Vinitaly 2025 by Comolli – Dal 1981, 45 anni a Vinitaly

Vinitaly 2025  by Comolli – Dal 1981, 45 anni a Vinitaly

By Giuseppe

Giampietro Comolli, 45 anni di esperienza professionale a Vinitaly

 

Ricordo bene la mia prima esperienza a Verona, era il 1981,  e anche l’ultimo per tanti motivi e assai diversi: il primo perché era tutto nuovo, tutto da fare… 

Verona, 9 aprile, ultima giornata di Vinitaly 2025

 


Giampietro Comolli, presidente OVSE – a Vinitaly dal 1981:

– “Vado al Vinitaly dal 1981, sempre, mai mancato.
Le mie esperienze?
1981-1982 da produttore con le bottiglie della mia cantina nello stand enoteca Regione EmiliaRomagna; poi come Coldiretti; poi dal 1986 per consorzi vini e aziende, osservatorio vini, editore, associazioni enogastronomiche relatore in convegni…
Ovviamente ricordo bene il primo e anche l’ultimo per tanti motivi e assai diversi: il primo perché era tutto nuovo, tutto da fare e c’era una empatia con il pubblico locale formidabile (ricordo i carrelli e le borse dei visitatori carichi di bottiglie aperte da portare a casa) e l’ultimo per le notizie di attualità e l’impegno sempre più forte e vivo sul tema vino e consumi”.


 

Di Giampietro Comolli
in esclusiva per Newsfood.com

Vinitaly 2025 fra allarmismi e positività. Urgono idee chiare e disponibilità di mezzi pubblici e privati. Parabola di figure effimere e virtuali.   
Il grande evento del vino italiano (e non solo) si è chiuso oggi  dopo 4 giorni di kermesse ricca di decine e decine di eventi e incontri in tutti i padiglioni e in tutte le circa 4000 cantine presenti. In sintesi brutale il Vinitaly è andato meglio di Prowein almeno nei numeri delle presenze di addetti ai lavori che lavorano, che sono direttamente impegnati nel business del vino, direttamente e indirettamente.
Dusseldorf aveva fatto segnare un certo calo di interesse e di partecipazione. Eppure l’edizione veronese di quest’anno sicuramente segna un calo di presenze. Si circolava meglio in tutti i padiglioni, anche di domenica. Come al solito un gran numero di giornalisti, più o meno che scrivono non di Vinitaly, ma del vino italiano e non solo, ma soprattutto un exploit mai visto dei così detti influencer tiktoker onlyfanser.

Passare in sala stampa, davanti al banco caffè  – con sempre una grandiosa gentilezza degli adulti coadiuvati da stupenti aiutanti-ragazzi diversamente abili – sostavano diversi addetti e non addetti, mai visti prima, giovanissimi fra i 20 e i 30 anni, soprattutto (8 su 10) donne perennemente connesse, perennemente a fotografare di tutto soprattutto se stesse, intente a capire dove sono e cosa fare. Ovviamente supporter di singole imprese. di tante imprese vitivinicole che evidentemente si appoggiano a queste nuove figure nel tentativo di sviluppare valorizzazione, pubblicità, promozione, attrazione.

