Jacopone da Todi, paroliere e poeta lirico, cerca rapper – Intervista a Claudio Peri
26 Gennaio 2021
Todi, 24 gennaio 2021
Lo scorso 21 Gennaio il prof. Claudio Peri ha tenuto un incontro online per la rassegna “Libri, Parole e Bit” dell’Istituto Ciuffelli-Einaudi di Todi. Il tema propostro era: “Rhythm And Poetry: La poesia di Jacopone e la musica RAP”.
In questa seconda intervista a Claudio Peri, che ha curato l’edizione del libro “Laudi – Jacopone da Todi”, si parla di Jacopone come primo e più grande liricista rap, che sarebbe a dire, paroliere e poeta lirico.
L’intervista è di Giuseppe Danielli, fondatore e direttore di Newsfood.com che sempre più si occupa di nutriMENTE, e le laudi di Jacopone sono ideali per nutrire in modo salutare le nostre menti.
Scusa Claudio, non ti sembra di avere un po’ esagerato a proporre una relazione fra la poesia di Jacopone e la musica RAP? Sembrerebbero due argomenti inconciliabili. Come ti è venuta un’idea simile?
Claudio Peri: « Se fosse venuta a me, questa idea non varrebbe niente. Invece è venuta al prof. Lawrence Venuti della Temple University (Filadelfia, USA) che è lo studioso più autorevole al mondo nella scienza della traduzione di testi poetici da lingue diverse all’inglese moderno.»

Il prof. Venuti si è mai interessato alla poesia di Jacopone?
Claudio: «Non soltanto se ne è interessato, ma ha addirittura dedicato a Jacopone e alla traduzione in inglese delle sue laudi una lunga, circostanziata e famosa nota che è stata pubblicata nel 2003 nella rivista “Translation and Literature” della Edinburg University Press»
E cosa dice sul problema che ci interessa?
Claudio: «Il prof. Venuti fa innanzitutto una premessa ovvia e cioè che la traduzione di una poesia non consiste nel tradurne il significato in ottimo inglese. La traduzione deve infatti trasmettere al lettore sia il contenuto sia la particolare musicalità del ritmo, che è basata sulla metrica, la rima, la distribuzione degli accenti, ecc. E poi il prof. Venuti fa una osservazione che mi ha subito convinto e cioè che Jacopone spesso declamava le sue laudi accompagnandole con una musica semplice, ritmata e ripetuta.»
Certo era un modo per rendere facilmente memorizzabili i suoi versi alla povera gente delle campagne umbre, con i racconti del Vangelo, della Passione di Gesù,… Ma cosa c’entra il RAP?
Claudio: «La conclusione del prof. Venuti è questa: RAP è la sigla che deriva dalle iniziali delle parole inglesi “Rhythm And Poetry”, cioè Ritmo e Poesia. È esattamente l’idea di Jacopone.»
È fantastico! ma il prof. Venuti ha messo alla prova questa affascinante teoria? Intendo dire: ha mai tentato di fare un RAP con una laude di Jacopone?
Claudio: «Certo: dice addirittura di essere venuto a Todi con alcuni allievi provenienti da vari Paesi, di essere andato nella cripta del tempio di San Fortunato dove è la tomba di Jacopone e di aver declamato, non so con quale accompagnamento, due famose laudi di Jacopone e cioè “O jubelo del core” e “O Papa Bonifazio” e cioè una laude di gioia e una di protesta.
Ma avrà funzionato?
Claudio: «il prof. Venuti lo afferma esplicitamente. Dice che i suoi studenti, dopo la spiegazione delle due laudi, erano come attratti da questa modalità di presentazione. Diventava per loro un’esperienza contagiosa, virale: ci provavano tutti»
E tu ci hai provato? Ritieni che anche altre laudi si prestino a questa combinazione di poesia e musica?
Claudio: «Ti dirò di più. Questa spiegazione era finalmente la risposta alla sensazione che spesso provavo leggendo le laudi di Jacopone. In molti casi mi pareva che la lettura delle laudi mettesse in moto quasi automaticamente la voglia di declamarle ritmicamente, come se fossero una canzone o una danza»
Puoi farmi qualche esempio?
Claudio: «Molte laudi, oltre quelle indicate dal prof. Venuti, provocano questa voglia di declamarle ritmando e saltellando. Per esempio la laude “O Segnor, per cortesia” che è una laude di atroce penitenza oppure la laude “Tale qual è, tal’è” che è, all’opposto, una laude di leggera ironia. C’è poi una bellissima laude di gioia, che ha per titolo “Poverate ennamorata” che mi tenta al punto che vorrei travestirmi da Jacopone, uscire sulla piazza di Todi, salire sul sagrato del Duomo e da lassù cominciare a recitarla gesticolando e battendo i piedi ritmicamente. Finora ho resistito a questa tentazione per evitare che, dopo Jacopone, prendano per matto anche me e soprattutto per non compromettere la buona reputazione della famiglia: i miei nipotini si divertirebbero, ma i miei figli si vergognerebbero.»
Caro Claudio, permettimi un’ultima domanda. Se non sbaglio c’è già qualche opera Rap che si ispira a San Francesco. Che differenza c’è fra questi e i Rap di Jacopone che tu immagini e proponi?
Claudio: «Se è per questo ci sono anche Rap ispirati a Gesù Cristo, alla Santa Vergine e anche a qualche santo un po’ mitico come San Gennaro o Santa Giovanna d’Arco. Ma con Jacopone non si tratta di qualcuno al quale si dedica un Rap, ma di qualcuno che scrive i testi dei Rap. Lasciami dire che il San Francesco di molti racconti, così sdolcinato da parlare agli uccellini, non è per nulla quello vero delle dure penitenze, che viveva insieme ai lebbrosi. Se si deve fare un Rap su San Francesco sarebbe meglio utilizzare un testo di Jacopone. Perché il Dio di Francesco è come quello di Jacopone e di Papa Francesco: vive nelle periferie degradate, mangia con i peccatori e le prostitute, muore di povertà e di fame, sta in catene dentro prigioni fredde e buie. E’ quello delle mamme che, come Maria, assistono alla tortura e all’uccisione dei propri figli. Questo è il Dio delle sublimi laudi di Jacopone. Ci vorrebbero rapper capaci di umiltà, di tenerezza e di compassione, ma anche capaci di dire verità brucianti senza farsi intimidire… proprio come Jacopone.
NOTA: Non sappiamo cosa ci riserva il futuro ma nessuno ci vieta di sperare in un aiuto dall’alto… a trovare il rapper giusto che sappia cogliere le migliori essenze liriche tra le 92 Laudi di Jacopone da Todi,
Giuseppe Danielli
Redazione Newsfood.com
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