11 #POSTCORONAVIRUS: AGRICOLTURA VITE E VINO, by Comolli

11 #POSTCORONAVIRUS: AGRICOLTURA VITE E VINO, by Comolli
UNDICESIMA PUNTATA AGGIORNATA SUL POST CORONAVIRUS
Data: 7 aprile 2020

#postcoronavirus (11) … AGRICOLTURA VITE E VINO,
by Giampietro Comolli

#postcoronavirus (11)

#postcoronavirus
Il mondo agricolo e il mondo del vino difronte al blocco. Il settore primario è primaio non solo nelle definizioni teoretiche. Più Stato o meno Stato, più contratti bilaterali o di unione continentale, accordi globali su mais e soia hanno senso, i future del grano e farine. L’Italia ha nel vino un asset. Va implementato e integrato. Il mondo agricolo italiano aspetta certezze. Molti prodotti stanno per essere raccolti: le Doc e Igp che fine fanno? Senza urli, bisogna mettere mano.
In questo periodo vengono molti dubbi. Di tutti i tipi. Tante e troppe le notizie e informazioni che tutti postano, inviano, taggano, bloggerano sullo stato fisico, mentale, produttivo, sociale, economico di tutti noi italiani in questo momento. Come giornalista da 30 anni non mi esimo anch’io. Scusate. Ma a furia di leggere anche le più grosse castronerie, incompetenti e pesciolini che parlano di cose che non sanno, giornalisti in TV che vanno a caccia di chiunque per avere un parere… e deve essere un personaggio nuovo e diverso altrimenti che ti paga a fare La7 o Mediaset. Tutti parlano.
Pochi hanno le idee chiare, compreso anche chi ci governa: o si fidano dei propri consulenti personali scelti al momento di volta in volta da capo di turno o si fidano della struttura ministeriale che rappresenta il passato, la stabilità personale e mentale. Qui c’è bisogno di una innovazione totale. Perfino personaggi assai diversi fino a ieri, uno contro l’altro, se leggi le interviste di questi giorni vedi il liberale einaudiano e il filosofo smithiano e l’economista keynesiano… che vanno d’accordo al 90% su proposte, ricette, progetti, scelte. Tutti concordano che urgono scelte “ da cavallo” non “ da asino”.
Il mondo agricolo è in fibrillazione: i carciofi sono maturi, le insalate precoci… chi li raccoglie, pulisce, confeziona, spedisce? Occupazione, contratti, servizi di carattere nazionale diventano urgenti: le piccole aziende (il 92% del tessuto nazionale) sono più in crisi delle multinazionali.
Oltre alla liquidità e i mutui e le bollette… c’è il territorio che attende risposte. Tutto il comparto vino&cido è un asset strategico nazionale soprattutto se abbinato oggi, e innovato, dall’enoturismo e dalla tecnologia. Una volta per esempio era molto più alta la percentuale di alimenti autoprodotti sul territorio nazionale, tendenti all’autosufficienza, poi è arrivata la dislocazione e la produzione globale: oggi siamo senza mascherine, senza farine, senza alcol. Ricordo da bambino il surplus del mais dolce che finiva negli anni ’70-’80 a produrre alcol sanitario e denaturato, oltre che spirito vegetale. Per le imprese vitivinicole e le cantine italiane – lasciamo stare gli altri comparti – urge subito non elemosine o aiutini estemporanei una-tantum (sono imprese che hanno un ciclo dei fattori da 15 a 30 anni di vita) ma intervenire sulla produzione di qualità, abbassare le rese dei vini generici, non bloccare gli impianti, allargare la forbice dei prezzi delle uve DO dalle uve comuni.
Inoltre è necessaria una fiscalità agevolata per favorire la filiera corta e l’horeca sul mercato nazionale in modo da incrementare i consumi, la proroga di almeno 6 mesi di tutte le scadenze fiscali e tributarie con un allungamento dei contratti in essere e in scadenza in questo periodo, il rinnovo automatico dei mutui e dei prestiti con ricalcolo del Tan solo sul tasso Bce, la eliminazione di altri tassi e costi fissi di pratiche bancarie, ripristinare i vaucher per i lavoratori stagionali sotto un numero minimo di giornate. A questo bisogna aggiungere la posticipazione dei versamenti Inps, l’annullamento delle sanzioni amministrative e burocratiche comminate all’impresa nei 90 gg di riferimento, un ulteriore taglio al cuneo fiscale. Sono tutte misure che hanno un costo nazionale il cui totale va recuperato attraverso un taglio alle spese burocratiche, statali e pubbliche dando dimostrazione di un paese che fa sacrifici nei settori e neglu uffici dove ci sono più garanzie contrattuali e sociali!
Bisogna ritornare a promuovere il mercato interno UE, eventualmente alzare la percentuale iva su prodotti di lusso, favorire i negozi di vicinato, favorire più azioni sconti promozionali in Gda e favorire le vendite online e l’e-commerce in attesa anche della riapertura delle vendite dirette in cantina.  Una attenzione particolare deve essere posta – come supporto economico strategico all’impresa agraria e viticola in particolare – a tutti gli elementi che favoriscano l’ambiente e il clima. Il coronavirus ci ha insegnato – con il relativo obbligo a stare in casa – quanto certe rinunce siano utilissime. Penso ad alveari sani ai bordi dei campi. Ma anche a obbligare i comuni delle metropoli a un incentivo vincolante all’uso di mezzi pubblici elettrici non inquinanti ma efficienti: è arrivato il momento di un DPCM rivolto agli enti pubblici statali e alle grandi metropoli nazionali, in primis Roma, dove non è possibile che i mercatini rionali siano ancora aperti, che i pulman e i tram non funzionino e siano vecchissimi, la metropolitana è ferma a blocchi. Dopo Roma anche Firenze, Napoli, Bologna, Milano, Torino…L’aspetto ambientale sarà ed è un fattore determinante nel ripristino di una vita sociale e civile normale, anche se cambieranno – speriamo – molte abitudini, diciamo usi e costumi. E’ vero che sono stili di vita praticati da generazioni ma erano importanti e convivevano con un certo mondo: se è vero che i virus più brutti sono veicolati da animali (zoonosi) è evidente che il clima cui stiamo andando incontro (scioglimento ghiacciai perenni) potrebbe favorire la diffusione di malanni sepolti nei milioni di  anni di vita del pianeta. Spero che il nostro Istituto Superiore di Sanità e il Consiglio Superiore di Sanita con il ministero della salute ci stiano pensando. Attendiamo risposte certe nel minor tempo possibile in modo che la politica, quella decisiva e preparata, possa prendere subito tutte le misure del caso. E’ lo scienziato che deve dire cosa fare alla politica; è la politica che deve prendersi responsabilità….

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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