RECOVERY PLAN 2020-2023, A NOVEMBRE UNA PARTENZA E UN TRAGUARDO

RECOVERY PLAN 2020-2023, A NOVEMBRE UNA PARTENZA E UN TRAGUARDO

 

27 luglio 2020 – RECOVERY PLAN A NOVEMBRE
Da Recovery & Resilience Facility Fund a Recovery Plan Italia triennale
Novembre 2020 può essere una partenza e un traguardo

Ci vogliono 140 mld/euro/anno per 3 anni all’Italia. Entro il 2058 dobbiamo restituire tutto quello preso. Primi soldi a giugno 2021 .

E’ sufficiente che il Governo cancelli degli oneri, delle scadenze, dei pagamenti allo Stato, Regioni e Comuni fino alla fine del 2020 per i redditi bassi e per piccole imprese. Basta DPCM di 240 pagine.
Il fondi europei restano in capo agli Organi Governativi. Gli altri interventi attivi e investimenti che deve fare il Governo Conte sono pochi e molto mirati in sintonia con le richieste di vigilanza e riforme della UE: servizi reali ai cittadini e assistenza non a pioggia di sussidi, posti di lavoro certi sicuri con sgravi alle imprese soprattutto PMI  del manifatturiero e terziario che non licenziano per i prossimi 5 anni; sostenibilità ambientali e sgravi interventi e spese eco; riforma globale dal sistema elettorale, della rappresentanza politica ridotta, della catena istituzionale, dei regolamenti parlamentari;  taglio rami secchi e imprese decotte ed enti inutili e accorpamento e concentrazioni funzioni anche di controllo economico produttivo;  eliminare uffici che creano burocrati e burocrazia; tecnologia e innovazione in tutti i settori partendo da previdenza, assistenza, servizi sociali e civili; patrimoniale solidale di chi non ha perso nulla e individuazione di un tetto di reddito famiglia con esenzioni e sconti consentiti.

Recovery Plan 2020-2023

Il Recovery Plan 2020-2023 dell’Italia deve vedere lo Stato, le Regioni e i Comuni come sostituti d’imposta o anticipatori di quello che nel 2020 devono i cittadini italiani colpiti dagli effetti economici del Covid 19.
I Fund europei verranno poi incamerati da Stato Regioni e Comuni a copertura dei mancati introiti dagli italiani meno abbienti. In questo modo le “regole” imposte dall’UE sono rivolte come causa-effetto direttamente agli organi pubblici istituzionali. Non sarà mai un dovere degli italiani restituire i soldi alla UE per mancanza di comportamento e rettitudine del Governo.
Solo così lo spauracchio di una patrimoniale “su tutti”  viene (verrebbe) smentita.
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Ritorniamo sul tema. c’è un mese di lavori parlamentari post estate per decidere. Bruxelles attende ora segnali “incoraggianti” dall’Italia. Spero che il Governo Conte sappia cosa fare: basta decreti pro alcune regioni, pro alcuni settori, pro alcune categorie di persone. Tutti gli italiani sono in forte difficoltà, soprattutto i giovani single monoreddito, dipendenti a tempo determinato e indeterminato, circa il 30% in cassa integrazione a 10 ore la settimana, senza una casa propria e in settori come il turismo, servizi, partite iva, consulenze, esercizi pubblici nelle piccole città.
Eccetto i dipendenti pubblici, tutti gli altri, sotto i 3000 euro netti al mese come nucleo famigliare di 2 persone, sono in grosse difficoltà. Oggi un reddito lordo annuo per due persone, con casa e auto, di 40/45.000 euro è il limite di non ritorno. Senza il sistema Paese attivo e in crescita, sono famiglie in crisi che abbassano spese, vacanze, consumi e non riescono ad aiutare uno o due figli fuori casa. Questo è il modello centrale su cui lavorare post-Covid e con a disposizione i soldi Europei  Novembre 2020 farà scoprire altri danni, altre difficoltà.
Andare a scuola o non andare in classe, diventa molto secondario… perché non ci saranno soldi per comperare i libri, l’abbonamento al bus. Certo si continuerà a spendere in cellulari e internet perché il Covid ha anche insegnato che con lo smartphone le distanze e i pericoli di contagio non ci sono. Ma quanti e quali altri problemi possono sorgere da un monopolio comunicativo, già in essere da anni?
Abbiamo già assistito in 4 mesi a 4 DPCM da 10 articoli l’uno, dettagli su dettagli, specifiche su specifiche, non semplificazione, tanta burocrazia. Sembra quasi che si debbano fare leggi solo per gratificare gli uffici burocratici di vari ministeri. Il bizantinismo leguleio e giuridico italiano è a prova di bomba e diventa sempre più tema di scontro, di non riforme, di freni a mano tirati per paura di perdere il posto e il piccolo potere della scrivania di turno.

