Giuseppe Pizzolante Leuzzi, enologo Cantina Cupertinum

Giuseppe Pizzolante Leuzzi, enologo Cantina Cupertinum

Giuseppe Pizzolante Leuzzi, enologo e regista nella Cantina Cupertinum

La Cupertinum e i vini del Salento al vertice della qualità

Intervista (… la prima è del 2010 e la seconda è del 2016) all’enologo Giuseppe Pizzolante Leuzzi, da 11 anni alla guida enologica della storica Cantina di Copertino – erede del mitico Severino Garofano – uno dei padri nobili dell’enologia italiana e Salentina -consulente della Cupertinum per 45 anni

Indubbiamente il successo di ogni impresa è dovuto al campione, al fuoriclasse, a colui che, con la sua bravura personale è sempre in corsa per il podio.
Non dobbiamo però dimenticare o sminuire il ruolo di tutti i componenti della squadra che, insieme a lui, lottano e soffrono per la vittoria. Altra cosa di immensa importanza è avere la completa fiducia dei vertici, per questo un plauso va al Presidente Francesco Trono che, lasciando carta bianca per le problematiche tecniche enologiche a Giuseppe Pizzolante Leuzzi, può dedicarsi alle altre incombenze aziendali.Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
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Incontriamo il nostro campione, l’enologo Giuseppe Pizzolante Leuzzi per capire le strategie adottate in vigna e in cantina per portare i vini del salento della Cupertinum, storica Cantina di Copertino, ai vertici del successo. Pizzolante Leuzzi è un enologo che vanta già una certa notorietà presso l’Associazione Italiana Sommelier e altre realtà del settore per omaggiare la carriera di un uomo che si è dedicato al Negroamaro e ai suoi varietali, alla conoscenza dei territori salentini più adatti, all’influenza dell’Adriatico e dello Ionio sulle colture. Possiamo affermare che  il Negroamaro ha ben pochi segreti  per Giuseppe Pizzolante Leuzzi.
E’ il momento giusto per fare un bilancio della sua conduzione enologica della Cupertinum.

Newsfood.com Intervista  Giuseppe Pizzolante Leuzzi, enologo della Cupertinum

Sono passati undici anni  da quando hai iniziato la collaborazione con la Cantina Cupertinum nel gennaio del 2010,  sei soddisfatto del lavoro svolto e dei risultati raggiunti?

Quando si assume l’incarico della conduzione enologica di una Cantina storica, fondata nel 1935, bisogna fare necessariamente i conti con le sue radici, con il suo patrimonio, non è possibile fare tabula rasa. Nel corso di questi anni abbiamo introdotto nuove etichette come il Bianco e il Rosato Squarciafico, il Settantacinque, il Primitivo, la grappa Le Viole da uve Negroamaro della zona Copertino doc, e inventato il Glykòs, primo passito da Negroamaro in purezza, che tanto successo sta continuando ad avere dal 2012, anno della prima vinificazione. Abbiamo anche valorizzato il rosato Spinello dei Falconi, a iniziare dal nome molto evocativo – dedicato a un nobile copertinese.
Per i vini rossi a base di uve Negroamaro ho scelto di puntare sulla freschezza per il Negroamaro Igt Salento, mentre di tenermi nel solco della tradizione per i tre a denominazione d’origine controllata Copertino: Settantacinque, Copertino Riserva e Copertino, pur diversificando le annate e la tipologia di elevazione: solo acciaio e cemento vetrificato oppure con dei tagli di passaggi in barrique.

Qual è il rapporto tra il Negroamaro e il suo terroir?

L’identificazione Negroamaro e Salento, tra questo vitigno e questo territorio, è indissolubile. La combinazione pedoclimatica e varietale, e quella storica e culturale, hanno creato questa indissolubilità. Le peculiarità organolettiche dei Negroamaro del territorio di Copertino forse non sono avvertite dai degustatori meno esperti, ma io trovo in questi rossi un’espressione aromatica – spezie e caffè tostato sono i sentori caratteristici – diversa rispetto ad altre zone del Salento. E anche la tenuta all’invecchiamento è sorprendente. Passando gli anni si evolve, il Negroamaro di Copertino si ammorbidisce, acquista eleganza e autorevolezza.

Giuseppe, ci racconti come è nato il Glykòs, il primo Passito da Negroamaro?

 

Durante la vendemmia 2012, dopo qualche anno di studi e sperimentazioni, mi convinsi di un sogno che mi accompagnava da tempo: che dal Negroamaro in purezza si potesse ottenere un Passito dal grande racconto. Affinai le tecniche di appassimento, sia in vigna che sui graticci e nel febbraio del 2013 imbottigliaiammo la prima annata, che fu messa in vendita qualche mese dopo. Dal 2012 abbiamo affinato le vinificazioni e il risultato è così convincente che per ben quattro volte è stato premiato dai Sommelier dell’Ais e ha ricevuto altri riconoscimenti dalle Guide.

