PNRR – Fondi europei per l’Italia: Sondaggi e indagine… come far quadrare i conti

PNRR – Fondi europei per l’Italia: Sondaggi e indagine… come far quadrare i conti

PNRR – Fondi europei per l’Italia: Sondaggi e indagine… come far quadrare i conti  by Giampietro Comolli – Newsfood.com

I media cavalcano gli antagonismi fra politici, molto meno i contenuti del contendere. Tanti italiani non sono informati. La caduta del ConteBis non è solo più potere, ma più condivisione. I numeri parlano chiaro: al netto di oltre 300 miliardi di euro all’Italia fino al 2026 per il Recovery Fund,  fra dare/avere ed eurotasse, quanto va in sviluppo e investimenti?     

 

Milano, 31 gennaio 2021
testo di Giampietro Comolli

La lettura delle varie pagine politiche nazionali (ed estere) da quando è stata dichiarata ufficialmente aperta la crisi del Governo Conte bis mi ha affascinato. C’è di tutto e il contrario di tutto: anche testate notoriamente, o quasi, “fuori dalla mischia” (sarebbe meglio dire superpartes se fosse vero) sono scese a livelli o di schieramento e partigianeria pura o di catastrofismo e cataclisma irrimediabile.

E’ vero se il tutto fosse successo all’improvviso da un giorno e una notte, se fosse già in atto il piano della assegnazione fondi del next generation fund, se dovesse partire un nuovo mandato quinquennale di governo… ma trattasi di una crisi annunciata da mesi. Era nell’aria da tempo ma i massimi vertici dello Stato non hanno dato quel peso che in politica c’è sempre stato nei governi di coalizione. Penso alla durata di certi “pentapartito” della prima Repubblica.

La crisi nasce solo per due motivi: richiesta di una maggiore considerazione del partitello fra i due blocchi e una visione politica diversa difronte alla costruzione del Piano di Rinascita. Bertinotti fece lo stesso a Prodi. Bossi a Berlusconi.

 

Fra i tanti articoli apparsi, i sondaggi più o meno pilotati e/o indirizzati, le indagini su 1000 italiani per telefono con telemarket (!?) mi sembra che per cercare di capire come stanno le cose economiche e finanziarie in Italia sia fondamentale partire dal “piano di riforme e di spese” più utile e necessaria all’intero e unico Paese. Prevedere spese a copertura di scelte del passato recente, sostegni generici a singoli canali del Paese, sussidi a regioni più o meno amiche senza specifiche e in forme orizzontali e lineari per arrivare ad un teorico riequilibrio sociale e civile che sicuramente la pandemia e le scelte politiche fin ora fatte hanno accentuato e non calmierato, non risponde ai vincoli posti dalla UE, su Mes e su Recovery Fund, anche se la UE ha già dimostrato che è pronta a chiudere più di un occhio purchè in Italia non ci sia una deriva populista-sovranista.  Non sono 80 euro renziani, quota100 salviniana, prebenda di reddito passivo a tutti senza controllo contiana-dimaiosca che servono, anche se un Paese democratico e ricco deve sicuramente attivare norme per chi è veramente debole e abbandonato e fugge da situazioni pericolose.

Cosa è il MES,  Meccanismo europeo di stabilità, detto anche Fondo salva-Stati

Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati, è formalmente una società finanziaria di diritto lussemburghese a carattere regionale nata come fondo finanziarioeuropeo per la raccolta di soldi presso gli investitori sui mercati ed il finanziamento della stabilità finanziaria della zona euro. Istituita per trattato dagli Stati membri della zona euro, avrebbe dovuto fungere da fonte permanente di assistenza finanziaria per gli Stati membri in difficoltà, con una capacità di prestito massima di € 500 miliardi raccolti sulle piazze finanziarie.

L’assistenza conferita è però sempre sottoposta a condizioni più o meno strette, trattandosi di uno strumento a disposizione dell’Unione economica e monetaria affinché gli Stati si facciano garanti… (leggi tutto)

 

Vari articoli, anche relazioni della Banca d’Italia, centri studio economici di importanza mondiale, indagini di centri universitari nazionali, anche sondaggi fra cittadini sostengono che l’Italia ha oggi con un PIL ancora sotto il livello ante crisi 2008, unico fra i grandi paesi del mondo, quindi con una economia nazionale che ristagna da più di 12 anni: spesa privata ridotta, investimenti delle imprese ai minimi termini, stipendi fermi. Il ConteTer o qualunque altro governo in arrivo si trova difronte a una eredità pesantissima, oltre alla sanità e alla pandemia, troppe iniziative strutturali e azioni politiche forti nazionali volutamente dimenticate e non fatte.

