Consorzio Oltrepò Pavese, una donna e il coraggio di cambiare lo statuto!
23 Febbraio 2025
Oltrepò Pavese: nuovo statuto votato dal 98% – Svolta epocale! Plauso di Giampietro Comolli
Consorzio Oltrepò Pavese, una donna e il coraggio di cambiare lo statuto!
Newsfood.com, 22 febbraio 2025
Nota del direttore
Quanta uva deve produrre un associato e quanto vino bisogna vendere per pagare gli stipendi e i vari benefit, del direttore e dei componenti del CDA di un consorzio? Chi ne decide l’entità e gli eventuali aumenti?
Non pretendo una risposta ma, pare, che in alcuni casi non si possa proprio parlare di equo compenso…
I soci di minoranza, però, possono inginocchiarsi davanti alla scrivania del suo Direttore e parlare da pari a pari…
Giuseppe Danielli
L’Oltrepò del futuro nasce oggi: votate con un plebiscito due importanti novità che segnano la svolta rispetto al passato. Un nuovo statuto rivoluzionario — più equilibrato, trasparente e di filiera — e il rinnovato disciplinare della DOCG.

È una giornata che rimarrà scritta nei libri di storia del territorio quella di oggi. Due cambiamenti epocali sono stati votati dall’Assemblea dei Soci, riunitasi in convocazione ordinaria e straordinaria: un nuovo statuto, nel segno dell’equilibrio, della trasparenza e della filiera, e un nuovo disciplinare per la DOCG.
«Si tratta di modifiche rivoluzionarie per l’Oltrepò del vino» ha dichiarato la Presidente Francesca Seralvo, proseguendo «Siamo fieri di aver portato a termine, ad un solo anno dall’insediamento del nuovo CdA, le due più importanti riforme che gettano le basi per un autentico rilancio del nostro territorio. Con lo Statuto — votato da oltre il 98% dei presenti—, siamo intervenuti in particolare sul sistema di voto, la rappresentanza per i produttori più piccoli e la valorizzazione della filiera… (leggi tutto)
Sono anni che Giampietro Comolli, autorevole uomo del vino, fondatore e presidente di osservatorio.ovse.org, si batte per ristabilire un equo equilibrio tra i soci di un consorzio… finalmente qualcosa si muove. Grazie a una donna: Francesca Seralvo
Giampietro Comolli, perchè è così importante la modifica dello Statuto del Consorzio Oltrepò Pavese? Ci voleva una donna come Francesca per riuscire a smuovere un orpello così pesante per i piccoli vignaioli?
E’ auspicabile che questo sia un primo tassello di un lungo domino che interessa i soci di minoranza cronica di molti altri consorzi?
Giampietro Comolli:
Finalmente! Bravi! Complimenti Signora Presidente.
Forse ci voleva proprio una donna per arrivare a questo traguardo. Il consorzio dell’Oltrepo Pavese (OP per gli amici) ha finalmente cambiato statuto e impostazione nella “gestione-rappresentatività” dell’organo dirigenziale dell’ente di tutela principale e unico della intera provincia di Pavia.
Un esempio per tanti distretti Docg-Doc-Igt del vino italiano che sono nelle stesse condizioni.
Negli anni 1999-2000 il Ministero delle politiche agricole accolse la proposta della neo-fondata Federdoc di impostare – per legge – le strutture operative e dirigenziali dei consorzi di tutela. Si aveva – al tempo – ben chiaro il quadro nazionale, campanilistico, settoriale, multilaterale dei vari distretti produttivi.
Pochissimi erano i consorzi di tutela monoprodotto con omogeneità di imprese e di soci, molti consorzi rappresentavano il 30-40% totale delle produzione. L’obiettivo Federdoc e ministeriale era univoco. Non c’erano altri soggetti privati del comparto in grado di fare un progetto completo aggregante e di sistema. L’obiettivo era quello che ogni ente di tutela restasse volontario (ogni vignaiolo è libero di scegliere se produrre Doc o non Doc) ma adottando certe regole ci fosse la possibilità di “governare e indirizzare” l’intera DO-IG: cioè un produttore poteva anche non associarsi, ma le norme consortili (nell’ambito di leggi nazionali) dovevano essere condivise, accettate, messe in pratica da tutti i produttori se almeno 2/3 delle teste, produzione, imbottigliamento fossero associati e se le scelte assembleari fossero prese con grande maggioranza, meglio all’unanimità.
