Vino Grillo – una rarità troppo nascosta di Giampietro Comolli

Vino Grillo – una rarità troppo nascosta di Giampietro Comolli

By Giuseppe

Doc Grillo Classico Territorio antico originario del trapanese…

Confini ideali fra l’oasi Wwf, la Preola, Petrosino, Mazara, Marsala e il fiume Delia… come nella terra dei Roussillon

 

Newsfood.com, 1 gennaio 2025

 

Vino Grillo – una rarità troppo nascosta di Giampietro Comolli – Doc Grillo Classico Territorio antico originario

Vigne e vino di Grillo. Una eccellenza di Sicilia mescolata, diversificata. Chiede e merita una autenticità unica esclusiva identitaria 
Confini ideali fra l’oasi Wwf, la Preola, Petrosino, Mazara, Marsala e il fiume Delia… come nella terra dei Roussillon.   
Trapani, la cullo del Grillo
In tutte le Regioni, o perlomeno in gran parte,  come Abruzzo, Marche, Puglia, Basilicata, Friuli, Sardegna, si stanno valutando nuovi interventi in viticoltura e, ovviamente, anche a livello nazionale. Molti disciplinari Docg, Doc, Igt sono sul banco degli esami, delle prove.
Nei prossimi 24 mesi arriveranno sul tavolo del nuovo comitato nazionale vini presieduto dall’enologo, esperto e  amico,  Michele Zanardo, veneto e sostenitore, a suo tempo, del nuovo corso tecnico della piramide del Prosecco. Ci si augura, come Ovse e CevesUni (osservatrio.ovse.org), che le modifiche dovranno obbligatoriamente interessare più il mondo produttivo che commerciale. E’ il momento di ripartire dai territori come è avvento fra il 1986 e 1992, lasciando su un altro binario “europeo” il tema dei mercati e degli scaffali.   Ovvio che i riflessi e le scelte dei “distretti produttivi di territorio” poi ricadono sul mercato cercando di offrire valide e certe identità territoriali che rispondano a esigenze e richieste del consumatore finale, nazionale e internazionale.
Le notizie che stanno arrivando dai vari punti cardinali del pianeta non sono eclatanti e di prospettiva. Ci sono Regioni che producono milioni di quintali di uva bianca e rossa e quasi la metà è appannaggio del mondo cooperativo che ha svolto e dovrebbe/potrebbe svolgere in futuro ancora più la funzione non solo di acquisto della materia prima ma anche e soprattutto quella visione sociale e civile che ha consentito a molti territori vocati di mantenere negli anni una estensione coltivata che garantisse un reddito ma soprattutto ” un presenza” sul territorio. Invece si sente parlare di Coop in fase di chiusura o di riduzione del 30-50% della produzione.
Certi “Territori” hanno pochissime alternative, legate a condizioni antropologiche e vita difficili di insediamento, di permanenza e mantenimento sul posto di famiglie che garantiscano anche indirettamente una cura ambientale, paesaggistica, sociale e civile dei luoghi.
Lo stesso presidente Mattarella nel discorso di fine anno ha richiamato l’attenzione. Tutto questo deve essere al centro delle attenzioni della politica nazionale, ma soprattutto regionale e provinciale: quindi le attività produttive della terra – concepite in termini di distretti tematici ma aperti cioè multilaterali e con forte identità – devono essere salvaguardate nel suo insieme, partendo dalle produzioni economicamente sostenibili come mele, arance, olive, olio e vino. Oggi è ancor più indispensabile una presenza fissa, una produzione continua, una visione di territorio “strategico” da parte degli enti locali. Lasciare tutto alla domanda e offerta del mercato, alla libertà di impresa, alla capacità individuale di salvarsi… è una forte miopia che pagheremo cara. Difendo a spada tratta la libera iniziativa e  imprenditorialità, ma ci sono contesti, momenti, funzioni, gestioni, luoghi che obbligano la Regione e i comuni a intervenire in modo diretto, primario, cospicuo.
IL VINO GRILLO DI SICILIA