Sulla gestione pandemica, dai 23 Dpcm alle 450 norme nuove nel solo anno 2020 che hanno fatto lievitare la burocrazia (si stima a livello centrale in Italia ci siano 70.000 norme contro le 7.000 in Francia e le 5.500 in Germania), si prevedono centinaia di ricorsi al Tar, esposti e denunce in Procura, malattie mentali e un ulteriore aggravio gestionale della giustizia italiana, in ritardo di 10 anni rispetto ad altri paesi europei.

Le ultime linee guida aggiornate a Bruxelles sono chiare: le risorse all’Italia verranno erogate solo a fronte di “riforme” giustizia, fisco, concorrenza, istituzioni e solo se di ognuna viene data una dettagliata esecuzione: chi fa cosa, come la fa, in che tempo, il costo fisso e definito. Un plannig (Pnrr)  molto corposo che non deve contemplare benefici a pioggia, mancette e sconti, prebende regionali e di categoria. Un bel problema politico per un governo giallo-rosso così diverso dalla reciproca storia e dalle dichiarazioni: in mezzo i renziani che non ci stanno.

 

Il primo piano, già predisposto e approvato in Parlamento, è fumoso e senza specifiche, senza un regolamento, senza una responsabilità diretta, senza controlli.
Il Recovery Fund assegna all’Italia 210,9 miliardi, di cui 81,4  come sussidi a fondo perduto e 127,4 in prestito a tassi agevolati. Se si aggiungono i 27,4 mld della cassa integrazione (si arriva a marzo 2021 soltanto), i 37 del Mes (da destinare solo alla sanità e strutture connesse) e altri 30 fra Bei e fondi correnti, in 6 anni fino al 2026, l’Italia ha a disposizione più di 300 miliardi euro dall’Europa.

Attenzione però perché l’Italia deve versare quote e contributi all’Ue e le eurotasse per circa 13-15 mld/anno, quindi il netto disponibile scende. Sono tanti in ogni caso, ma pochissimi difronte al costo annuale della macchina dello Stato che è di circa 900 miliardi, quindi 3 volte tanto all’anno! Una spesa pubblica che per il 90% è corrente, cioè stipendi, mantenimento esistenza, consumi diretti e prestazioni sociali.

Solo il 10% allo sviluppo. Già questo è un dato che rispetto ad altri Paesi europei va rivisto subito: servirebbe come garanzia all’UE, e per abbassare il debito pubblico.
Per questo è chiaro che 300 miliardi sono fondamentali, utilissimi, indispensabili (grazie Europa) ma vanno spesi molto bene, integrabili e collegati a tutte le spese correnti e anche alle spese “già anticipate” dal governo ConteBis pari a oltre 100 mld. Cioè ne abbiamo già spesi 1/3. Per questo che è d’obbligo secondo quasi tutti gli economisti non di partito, un mix di entrate/spese in maniera non ordinaria/quotidiana ma di lungo periodo/visione/strutture.

Quindi la riforma della concorrenza (lealtà, onestà, evasione, clientelarità, mafiosità, nepotismo…) ma anche quello della Giustizia, per esempio, come chiede la UE, devono essere guidate da un monitoraggio, controllo, merito, responsabilità diretta di sistema e non per singolo capitolo o singolo canale.

 

La “oculatezza” della spesa ordinaria deve essere un supporto al Recovery Fund. Per questo che l’Italia è anche il penultimo o ultimo paese dell’area Euro, a seconda degli anni, nel dato fra spesa prevista e spesa reale, fra proiezione del PIL e effettiva crescita: un errore di calcolo e sballamento di circa 15 miliardi all’anno! Non credo che una famiglia italiana normale si potrebbe permettere errori amministrativi in % del genere!  Sono 7-8 anni che i vari ministri del MEF non ci azzeccano mai. Anche questo errore va ad assommarsi al bilancio sempre passivo delle amministrazioni pubbliche che stando ai dati dei Centri Studi indipendenti trattasi di altri 50-60 miliardi di euro in 6-7 anni malamente persi e che gravano sul dare/avere dei Recovery Fund.

