Alessio Mammi, assessore agricoltura Emilia Romagna: Le Regioni punto cardine e riferimento della Pac dell’Europa

Alessio Mammi, assessore agricoltura Emilia Romagna: Le Regioni punto cardine e riferimento della Pac dell’Europa

“Le Regioni punto cardine e riferimento della Pac dell’Europa”, così diretto il pensiero di Alessio Mammi assessore agricoltura dell’Emilia Romagna.

Da condividere e appoggiare totalmente. Già mote Regioni d’Europa approvano la strategia più forte, diretta, senza buchi neri

 

Martedì, 9 febbraio 2021
Giampietro Comolli

Effetto Draghi? Speriamo, me lo auguro! Le prime considerazioni e valutazioni del Presidente incaricato fanno ben sperare e trovano – guarda caso – un consenso enorme e trasversale nella politica italiana, forse anche fra le parti sociali e datoriali, ma con qualche distinguo maggiore (difficile in questo caso usare l’astensione o il voto disgiunto o uscire dall’aula…) e forse meno enfasi o meno voglia di esserci a tutti i costi.

Qualche nodo non rappresentato dalla politica sicuramente oggi e domani viene espresso. I principali politici italiani, i leader di gruppo e quelli che “io” vorrei vedere a capo di tutti i ministeri con escluso – come ho sempre detto quelli divisivi – come gli Interni, continuano a autoincensarsi su risultati ottenuti. Ancora tutti da vedere. Direi che è stato sufficiente lo squallore di questi 3 anni per azzittirli: vediamoli all’opera sul serio sotto la guida inflessibile del prof Draghi. Aspettiamo il quadro completo di Draghi.

 

In questo coro stonato di politici “romani”, cioè che vivono principalmente a Roma e raramente sono nei rispettivi collegi elettorali perché bisogna essere dentro il palazzo se no… diversi governatori regionali (secondo me, soprattutto Bonaccini e Zaia, che vedrei molto bene coinvolti nel tavolo delle Riforme istituzionali e PA) e diversi assessori regionali all’agricoltura stanno alzando il tiro, stanno dando una mano al Paese, stanno quasi già mettendo in pratica quel senso di attenzione, ma non di sudditanza “montiana”, e di riferimento, ma senza obblighi pre determinati, che giustamente il prof Draghi ha posto in primis nei riguardi della Europa dei 27, della Commissione e del Parlamento Europeo.

 

Alessio Mammi, assessore agricoltura Emilia Romagna

Alessio Mammi, giovane reggiano, assessore alla agricoltura della Regione Emilia Romagna è stato molto chiaro poche ore fa: “ La politica agricola comunitaria per essere più incisiva, più semplice e più efficace; deve vedere le regioni europee come prime autorità di gestione degli interventi e investimenti di sviluppo rurale a livello locale”. Dichiarazione che reputo fondante, intelligente, in linea con semplificazione della filiera della PA, sburocratizzazione, riduzione di uffici, eliminazione dei tanti passaggi e ore impiegate dalle aziende agricole a compilare modelli, moduli, schede, certificazioni: un grappolo d’uva Doc dalla pianta alla bottiglia passa in 20 “mani” diverse, molte su carta e basta.
Mammi ha trovato sponda forte in tutte le più grandi regioni agricole europee:  Açores, Andalusia, Provincia autonoma di Bolzano – South Tyrol, Auvergne-Rhône-Alpes, Baden-Württemberg, Bavaria, Bretagne, Castilla y Le’on, Emilia-Romagna, Extremadura, Lombardia, Nouvelle Aquitaine, Pays de la Loire, Sibiu County, Toscana, Wielkopolska.

Tutte e 16 riunite in Agriregions, hanno firmato la stessa lettera (altro segno importante di un vero federalismo europeo con rispetto delle identità territoriali e della unione-unità di intenti)  inviata al vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans.

«La Pac- afferma l’assessore Mammi – deve mantenere un collegamento stretto con le aree rurali attraverso le Regioni dell’UE, compreso il ruolo nella definizione e attuazione delle politiche di sviluppo agricolo e rurale a livello locale. Inoltre guardando ai nuovi orientamenti per la governance della futura Pac,  il ruolo delle Regioni rischia un drammatico ridimensionamento. Questo ostacolerebbe inevitabilmente la capacità della futura politica di sviluppo rurale di rispondere alle esigenze locali, di adattarsi rapidamente e in tempo reale alle sfide in evoluzione delle nostre zone rurali, prima fra tutte quella verso la sostenibilità ambientale e la ricerca».

 

In questo scenario, europeo e nazionale, sicuramente la Regione Emilia Romagna (come Toscana, Lombardia, Veneto, Puglia, Sicilia, Piemonte) rappresenta un motore agroalimentare non di poco conto, soprattutto se si ragiona in termini di macro-lander (mio pensiero almeno operativo da anni, non solo politico) per tanti temi rurali, produzioni, cibo, ambiente: penso alla biodiversità del fiume Po che è strettamente legata a produzioni di altissima qualità che potrebbe essere co-partecipata e co-gestita da azioni PSR uguali fra regioni diverse; la questione ambientale-forestale-appenninica che ha il bisogno di una agricoltura-sociale-presidiale totalmente diversa da una agricoltura estensiva-intensiva insieme.

L’unità di intenti e di proposte fra regioni diverse e regioni confinanti diventa automaticamente un modello di economie di scala, riforma istituzionale, semplificazione, obiettivi comuni, progetti aggregati più forti e più efficienti, come giustamente sottolinea Alessio Mammi.
guarda, giustamente, in particolare agli agricoltori emiliano-romagnoli, agli indirizzi di equità, di trasparente assegnazione, ma anche alle esigenze diverse nella stessa regione, proprio per conoscenza diretta sul posto e per attivare misure più incisive, visto anche che i fondi Pac potrebbero nei prossimi anni registrare una riduzione. Un modello regionale o macro-regionale, secondo noi, ne godrebbe l’intero sistema Paese non solo l’agricoltura, come esempio e come un passo in avanti nei rapporti fra Paesi europei, riconoscendo quindi anche delle peculiarità assai diverse, dalla piana olandese di Utrecht ai frutti e ortaggi e allevamenti dell’appennino Emiliano.

 

Un modello “infraregioni” o macro-regione per obiettivo condiviso, inoltre, potrebbe essere anche un supporto pratico alle filiere produttive o ai distretti tematici per utilizzare tutti i fondi messi a disposizione dalla UE, come fa la Regione Emilia Romagna e come giustamente evidenzia l’assessore Mammi.  Un plauso ulteriore va rivolto all’assessore Mammi che sta contribuendo alla proposta tutta italiana, di 15 regioni politicamente geograficamente e produttivamente molte diverse, per avere criteri oggettivi di assegnazione dei fondi Ue, rispettosa del Dna di ogni territorio ma misurabili e orientati da parametri “sul territorio” come numero e dimensioni imprese, superficie agraria e non coltivata, presenza popolazione rurale, valore aggiunto di certe produzioni che migliorano la Plv nazionale…..per meglio utilizzare tutte le risorse europee. Il gruppo di ItalianRegions insieme sono:  Emilia-Romagna, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Sardegna, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto e Province Autonome di Bolzano e di Trento.  «Le risorse del Psr devono essere utilizzate al meglio da tutte le Regioni – sostiene  Mammi – ma per riuscire occorre prendere a riferimento parametri nuovi, per arrivare gradualmente al 2023 con criteri che riguardano il merito. il tutto frutto di una mediazione».

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
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