Vinitaly 2025: tante incognite, una sola certezza, il vino sta soffrendo molto, by Comolli – OVSE

Vinitaly 2025: tante incognite, una sola certezza, il vino sta soffrendo molto, by Comolli – OVSE

By Giuseppe

INTERVISTA A GIAMPIETRO COMOLLI – VINITALY 2025: TRA CRITICITÀ E NUOVE DOVEROSE OPPORTUNITÀ

Momento critico per viticoltori e tutto ciò che ruota intorno al mondo del vino.
Enotria, la nostra l’Italia, nell’occhio del ciclone e le prospettive future non sono per nulla rosee…

Giampietro Comolli, presidente OVSE: tante incognite, una sola certezza, il vino sta soffrendo molto e si trascina dietro tutto un indotto di primaria importanza. Non perdiamo tempo a cercare colpe o responsabilità: troviamo una soluzione!

Newsfood.com  1  aprile 2025

Intervista a Giampietro Comolli, cinque domande mirate e risposte che ne sintetizzano e valorizzano il pensiero… piuttosto preoccupato!


Giampietro Comolli

1. Comolli, come si presenta il settore del vino italiano e mondiale in vista di Vinitaly 2025?

La situazione è piuttosto complessa. Il vino, soprattutto quello rosso e non di grido, è da anni in una fase di stallo. Anche le etichette top non crescono nei volumi, ma solo nei prezzi. I consumatori stanno cambiando, i mercati sono segmentati, e i giovani – in particolare la Gen Z – non dimostrano lo stesso attaccamento delle generazioni precedenti. In più, alcuni Paesi introducono tasse e accise all’importazione, mentre il potere d’acquisto cala nei mercati industrializzati. Insomma, ci troviamo in un momento di cambiamento profondo e serve una riflessione seria sul modello di produzione, promozione e consumo.

2. A suo avviso, quali sono i due fattori che oggi fanno davvero la differenza nel mondo del vino?

Senza dubbio il prezzo al consumo e il coinvolgimento dei giovani. Oggi non si può più ignorare l’importanza di un consumo responsabile, salutistico e consapevole. Servono strategie educative e informative, non solo campagne pubblicitarie. I social giocano un ruolo chiave, ma serve contenuto corretto e serio. I giovani vanno intercettati non con moralismi, ma con proposte concrete: sostenibili, trasparenti, moderne.

3. Cosa si aspetta da Vinitaly 2025? Quali saranno i temi caldi?

Mi aspetto un’edizione ricca, interessante, anche fuori dagli spazi classici di fiera. Verona sarà animata da eventi, degustazioni, incontri, con Vinitaly in the City che coinvolgerà tutta la città dal 4 al 6 aprile. I temi forti saranno i dazi e il rapporto tra vino e salute. Inoltre, il nuovo pacchetto vino della UE apre uno spiraglio interessante, anche se manca ancora una visione completa sul legame diretto tra produttore e consumatore. La Francia, ad esempio, sta già sperimentando nuovi modelli di vendita e riduzione delle rese, noi dobbiamo imparare e adattarci.

4. Quale è oggi il peso reale del vino italiano sul mercato nazionale e internazionale?

Il vino è un vero e proprio core business per l’Italia. Parliamo di 14,5 miliardi di euro di valore all’origine, 670.000 ettari coltivati, oltre 300.000 aziende viticole e 34.000 cantine. L’indotto diretto arriva a 30 miliardi, e con l’indotto indiretto si arriva addirittura a 45 miliardi di euro. L’export ha raggiunto il record di 8,1 miliardi nel 2024, con gli USA al primo posto con 2 miliardi di euro. Il vino italiano ha colmato molte distanze rispetto a quello francese. E va considerato anche il valore culturale e sociale, con 29 milioni di consumatori italiani e 11 milioni di consumatori abituali.

 

5. Cosa servirebbe, secondo lei, per un vero salto di qualità nel settore e, soprattutto, per un futuro più equilibrato per i viticoltori e le figure professionali del mondo del vino in Italia?

Manca un modello educativo alla base. Il vino va raccontato e insegnato fin da piccoli, come parte della cultura del cibo e della tavola. Mancano strumenti per sostenere la formazione del personale al banco, dei sommelier, e per rafforzare l’enoturismo e la vendita diretta. Serve un rapporto più umano e meno elitaro tra vino e consumatore. Non bastano le fiere: servono eventi diffusi, coinvolgenti, accessibili. Il vino deve tornare a essere un simbolo di convivialità quotidiana, non solo un prodotto da esposizione o da investimento. Anche il riconoscimento Unesco della cucina italiana dovrebbe includere il vino come parte integrante del patrimonio gastronomico.

Vedi anche: Giampietro Comolli Vinitaly site:newsfood.com

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