La norma generale che ne scaturì – ovviamente discussa a lungo e poi approvata con il consenso di tutti, con qualche naso storto – era però una soluzione meno precisa e dettagliata della originaria, quindi lasciando alcuni margini interpretativi e non chiarendo certi rapporti. Il punto nevralgico era uno solo: la modalità di votazione in assemblea soci del Consorzio, cioè il peso di ogni socio all’urna, e la composizione del consiglio di amministrazione. Il ragionamento si muoveva fra le norme civilistiche delle cooperative (un voto e una testa) e le modalità di governo delle società (più azioni e più voti).
Fu deciso di dare una uguaglianza di peso alle tre categorie professionale (viticoltori, vinificatori, imbottigliatori) nel consiglio di amministrazione (organo principale decisionale) e di consentire un voto “ponderale” del singolo socio alla assemblea. Fu subito evidente che i viticoltori e i piccoli produttori avevano meno chances e dovevano essere uniti al 100% per ottenere obiettivi, mentre i più agevolati erano le grandi cantine che vinificavano-imbottigliavano grosse quantità.
La Federdoc diede un consiglio di usare la ponderalità proporzionale a scaglioni stretti e larghi (unità di conto) a secondo della fotografia produttiva. Ma non fu accettata o capita da molti. Si può dire che tutti i consorzi adottarono lo stesso sistema: un voto ponderale rispetto alla quantità di prodotto in carico (quintali uva, ettolitri vini, numero di bottiglie) diviso per fasce o scaglioni di quantità, ma con un “valore” per unità di prodotto uguale sia per il socio con 1 quintale di prodotto e il socio con 1000 quintali. saltava fuori una moltiplicazione sperequata. Fu una interpretazione che determinò effetti normali in molti consorzi “omogenei” per testa e per volumi aziendali, mentre creò una specie di “barriera-blocco” negli altri, a meno che non si adottassero “prassi” pre-consiglio di patto sindacale (ma non c’erano direttori di consorzi in grado di governare una tale impostazione).
L’OP ha sempre avuto un problema di gestione della tutela (come altri territori: Colli Piacentini, Garda, Colli Bolognesi, Terre di ecc..) perchè enorme era la disparità fra le 3-4 aziende coop, 5000 aziende viticole tendenzialmente omogenee, 200 aziende vitivinicole di piccole dimensione con qualche decina (centinaia) di migliaia di bottiglie, rispetto a milioni. Oltre a questo, la complicanza dettata da 50-60 tipologie delle diverse denominazioni. Eppure OP è una delle più antiche e più grandi e più prestigiose realtà vitivinicole nazionali, con una capacità produttiva per diverse tipologie, sapendo soddisfare gusti diversi dei consumatori, patria indiscussa del Pinot Nero in Italia, compreso lo spumante “metodo tradizionale” e le bollicine “rosè”, una peculiarità. Oggi il Consorzio ha deciso, con deliberazione assembleare favorevolmente accolta del 93% e 98%, di dare ai piccoli produttori una base di voti significativa (oltre a quelli calcolati per scaglione che sarà più ampio e meno ampio al crescere dei volumi) per calmierare il gap fra piccoli e grandi produttori. In poche parole: in assemblea 50 produttori piccoli avranno 500 voti base + 400 voti calcolati e i produttori grandi (come media e come esempio) avranno 300 o 400 voti a testa. Quindi senza almeno il 51% dei piccoli produttori, non si avranno certe deliberi. E’ il re-equilibrio di una disparità eccessiva di prassi che ha sempre messo la produzione locale nelle mani di grandi cantine e spesso il riscontro di immagine e valore è stato penalizzato e penalizzante.
