Vino italiano in affanno… meglio distillare, ma servono regole!

Vino italiano in affanno… meglio distillare, ma servono regole!

By Giuseppe

Confagricoltura: Si stima che a fine maggio oltre 190.000 ettolitri di vino a Denominazione di Origine risultino invenduti soprattutto i vini a base Barbera, Dolcetto, Moscato e Cortese

Comolli:-“Tutto deve partire dalla vigna e dall’uva…  poi ci sarà anche la questione della distillazione volontaria e/o obbligatoria”

 

Newsfood.com  21 giugno  2025

 

 

Giampietro Comolli

 

Giampietro Comolli:
Il vino italiano, tutto, non solo quello piemontese come dice il recente comunicato di Confagricoltura, necessita urgentemente di un “Piano Nazionale” di affermazione, consolidamento, rilancio e risoluzione alla luce sia di eventi generali di crisi mondiale che di un calo dei consumi e del commercio che di una applicazione migliore delle recenti leggi Vite&Vino nazionale ed europee dal 2016, dal 2020 e dalla recente proposta nuova Pac e nuovo Progetto Vino UE proposto dal commissario Hansen.

Ma non solo il vino necessita di un piano generale e nazionale perchè il Testo Unico non ha dato tutte le risposte e presenta alcuni ritardi su fatti recenti, ma anche molti altri settori economici-imprenditoriali nazionali. Tutto non può essere governato e girare attorno alle funzioni e gestioni della finanza e delle banche e della assicurazioni bancarie.

C’è una grande fetta di imprese, imprenditori e consumatori che hanno “necessità” più forti e urgenti sia come fornitore di beni che di fruitore di consumi. il mercato, e il mercato capitalistico puro, oggi non risponde più alle volontà e alle necessità di massima “liberalità” di gestione, di iniziativa, di controllo, di servizi.
Le giacenze in cantina, la distillazione più o meno obbligatoria, le esportazioni in calo e anche pesanti in alcuni paesi, le riduzioni delle vendite annuali di certi “brand” iconici e storici, ed altro come per esempio il prezzo delle uve e la produttività delle vigne,  non lasciano speranza di un triennio  2025-2026-2027 positivo. quindi tutti gli interventi emergenziali nel breve periodo sono sempre utili e portano ossigeno, ma la vigna vive e produce per 30 anni, per cui il settore Vite&Vino è forse quello più debole di fronte ai lunghi periodi di crisi e che necessita di pano di lungo periodo. Ovvio che un piano nazionale deve poi trovare declinazioni “soggettive” regionali e interregionali: urgono sempre più dei PSR interregionali e non solo regionali. Ovvio che un piano deve differenziare i vini DO da tutti gli altri vini perchè sono un valore aggiunto italiano ed europeo da anni che però non deve creare barriere o vincoli alla libera circolazione delle merci.
Anche dazi e accise sono un problema, non solo le giacenze in cantina!
Tutto deve partire dalla “produzione” con una rivoluzione del modello di coltivazione, impianto, allevamento, ampelografia della vigna. tutto deve partire dalla vigna e dall’uva …  poi ci sarà anche la questione della distillazione volontaria e/o obbligatoria. Fatto sta che l’intero comparto Vite&Vino italiano (europeo) presenta una crisi che non è assolutamente passeggera, occasionale, temporanea ma si preannuncia come un cambiamento epocale.
Senza fare catastrofismo e terrorismo. Occorre attivarsi subito con una “visione ampia di alto profilo” tecnico produttivo legislativo e comunicativo. L’aspetto comunicazione “nazionale” negli ultimi 20-25 anni è stato abbandonato a favore dei mercati terzi e questo non ha favorito e agevolato a creare le “info” necessarie.
Ben venga una chiarezza sulla solidità e certezza per vini DO-IG, ma anche una produzione di vini che rispondano alle esigenze delle nuove generazioni e consumatori … ma senza svilire la storica millenaria bevanda.

La Francia ( Bordeaux, Bourgogne, Champagne, Chablis) hanno già attivato iniziative concrete  a sostegno produzione per approcciare nel tempo una nuova condizione di mercato (interno ed esterno) e di consumo. Auspichiamo per l’Italia un pronto intervento del ministro Lollobrigida e del ministro Urso.

Giampietro Comolli
Qui il comunicato di Confagricoltura Piemonte:

La distillazione straordinaria può essere utile, ma serve un Piano di rilancio del vino piemontese

 

“Considerato il complicato momento vissuto dal settore e la vendemmia ormai distante neppure un paio di mesi, è doveroso un confronto per analizzare le giacenze e programmare gli interventi futuri. La distillazione straordinaria può essere uno degli interventi di più semplice e immediata applicazione, ma è una misura emergenziale che deve poter essere applicata a tutti i vini a D.O. e con valori che vengano incontro alle possibili esigenze dei viticoltori di Langa e Roero. Va considerata, inoltre, come un tassello di un Piano di rilancio del comparto che deve essere più ampio e programmato tutti insieme per valutare, anche in considerazione del calo generalizzato dei consumi di vino, eventuali diminuzioni di rese per vini in sofferenza e una maggior spinta all’export attraverso la semplificazione di misure come l’OCM, che sovente sono poco flessibili e quindi non appetibili per le aziende”.

Con queste parole Gian Luca Demaria, presidente della sezione regionale di prodotto Vitivinicoltura di Confagricoltura Piemonte, commenta la lettera sottoscritta da Confagricoltura Piemonte e dai principali Consorzi di Tutela dei vini regionali e indirizzata al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, all’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni, e per conoscenza al ministro Francesco Lollobrigida, in cui vengono richieste misure urgenti per fronteggiare una situazione definita “tra le più delicate degli ultimi anni”.

 

Si stima, infatti, che a fine maggio oltre 190.000 ettolitri di vino a Denominazione di Origine risultino ancora invenduti e non contrattualizzati. A farne le spese sono soprattutto i vini a base Barbera, Dolcetto, Moscato e Cortese, che rappresentano colonne portanti della produzione piemontese. Tra questi, i più colpiti sono proprio i vini a base Moscato (circa 100.000 ettolitri) e Barbera, Dolcetto e Cortese (altri 50.000 ettolitri).

 

Il crollo degli scambi, sia in volume che in valore, è paragonabile alle gravi crisi del 2008 e del 2020, rispettivamente segnate dalla crisi finanziaria globale e dall’emergenza Covid. A ciò si aggiunge una produzione 2024 superiore alla media, il calo dei consumi sia a livello nazionale che internazionale, eventi climatici anomali e l’incertezza legata all’introduzione di dazi statunitensi sul vino europeo. Per far fronte a questa situazione, i Consorzi propongono una misura straordinaria: la distillazione di crisi per i vini a Denominazione di Origine, così da alleggerire le giacenze e stabilizzare il mercato.

“Le ragioni del calo dei consumi inoltre sono molteplici – spiega Demaria -. Su tutte le tante campagne sui presunti danni causati dall’alcool (non sempre propriamente corrette) e le mutate abitudini, specie dei giovani; serve quindi un grande lavoro congiunto per valorizzare la cultura del vino, in sinergia con i ristoratori del territorio”.

Serve una risposta immediata e concreta – conclude Demaria – per evitare che una crisi congiunturale si trasformi in una vera e propria crisi strutturale del settore”.

Ufficio Stampa e Comunicazione
Confagricoltura Piemonte
Corso Vittorio Emanuele II, 58
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e-mail: comunicazione@confagricolturapiemonte.it

 

 

 

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