POLITICA E  PANDEMIA, COSA DICONO GIORNALI E TV, COSA PENSANO GLI ITALIANI

POLITICA E  PANDEMIA, COSA DICONO GIORNALI E TV, COSA PENSANO GLI ITALIANI

POLITICA E PANDEMIA, COSA DICONO GIORNALI E TV, COSA PENSANO GLI ITALIANI
di Nico da Comolonia

Sabato, 27 febbraio 2021

 

Eurogruppo discute nuove regole. Sintonia Gentiloni e Draghi: una nuova Europa che ascolta? A settembre 2021 molte elezioni in ballo in molti paesi. Saper votare diventa il primo compito per i cittadini, dopo il rispetto delle distanze e almeno un vaccino a tutti prima possibile.

Tante le notizie che circolano vediamo alcune fra le più importanti di Nico da Comolonia

 

Certo è che leggere i quotidiani nazionali  e guardare i vari  talk solo sulle televisioni viene da chiedersi: in che mondo sto vivendo, ma sono tutte notizie vere? E’ questa l’Italia che mi piace a cui ho contribuito in minimissima parte lo 0,00000000001% a creare in 50 anni di lavoro e votazioni elettorali? Ho votato Moro e la Bonino, Spadolini e Zanone, Berlusconi e Berlinguer… perché? E’ stata così deleteria la prima Repubblica? E la terza che verrà per i nostri figli e nipoti? Un po’ di rimpianti ci sono, un po’ di colpe ci stanno, un po’ di delusioni pure.
E’ vero che si vota sempre propri simili e non i migliori!
E’ vero che la democrazia parlamentare costituzionale non è la migliore o non ha mantenuto quel Dna di quando è stata scelta e votata, ma è molto garante delle libertà individuali, molto meno nei rapporti verticali e orizzontali fra figure e soggetti diversi e deliberanti per tutti.
Ma di fronte ai buchi neri attuali (per semplificare: sanità, debito pubblico, crisi economica, occupazione, equità, giustizia… ) che sono arrivati tutti al pettine in un colpo solo, il capo migliore da solo non può fare nulla senza strumenti legislativi, soprattutto se costretto ad “assumere” mediocri proprio per il tipo di modello costituzionale. Veniamo ai temi che più mi hanno colpito.

La Scuola … è ora  una “squola” che promuove tutti…

Sono da sempre un sostenitore a spada tratta, e proprio sulla mia pelle, quanto una istruzione e formazione corretta utile curata ben organizzata sia non solo fonte di conoscenza ma anche e soprattutto modello di vita e di impostazione della propria attività lavorativa futura.
Quante discussioni in famiglia con una moglie-insegnante di università e medie superiori di lingue straniere. Ci sono errori atavici nella scuola italiana che sembra che qualcuno li scopra solo ora, ma non nella loro interezza, e sempre con palle al piede inamovibili.
Non si può studiare in tempi scolastici diversi 3 volte Cesare, Dante e Napoleone, cancellare  l’educazione etica morale civile e sociale, insegnare malamente una mezza lingua straniera e a volte diverse nella vita scolastica, essere promossi sempre perché le classi vanno formate in ogni caso, nessun concorso di merito e meritevole per assumere una cattedra, nomina di presidi stufi di insegnare e disposti a scaricare problemi, fare programmi scolastici inutili e non indirizzati a formare lavoratori bravi e onesti, professori che rifiutano la cattedra perché distante da casa, uno stesso inquadramento di contratto, spezzettare i licei per aprirli a tutti e non valorizzare le professionali e le tecniche, chiudere indirizzi di diplomi per poi scoprire che mancano infermieri.
Non è tenendo “aperte” a tutti costi le aule scolastiche che si fa istruzione e formazione, soprattutto in sicurezza sanitaria come già scrissi  a maggio del 2020: chiudiamo tutte le scuole per 365 giorni, rispettiamo la legge dei 200 giorni minimi di istruzione perché l’anno valga, diamo sospensive a tutti gli insegnanti con obbligo di formazione e riformare i programmi di ogni ordine e grado, puntiamo a differenziare gli indirizzi scolastici per merito, imponiamo nelle scuole del sud Italia una formazione professionale anche come deterrente culturale e sicuro a scelte adolescenziali pericolose. Tutti gli studenti hanno perso un anno nel curriculum, nessuno perde nulla rispetto l’arco della vita, ma diamo un obiettivo certo.