Anche i commenti dei principali produttori dell’OP sono favorevoli e questo fa piacere. Un esempio per altri Consorzi. Ovviamente questo non risolve tutti i problemi che una zona vitivinicola come OP aveva ed ha, ma consentirà di prendere decisioni più conformi a un maggior numero di imprese e di imprenditori che potranno viaggiare ad una velocità diversa e sarà uno stimolo per le grandi Coop vinicole a puntare su altre strategie e soluzioni. Questo è l’augurio. In più il momento economico-enologico nazionale e mondiale si presenta in grande evoluzione, indecisione, rivoluzione per cui il fattore produzione “volumi ed ettari” assumerà una minore valenza interna ed esterna al distretto, girando il baricentro verso la qualità diffusa, la produttività ad ettaro, il prezzo diversificato, meno etichette, identità tipologiche, riconoscibilità del territorio-distretto integrato. Tutti fattori su cui l’OP dovrà ancora lavorare ma con una prospettiva in discesa….se non avvengono ripensamenti e revisioni da parte di organismo extra consortili. Sarà una prova del “9”. E’ stato rivisto anche il disciplinare di produzione Docg. Per fortuna è stato ripreso il famoso “Classese” uno dei primi brand dei vini spumanti metodo tradizionale italiani che è stato emarginato e confuso per colpa di altre scelte, alla fine mai totalmente accettate e condivise. Sicuramente un ritocco anche ai disciplinari Doc e Igt sarebbe auspicabile per “semplificare” la accessibilità del consumatore.
Newsfood.com, 22 febbraio 2025
Curriculum Professionale -settore Vino- di Giampietro Comolli
Giampietro Comolli,
40 anni tra vigne, cantine, mosti, bollicine, leggi e regolamenti(Piacenza, 21 luglio 1954)
Agronomo, enologo, economista e giornalista, è un accademico della vite e del vino con una carriera di oltre 40 anni nel settore vitivinicolo italiano e internazionale. Esperto di legislazione enologica, mercati del vino e strategie territoriali, è autore di migliaia di articoli e consulente per aziende e istituzioni.
Background e Formazione
- Laurea in Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari
- Master in Politica Economica Agricola a Strasburgo
- Ricercatore presso l’Istituto di Viticoltura dell’Università Cattolica di Piacenza, sotto la direzione del Prof. Mario Fregoni
- Formazione in degustazione vini con Arcigola e Luigi Veronelli
- Membro di commissioni di degustazione e regolamentazione dei vini do-ig in CCIAA e Ministero Politiche Agricole
Carriera e Incarichi
✅ Settore Vitivinicolo e Legislazione
- Fondatore e coordinatore nazionale di FEDERDOC (1998-1999), la federazione nazionale dei Consorzi di tutela vini
- Co-estensore della Legge 164/92 per la regolamentazione dei vini italiani DO-IG
- Membro e consulente di commissioni nazionali e internazionali sulla certificazione e la tutela dei vini
- Direttore e consulente per Consorzi vitivinicoli:
- Consorzio Tutela Vini DOC Colli Piacentini (7 anni)
- Consorzio Franciacorta (8 anni)
- Consorzio Tutela Vini Terre Gavi DOCG (4 anni)
- Costitutore dei Consorzi tutela Val di Cornia e Bolgheri-Sassicaia
- Advisor per aziende in Oltrepò Pavese, Tenuta Caccia al Piano e Costa degli Etruschi
- Promotore del riconoscimento UNESCO per le Colline del Prosecco e Valdobbiadene DOCG
✅ Ruoli Dirigenziali e Strategici
- Direttore generale strategia del Gruppo Lunelli (Ferrari – Tenute Lunelli – Segnana – Surgiva) per 3 anni
- Direttore Forum Spumanti Italia per 7 anni
- Direttore Altamarca Valdobbiadene Prosecco per 9 anni
✅ Enogastronomia e Comunicazione
- Selezionatore ufficiale dei vini per i pranzi e cene dei Capi di Stato nei G8 di Napoli, Genova e L’Aquila
- Conduttore della rubrica vino su “Vivere Meglio” (Mediaset – Rete4, 2008-2012)
- Fondatore e curatore della guida vini Alpe Adria per 5 anni
- Editorialista per Bubble’s Italia Magazine, Il Sole 24 Ore, La Stampa e altre testate
- Ospite e consulente enologico su Rai, Rai Play, UnoTv, Radio 24, Radio Rai Uno
✅ Attività Attuali
-
Presidente di OVSE – Osservatorio Economico Vini e Spumanti
-
CEO di CEVES-Uni per analisi e controllo qualità di vini e cibi
-
Consulente per distretti produttivi e turistici del vino
-
Leader nel settore del wine e-commerce e lean trade
-
Visiting Professor di enoturismo e storia vitivinicola europea
-
Assaggiatore professionista di circa 2.000 vini all’anno per importatori, esportatori e aziende
-
Autore di oltre 3.900 articoli sul vino
Redazione Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
Direttore e Fondatore
Giuseppe Danielli





