Il vino italiano è in crisi ma c’è anche chi fa affari grazie alle nuove tecnologie digitali

Il vino italiano è in crisi ma c’è anche chi fa affari grazie alle nuove tecnologie digitali

 

Milano, 26 gennaio 2021

Ci complimentiamo con il Consorzio Brunello di Montalcino per i risultati di vendita in USA e Canada e ne siamo felici perchè questo conferma quanto sia ormai improrogabile trovare nuovi sistemi e soprattutto nuovi canali di vendita, nuovi mercati… per il vino italiano, per tutto il nostro Made in Italy.
E’ indubbio che la pandemia in atto sta sconvolgendo l’economia di tutto il mondo. Come in tutte le guerre, ci sono morti e distruzioni ma alcuni riescono a trarne profitti, anche se spesso in modo poco lecito e, in attesa della pace si preparano alla ricostruzione.
Oggi, rispetto al passato, abbiamo a disposizione il web che ci permette di conoscere e di farci conoscere, senza allontanarci da casa. Attraverso l’ecommerce possiamo tenere in vita e potenziare l’attività.

Le aziende che si sono attrezzate per tempo con il digitale, oggi stanno affrontando la crisi del mercato in modo migliore rispetto a quelle che si ostinano a ragionare coi vecchi schemi… “Abbiamo sempre fatto così, perchè cambiare? ” Il discorso ovviamente non è così semplicistico, è ben più complesso. Una cosa è certa: il Covid sta cambiando il mondo, chi non si adegua in fretta, è destinato a perire.

 

Proprio oggi ho ricevuto queste poche righe:
′′ Hanno intervistato il fondatore di Dubai, * Sheikh Rashid,* sul futuro del suo paese, lui ha risposto: ′′ Mio nonno camminava con il cammello, mio padre camminava con il cammello, io cammino in Mercedes, mio figlio va in Land Rover, e mio nipote andrà in giro in Land Rover, ma al mio bisnipote gli toccherà tornare a camminare con il cammello……”
Perché ′′ I tempi difficili creano uomini forti, gli uomini forti creano tempi facili. I tempi facili creano uomini deboli, gli uomini deboli creano tempi difficili.” Molti non capiranno, ma bisogna crescere guerrieri, non parassiti…”
Questo vale nella vita ma anche nella gestione di impresa. Mai dormire sugli allori!

Chiediamo a Giampietro Comolli cosa ne pensa…

Giampietro, cosa ne pensi? Che ruolo sta avendo la tecnologia digitale per le aziende? Dobbiamo continuare a maledire questa pandemia o sperare che non finisca per fare in modo che rimangano sul mercato solo le aziende che hanno le capacità di affrontare il futuro in modo adeguato?

 

Giampietro Comolli:

“… semplicemente tutti stanno accorgendosi e stanno cercando di fare quello che io ho scritto, e tu pubblicato, ben 2 anni fa sul fatto che l’italia era arretrata, ferma, incapace sulla innovazione digitale e telematica aziendale e consortile. 

Dagli Italiani, se non li bastoni non ottieni nulla: fino a febbraio 2020 tutte le imprese, compreso quelle 4.0 e 5.0, imploravano il sostegno economico finanziario gratis dello Stato per via della nuova fibra e dei canali telematici…ebbene essere sprofondati nella merda vera e non finta li ha svegliati.

Aiutati che il ciel ti aiuta… Ed ecco che effettivamente tutte le lacune export, distribuzione, importazione, monopoli degli acquisti, economia reale, buyer … si sono immediatamente  materializzati e stanno dando i frutti che avevo anticipato.

Ho scritto due anni fa del “nuovo modello di mercato” del vino che era stato avviato da piccoli paesi terzi e che, se l’Italia non si fosse velocemente adeguata, avrebbe perso ne non rimasta al palo! Ebbene il lockdown ha fatto quello che le menti brillanti dei soloni nelle stanze del potere non hanno voluto fare per tempo come invece Francia, Cile, Cina…  e oggi hanno speso di più, sono partiti in ritardo, altri ci hanno sopravanzato e, in ogni caso, arranchiamo e arrancheremo ancora.  

Ma nella innovazione del vino italiano, non c’è solo l’innovazione interattiva tecnologica delle piattaforme on line ed e-commerce … c’è tanto altro da sistemare.  

Oggi il vino italiano è ben rappresentato da una vecchia vignetta stoica di un grande disegnatore americano in cui si vede “ un orso yoghi che sta andando su un triciclo da bambino”  lentamente e ondeggiando, che oggi si potrebbe traslare in “una botte di vino tricolore appoggiata su un pattino elettrico dei 5stelle con una ruota sola…”.

Dove si vuole andare se non c’è una grande visione lungimirante a 360 gradi che vede certe formule care ai politicanti e ai soliti capi delegazione o esperti dei passaggi commerciali di filiera a dettare tempi, modi, formule e costi!

Attenzione oggi, il consumatore del vino mondiale, non è più globalizzato nel modello “di acquisto”… cerca, cambia, diversifica, studia, analizza, pensa…perché ha tempo a disposizione e pochi soldi.  

“Tempismo e costi” diventano due fattori importanti sia come fattori della produzione che come paniere degli acquisti. Il vino italiano non risolve tutti i problemi vecchi se dal 65% passa al 75% delle vendite online in un paese maturo e tradizionale acquirente: è l’ennesima foglia di “fico” estemporanea occasionale immediata… che cosa si deve fare per consolidarla, mantenerla, svilupparla e uscire dai soliti 6 paesi importatori storici e solidi che acquistano più del 60% del vino italiano da anni? E tutti gli altri? … li lasciamo ai Francesi, ai Cinesi, agli Australiani, ai Cileni…?    

 

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE

 

Qui alcuni articoli di Giampietro Comolli su vino italiano/export:

 

Redazione Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE

Leggi Anche
Scrivi un commento