Indubbiamente il mondo del vino è in evoluzione, gli appassionati sono sempre più attenti e sempre più informati. Quali saranno gli sviluppi dei prossimi anni? … il Rosato in particolare

 

Non ci sono dubbi che ogni cantina debba essere sempre attenta al mercato, alle mode e alle tendenze. Facciamo un vino più fresco, attento al gusto giovane, oppure insistiamo sulla tradizione? … sono dubbi utili a far crescere l’azienda. Che sia necessario fare i conti con dei gusti mutevoli è fuori discussione. Alcuni mercati esteri, come gli USA e i Paesi Scandinavi, cercano vini tradizionali, mentre i Paesi dell’Est e del centro Europa vogliono vini più moderni, come si fa a non tenerne conto? Per quanto riguarda il Rosato: da almeno cinque anni abbiamo capito che deve essere più morbido, un aspetto da tenere in considerazione, sarebbe il caso di abbassare almeno mezzo punto di acidità nei disciplinari. È una questione di gusto, non di snaturare o meno un vino. Un vino piace o non piace. Invece insisto molto sulla conservazione del colore del rosato da Negroamaro. Un rosato del Salento non può essere il rosa pallido dei rosati provenzali, ma deve avere quel colore intenso quasi fragola, che ben conosciamo, dobbiamo esserne orgogliosi. In Salento con contatti limitati di bucce e mosto si ottiene un colore importante, le sei sette ore tradizionali di macerazione credo debbano essere mantenute per valorizzare la peculiarità del rosato da negroamaro del Salento. Poi, se il mercato lo richiede, un produttore – che deve fare i conti con la conduzione dell’azienda – può fare anche un rosato diverso, dando però predominanza e maggior attenzione a quello con il colore tipico nostro.

Nelle guide 2021 tutti i vini della Cupertinum hanno confermato le ottime valutazioni di sempre, vogliamo ricordare le più importanti?

Sì, in effetti qualche bel risultato lo abbiamo avuto e ne siamo tutti orgogliosi: in particolare il rosato Spinello dei Falconi ha ricevuto il premio TopWine da SlowWine, il Copertino Riserva e il Glykòs sono stati premiati come eccellenze assolute. Wine Spectator ha premiato il Copertino Riserva con 92 punti, e lo stesso punteggio gli ha assegnato Ian D’agata su Vinous; mentre il concorso della rivista Decanter ha premiato il Negroamaro con 92 punti. Simon Woolf, proprio su Decanter, ha scritto: “La Cupertinum, una delle più antiche e grandi cooperative del Salento, dà un esempio brillante con il suo Copertino Riserva. Veramente delizioso“.

 

Un bel palmares… sei soddisfatto del tuo impegno di declinazione del Negroamaro Cupertinum?


In realtà non sono mai soddisfatto completamente perché mi viene il dubbio che avrei potuto fare meglio. Sono soddisfatto di aver capito, studiato, lavorato un vitigno importante come il Negroamaro, questo sì. E sono convinto che sia possibile migliorare ancora… Abbiamo ottenuto risultati molto soddisfacenti, è stato un lavoro lungo e certosino, una lenta evoluzione. Abbiamo lavorato il solco tracciato in questi anni… È stato difficile ma necessario far comprendere a una fetta di mercato che i vini della Cantina Cupertinum sono di grande qualità; purtroppo c’erano (e in parte ancora ci sono) dei luoghi comuni duri da estirpare che etichettano i vini delle cooperative come sinonimo di modesta qualità. Ci siamo impegnati sia sul piano qualitativo sia su quello comunicativo per combattere questo falso credo. Ci siamo in buona parte riusciti, è d’obbligo continuare questo sentiero fatto di conferme e sperimentazioni, di storia e per un futuro ancor più rosato… pardon, roseo.

Vigneto di Negroamaro sul Castello – Copertino

Come è venuta l’idea del Vigneto sul Castello di Copertino, una tua idea, un progetto che sta riscuotendo molto successo?

Nel 2013, proponemmo questo progetto al Direttore del Castello e al Soprintendente che lo accolsero in maniera entusiastica. Il nuovo direttore Pietro Copani ha confermato la valenza del progetto, che non ha precedenti né in Italia né all’estero.
Il Vigneto sul Castello infatti valorizza gli aspetti più originali della cultura e delle colture del Salento. La storia di Copertino, la bellezza del suo Castello, l’importanza della vitivinicoltura salentina si fondono in questo progetto nello stesso tempo innovativo e impregnatoo di rimandi storici. Il Vigneto sul Castello sta facendo rivivere la storia. Documenti storici testimoniano che le parti alte dei bastioni, delle mura e dei camminamenti del Castello di Copertino – che è da annoverarsi fra le più imponenti strutture difensive vicereali – erano utilizzate come giardini pensili e coltivate a vigneto e oliveto. Il vigneto, posto sui bastioni, è stato impiantato nell’aprile del 2014 con sistema di allevamento ad alberello pugliese e disposizione dei filari a quinquonce, la cultivar è il Negroamaro Cannellino. Spero di realizzare presto  il Vino del Castello. Il Vino fatto con le uve del Castello verrà battuto all’asta e il ricavato servirà a sostenere un progetto di valorizzazione del territorio copertinese. È un progetto dove storia e futuro si incontrano.
CUPERTINUM Antica Cantina del Salento 1935
Via Martiri del Risorgimento 6 – 73043 I – Copertino (Lecce)
tel. ++39 0832 947031; fax ++39 0832 947031; www.cupertinum.it
In foto con l’enologo Giuseppe Pizzolante Leuzzi e il presidente Francesco Trono, i vini della Cupertinum e il Vigneto sul Castello.
Redazione Newsfood.com
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