della UE per tutte queste iniziative piuttosto che per i ristori, prebende, regali, benefit una tantum, monopattini, collaboratrici domestiche, quota 100, redditi di sostegno, fatto salvo un reddito di aiuto a chi ha un reddito dichiarato e fiscalmente rilevabile al di sotto di una quota di vita sociale dignitosa in base all’insieme di parametri Isee già in essere.

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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