Recentemente abbiamo assaggiato come Osservatorio CevesUnioltre 120 etichette di vino in cui erano presenti in modo prevalente – come dichiarato e scritto dai produttori – uve del vitigno Grillo, certificati (almeno 85%). Il vitigno Grillo ha patria indiscussa e capitale mondiale nella provincia di Trapani, quell’area più o meno ristretta e definita che dal mare sale dolcemente, fra bagli e masserie che abbiamo più volte visitato fino a Salemi. Una area viticola vasta, diffusa, intensa dedicata al vitigno Grillo che è – e deve essere – un patrimonio locale esclusivo da diffondere nel mondo per qualità e per caratteristiche. E’ un vitigno poliedrico in grado di vivere alla grande in abito smoking e frack di un vino da meditazione ma anche con vestigia quotidiane e di serata conviviale fra amici. Fra questa poliedricità bisogna lavorare perchè il “Distretto Grillo” si compone di imprese private individuali ma anche di cantine cooperative vitivinicole che preferisco connotare come “cantine sociali”. Un mondo cooperativo, oggi, in crisi per diversi fattori fra cui una collocazione nella filiera produttiva-commerciale che a volte ha creato problemi,  ma soprattutto per aver perso o accantonato o dimenticato anche lo scopo primario sociale-territoriale. E’ indispensabile “ripassare” per il mondo cooperativo in certe aree produttive del paese perchè strumento di sostenibilità ambientale, recupero e sviluppo, non tanto nel commercio….quanto come impresa che organizza, programma, pianifica, gestisce una parte del mondo produttivo viticolo, diffuso e spezzettato, che necessità più di una certezza di collocazione delle uve ad un prezzo dignitoso e di un reddito del proprio lavoro.

Da questo punto nevralgico siamo partiti per arrivare a identificare un obiettivo unico e strategico in cui la Regione Sicilia è chiamata a una scelta drastica pro-vita dei distretti produttivi specializzati e le cooperative ritornare ad essere cooperative sociali di territorio. La Regione deve mettere sul tavolo non sussidi, non bonus, non assistenzialismo, non una cassa …ma strutture, infrastrutture, strumenti, attrezzature vitali soprattutto “fuori” dalla cantine e verso i singoli produttori di uva consentendo di realizzare una qualità continuativa e alta , una remunerazione dell’uva consona, un insieme di punti di riferimento sul territorio di servizio e di gestione che garantiscano sicurezza e continuità per le vecchi e nuove generazioni soprattutto. non si può pretendere che giovani di 20 anni, neo laureati, restino a fare il viticoltore a 30-50-60 euro al quintale di uva indiscriminata, non qualificata, non pagata in base a resa e caratteristiche organolettiche facilmente riscontrabili. le terre siciliane sono “attrezzate” da millenni per la viticoltura, occorre fornire una identità certa e strumenti gestionali ampi e dedicati. Per questo nasce l’idea del “grillo doc classico” per una area antica e storica di produzione che unisca comuni diversi sotto un unico cappello per una tipologia unica, per un vino di alto pregio e di facile consumo e abbinamento ricercato dalle nuove generazioni. non parlo di de-alcol ma di titolo ideale a tavola. consumo consapevole.

In questa terra siciliana, esiste una Doc, la Delia Nivolelli, poco utilizzata con molte tipologie, troppe che non identificano il binomio, vino-territorio, attraversata dal fiume Delia che potrebbe ricordare il fiume Agly in Roussillon, con i vari cru su una sponda e l’altra in un territorio che coinvolge i comuni di Mazara, Petrosino, Marsala, Salemi. Senza togliere nulla a Marsala e al suo grande passito, senza dimenticare altri vitigni bianchi siciliani di pregio, “il Grillo” ha una storia importante, un dna dell’Isola Grande, merita una patria indipendente per significatività, numeri,  clima.
In loco vigne e masserie sono già espressione di una identità di terra, come i vini che abbiamo assaggiato delle zone di Castelmonte, Aimone, Busala, Strasanti, Perriere, Borgata, Giudeo, Mirabile, Caruso, Mozia, Altavilla, Cusumano, Feudo, Barraco, Mandrarossa, Gorghi Tondi circondate  dall’Oasi protetta del WWF e dal Lago Preola. Ovvio anche che un disciplinare autonomo e indipendente qualificherebbe il vino Grillo (come è stato per il Prosecco!!), soprattutto se di una sola tipologia, assoluta, unica, con rese in vigna conformi a una attenzione al suolo e al clima, più esteso che intenso con una guida specifica per la qualità e la raccolta delle uve al tempo giusto. Un vino che sia solo tranquillo, giovane e fresco, floreale e vegetale, con salsedine pietrosa e sottile iodio, piacevole e … una gradazione sostenibile, realmente. L’augurio è che tutto possa nascere in fretta rappresentando, come scritto all’inizio, la strada di prospettiva per il valore umano e produttivo che l’area esprime e che non deve perdersi.
Giampietro Comolli

 Doc Pantelleria, zibibbo

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli

Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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