Tutti i fondi UE saranno resi disponibili entro il 2023.

Tutti i fondi UE saranno resi disponibili entro il 2023. Per i prossimi 3 anni l’Italia ha bisogno di circa 140 mld/euro l’anno, il 9% del PIL per uscire da tutti i problemi: dalle riforme (necessiteranno dei prepensionamenti, casse integrazioni, chiusura di uffici, ridimensionamento e eliminazione di enti inutili e del superfluo…) alla riduzione del deficit dello Stato, da lavoro sicuro produttivo reddituale a più imprese e ditte nuove nel settore manifatturiero per l’export, dalla innovazione tecnologica a tappeto alla guerra di falsi, frodi fiscali, elusione tasse, attività mafiose, da una giustizia europea a tutti gli effetti a un Parlamento più ridotto, dinamico veloce anche grazie a una riforma delle filiere di Stato.
Qui devono andare a finire tutti i soldi, cercando anche di recuperare quelli persi o distratti: possiamo ancora nel 2020 pagare 7mld/euro l’anno per le pensioni baby iniziate nel 1980? Possiamo non avere un trattamento e contratti identici fra pubblico e privato? Possiamo accettare che il settore pubblico sia un fiore all’occhiello e insegni al privato le regole e i principi etici del lavoro con solidarietà e rispetto? Ricordo che entro il 2058 (… dai nostri figli!!) dovranno essere restituiti tutti i fondi europei usufruiti dall’Italia.
Il nostro Recovery Plan (triennale) deve essere presentato entro novembre, al massimo, 2020, ma sarà nel 2022 e 2023 revisionato, controllato, reimpostato con i diversi controlli “terzi” previsti dall’accordo.
l’Italia non può sbagliare una virgola! L’Europa ha dato fiducia a Conte, sta sostenendo questo Governo Pd-m5s-Leu perché non vuole interlocutori populisti e sovranisti, gli italiani stanno “accettando” Conte e messo in panchina togliendo qualche consenso a Salvini… ma gli italiani vogliono vedere cose per tutti gli italiani, dalla Lombardia alla Calabria, dal Lazio al Friuli in modo trasparente, coerente, equilibrato e intelligente.
E’ vero che bisogna sostenere e aiutare i più deboli perché si rafforzino (e questo lo stiamo già vedendo da anni), ma 20-30 mld/euro l’anno di liquidità vera per le casse dello Stato a Roma arrivano fissi da 4 regioni. Se le 4-6 regione “locomotore” dell’Italia non sono le prime a ripartire e a fare fatturato nazionale ed estero, quali altre regioni possono? Non si può assolutamente pensare a “sussidi” a pioggia, pensioni baby, prepensionamenti, salvataggi Alitalia, ripianamento bilancio di Roma, insoluzione dei problemi dei rifiuti al centro-sud Italia, a uno stipendio cadeau a tutti compreso delinquenti e mafiosi.
I soldi dell’Europa non possono finire in regali a qualcuno: giustamente Rutte e tutti gli altri Paesi così detti “frugali o non solidali” non ce lo permettono, e spero che pongano in modo chiaro le richieste e non in fumose dichiarazioni in politichese. Dombrovskis stesso, il duro, attuale vicepresidente di Ursula von der Leyen, già chiede che il Recovery Fund riguardi anche aiuti alle società di capitali: se si vuol aiutare le PMI benissimo, ma non i finanzieri speculatori in borsa.
Per questo il RPF Italia di novembre deve dettagliare tutte le voci in modo chiaro e non camuffato come fatto invece a novembre 2019. Meglio prendersi un “NO” secco su Quota100, ma era scritto ben chiaro che quei soldi pubblici erano destinati a salvare 2-3 annate di prepensionamenti fuori dagli schemi della Fornero. Sarebbe da masochisti e autolesionisti scrivere nel piano “fondi per il sostegno verde” e poi spennellare o smacchiare… il colore verde della bandiera italiana.
Sarebbe anche un insulto diabolico per tutti gli italiani, i nostri figli e i nostri nipoti che diventerebbero sudditi affamati, poveri, senza casa di non si sa quale troika o allibratore dell’altissima finanza o qualche società di comodo con sede a Gedda o ai Caraibi.

Caro Presidente Giuseppe Conte…

Caro Conte non farti tirare la giacchetta dal M5S… Caro Conte questo non è un tema da voto di fiducia alle Camere, non può non ascoltare le voci che salgono dagli italiani: la sintesi in linea con i dettami va benissimo, ma non ci vuole un altro DPCM da 240 pagine. L’Europa ha scritto solo 68 pagine per 27 paesi al termine dell’ultimo Consiglio dei Capi di Governo.

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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