Sembra, però, che i commenti di imprenditori del vino che hanno richiesto questi servizi , siano non positivi. grande delusione dicono. Domanda: credevano che qualche foto facesse vendere molte bottiglie? Una altra figura – ricordo qualche anno fa l’amico Alessandro Regoli che coniò il termine winelover – diffusissima quest’anno in tutti i contesti, degustazioni, assaggi, presentazioni è stato il wineeducator.
I sommelier cosa dicono, e cosa dice chi ha alle spalle alcuni corsi biennali con Veronelli, Ais, Fisar, FondazioneS, Onav ecc..?!  Sono dei mentori, sono degli agevolatori al consumo, sono facilitatori alla conoscenza del vino con o senza degustazione? Sono dei professori e docenti di viticoltura ed enologia, enogastronomia, enoturismo?  Sembrerebbe di no.
Ma questo è il contorno oggi del mondo del vino che – mi piace ricordare – è un comparto produttivo-economico-occupazionale-commerciale … che ha ben altre necessità, che abbisogna di competenze professionali consolidate, soprattutto da questo mese di aprile 2025 che si è aperto con la “bomba dei dazi “, come più di uno ha detto dai diversi palchi nei vari padiglioni. Altri addirittura hanno parlato di “caduta libera del vino e imprese sull’orlo della crisi”!
Resto convinto che i dazi siano uno strumento errato dello scambio commerciale e soprattutto della economia (e anche finanza oggi) perchè portatore di ulteriori fattori incidenti sulle imprese. Di per se stessi i dazi (come le accise e come le imposte al valore aggiunto) sono prebende a favore di qualcuno e a carico di qualcun altro, ma che se non “misurate” correttamente possono creare nel breve e medio periodo diversi problemi.
Ribadisco che un incremento di 2 euro su 10 euro di costo totale alla dogana di una bottiglia di vino italiano non cambia il mercato e il consumo. Diventa pericoloso se dura nel tempo, si assomma a inflazione e forti cali di ordini e consumi e se – soprattutto e indipendentemente da quello che dice e scrive qualche sindacato vinicolo – non avviene un accordo di filiera fra produttore-esportatore, importatore americano, distributore americano.
Infatti stiamo parlando di un problema dazi con un solo paese al mondo, grande e forte, ma uno su 200 !! Il vero problema esiste se ogni passaggio di bottiglia comporta un aumento del 20%, speculativo e furbesco perchè non ci si è seduti ad un tavolo, determinando che una bottiglia da 10 euro poi sullo scaffale dell’enoteca viene messo in vendita a 50 euro.
Ma oltre ad allarmismi infondati, a indecisioni, a paure più o meno velate legate ai famigerati “dazi trumpiani” , ci sono stati alcuni segnali positivi e interessanti sia di carattere economico, che istituzionale,  che legislativo che propositivo. Una nota positiva viene dai due importantissimi Commissari europei intervenuti e invitati dal governo italiano che – a mio modesto parere dopo 45 presenze consecutive a Vinitaly – hanno espresso pareri completamente diversi dai predecessori.
Oliver Varhelyi, commissario della salute, ha più volte detto che un calice di vino (ndr: vero con alcol giusto) al giorno e a pasto non fa male, come prevede la dieta mediterranea, nota e riconosciuta per la sua salubrità e sanità nutrizionale compreso vino e olio evo.

Christophe Hansen, commissario all’agricoltura del secondo mandato Ursula-UE, ha sostenuto in più interviste che il “pacchetto vino” di prossima emanazione terrà conto anche dello scossone dei mercati, della situazione economica di crisi, soprattutto guarderà al sostegno delle imprese vitivinicole. Questo va in linea con quanto già richiesto da  Osservatorio-Ovse in merito alla revisione delle norme restrittive di austerità UE su aiuti di stato, liberazione di fondi fermi, nuove destinazione dei fondi di equilibrio e coesione, modifiche dei piani Pnrr per i paesi che li hanno adottati. Un cambio di impostazione straordinario per una UE forse non più dipendente dalle imposizioni tedesche.

Abbiamo assaggiato diverse “bevande No-Lo”  nazionali. C’è ancora molto da fare. Si prevede crescita sia sul mercato interno che export. Qualcuno sostiene che sia un errore e un autogoal per il vino. Altri come il sottoscritto chiedono solo una maggiore e attenta designazione e presentazione del prodotto in etichetta principale e non e in confezionamento in modo da non creare confusione e dubbi nel consumatore: questo sarebbe deleterio per tutto il comparto. I migliori assaggi quelli che partono da mosto di uva, meglio di bacche rosse e morbido, ma anche bianco aromatico, meno quelli da vino già finito!  Ma mai e poi mai usare la parola vino. Cambiare forma bottiglia, modo di etichettare, eliminare tappo di sughero… potrebbe aiutare il consumatore.
Finalmente parte un corso post-laurea dedicato solo a creare figure quadro e dirigenti di consorzi di tutela, associazioni e per imprese vinicole perchè il settore richiede specializzazione in materia che sia globale dal diritto agrario alla viticoltura, dalla enologia al commercio mondiale.
Oggi girando fra gli stand e fra i consorzi è molto evidente la carenza di figure direzionali di alto profilo, competenti in tutta la filiera, perchè chi fa tutela (e promozione) deve avere anche la capacità di procacciatore e inventore di soluzioni e di progetti tecnologici, digitali, innovativi e conoscitore di leggi internazionali.
Per ultimo uno sguardo ai vari dati di mercato lanciati nei diversi contesti e consessi: emerge chiarissimo che c’è un andamento positivo (anche di qualità e di appeal) per i vini bianchi di territorio tranquilli profumati ma asciutti, ancora degli spumanti ma soprattutto e quasi solo nella linea Prosecco, un po’ Franciacorta, Trento e Alta Langa;  i rosati tengono e crescono ma devono essere di alta qualità e da uve potenziali; vini frizzanti e passiti in forte calo, come pure in calo ma senza allarmi per i vini rossi tranquilli giovani e riserva con eccezione delle etichette premium.
Il tutto inserito in un contesto di mercato nazionale dove il prezzo al consumatore fa veramente – oggi – la differenza.
Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
Direttore Giuseppe Danielli (Linkedin)Redazione
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