Quindi senza un risanamento della burocrazia pubblica, del modello istituzionale, della filiera delle competenze e delle funzioni, della responsabilità diretta di chi decide e l’introduzione di una “forte riforma” pubblica a tutti i livelli (Stato, Regioni autonome e ordinarie, sistemi camerali-sanitari-previdenziali-fiscali-tributari, province, comuni) bisogna prendere atto che i 300 miliardi di “superbonus” dalla UE si riducono già subito in partenza di quasi 120-130 miliardi per mala-spesa, senza contare gli interessi a debito, senza contare il contributo-quota  Italia a tutti i fondi e bilancio dell’Europa Unita stessa, in più dopo la Brexit.

 

Non è una accusa o denuncia diretta, ma i fatti e le carte prodotte da centri studi terzi, da uffici studi di università italiane e straniere dimostrano che il ConteBis non ha fatto nulla in tal senso, non ha previsto nulla (anche per questo, forse, i 25 punti top denunciati da Renzi fanno più male che il renzismo stesso), anzi nel giro di 30 giorni sono state emanate due finanziarie o scostamenti di bilancio: prima 40 e poi altri 32 miliardi che vanno tutti a rimpinguare il bilancio già in passivo dello Stato.

Secondo molti i contenuti della denuncia di Renzi sono solo un palliativo. Le dichiarazioni politiche a destra e di sinistra non toccano i temi sollevati da Renzi, si limitano ad accuse fra capipopolo e avversari solo perché è stato messo in discussione un equilibrio molto precario che sta in piedi solo per non andare a nuove elezioni. Intanto nessuno parla e discute sul cambio del regolamento del Mes che consente più ampia manovra.

Il Recovery Fund della Commissione europea suddiviso per Paesi

Cosa è il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è il programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere ala crisi pandemica provocata dal Covid-19.
La proposta di Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza è stata approvata nei suoi contenuti essenziali dal Comitato interministeriale per gli affari europei del 9 settembre scorso, in coordinamento con tutti i Ministeri e le rappresentanze delle Regioni e degli Enti locali, e trasmessa alle Camere il 16 settembre 2020… (leggi tutto)

Purtroppo (NB: speriamo sia solo una bozza per non fare l’ennesima figuraccia in EU) il PNRR approvato il 12 gennaio 2021 dal Consiglio dei Ministri prevede solo  delle linee guida, senza dettagli, senza progettualità integrate, senza riscontri con il debito pubblico, senza sicurezza e garanzia del futuro, senza nessuna specifica e risposta alle “ovvie” domande UE (chi, cosa, come, dove, quando, quanto): non trattasi di cappi al collo o di ingerenza sovrana. Si delibera ufficialmente che 145,2 miliardi (dei 210,9) andranno per nuovi progetti senza alcuna indicazione, formulando una “previsione” classica di un aumento del 3% del PIL nel 2026 che non copre neppure la metà dei soldi effettivamente necessari. In merito, lo stesso  governo ConteBis “scrive”  che il ritorno di sviluppo e di crescita effettivo sarà molto molto contenuto.

 

La mia paura è data principalmente da due cose :

  • 1. che dei 300mld (compreso il Mes) ben pochi saranno fruttiferi e duraturi per lo sviluppo della occupazione e delle infrastrutture obbligatorie;
  • 2. che ai nostri figli lasceremo un debito pubblico pari al 180% del PIL, ovvero quasi una catastrofe. Come se vendessimo due volte la stessa auto a due acquirenti diversi! Siamo al gioco delle tre carte come avveniva una volta (ma ancora oggi…), in qualche stazione autostradale! Mentre i restanti 65,7 miliardi verranno spesi per “progetti in essere”, ovvero già previsti e intoccabili secondo i 5 Stelle. Tutto ciò senza tener conto delle nostre quote alla UE, senza contare i 3-4 miliardi/anno di interessi passivi (a tassi fermi a oggi) e le “eurotasse”, senza realizzare una equità sociale e reddituale fra i cittadini, senza integrare le spese ordinarie con le straordinarie, senza puntare a progetti infrastrutturali e strutturali di lungo periodo.Che ne sarà dell’Italia fra soli 10 anni?… o anche meno?

 

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
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