Sanità malata… preferisco la Salutedei cittadini

Abbiamo ceduto all’Europa il diritto dovere di stendere i contratti per avere i migliori e maggiori vaccini possibili contro la pandemia, che come tale è in carico allo Stato singolo. Un grande segnale di unità e di impegno collettivo: un plus di costituente europea. I primi contratti erano già stati avviati dai singoli paesi. Stop! fa tutto Bruxelles. Non so se il prof. Burioni ha ragione a scagliarsi contro la negoziatrice  dei contratti, almeno scopriamo che oltre a Gualtieri ex ministro, abbiamo diversi italiani e italiane ai posti altissimi e chiave della Euroburocrazia, non solo olandesi, belgi, danesi e francesi.
Ma il vero problema non è il budget di spesa, la scelta delle ditte fornitrici, i volumi di vaccini, il costo per vaccino che rientrano in un normale processo contrattuale… ma il fatto che nei contratti – dicono in molti compreso il Financial Times  – mancano sanzioni, penali, penali su mancate consegne, ritardi, priorità e uso del brevetto visto che molta ricerca è stata finanziata con soldi pubblici. Resto dell’idea che se Israele ha avuto regolare consegne senza intoppi non è perché ha pagato il doppio ogni vaccino: 9,5 milioni di israeliani in ogni caso non sono 350 milioni di europei e uno “ sconto” era doveroso!
In un contratto pandemico – lo vediamo oggi – la disponibilità di dosi, la regolarità di consegne sono un fatto fondamentale, oltre alla logistica (e l’Italia fa acqua da tutte le parti al punto di recuperare Curcio e Bertolaso) e ad avere un laboratorio “produttivo” non solo analitici.
Tutta l’Europa deve ringraziare ancora una volta la Germania che ha anticipato per tutti i Paesi i costi di avvio e di prenotazione. Contemporaneamente tutti vogliono andare in televisione: virologi, infettivologi, medici patologi… ognuno amico di un giornalista diverso e tutti con la “sua” ricetta in tasca!
Sto con chi dice che l’Italia non è stata capace di organizzare i vaccini pensando alle Margherite, sto con chi dice da tempo di dare prima possibile una dose a tutti per ridurre il danno di lungo periodo, con chi propende con più controlli.
Non sto con chi ha tenuto aperto parrucchiere e barbieri, con chi vuol aprire teatri.

Entrare nel merito e nella diversificazione


Le notizie si accavallano. E’ evidente che c’è molto dibattito, in Italia e in Europa. Ma i grandi sistemi e la grande politica (diciamo macroeconomia) in questi frangenti ha lo stesso valore se non di più dei microristori, dei rimborsi (se ci sono stati), dei condoni (brutta parola ma se legata a pandemia può starci).
Basta che le discussioni diventino realtà. In primis l’Europa già si mette a discutere, ancora in pieno sfracello economico e salutistico, dei patti di stabilità, di quando ripristinare l’austerità che scade a dicembre 2021. Ma molti paesi nel 2022-2023 non avranno ancora ripreso almeno un minimo di salute e certezza, a parte forse Olanda e Germania avendo deficit di bilancio ancora sotto il 100% del PIL.
Gentiloni su questo lancia una prima grande riflessione che però in molti non hanno voluto cogliere: la complessità profonda della recessione determina differenze non solo fra Paesi ma anche fra cittadini europei, e la Commissione deve guardare a loro. La non uniformità degli effetti ( si veda anche il rialzo dell’inflazione molto localistica, il diverso fiscal drag, le leggi nazionali dei vari Paesi) della crisi comporta che vi sia una gradualità e diversità di ritorno alla scelta della stabilità, giustamente visto l’impegno di solidarietà assunto da tutti i Paesi. Va semplificata e modificata la clausola di salvaguardia a fronte delle Riforme dei singoli Paesi per non spingere verso il baratro.
Il riferimento all’obiettivo “cittadini europei” è molto interessante se trova concretezza anche in una – per esempio- scelta di unico esercito di difesa autonomo e indipendente: ma questo impone una Europa che non guardi al gas, alla vendita di prodotti, alla costruzione di mezzi come parametro di scelta fra azioni. La diplomazia europea deve essere unica, dimenticando colonialismi di fatto o di pratica.   

Anche l’Italia obbligata a diversificare e dare finalmente spazio al merito

Tema che sicuramente non piace ai sindacati (tutti?) e ai partiti (tutti?). Eppure il tema è già stato tirato fuori da Mattarella (in politichese  stretto di prima Repubblica) e da Draghi con la richiesta di fiducia (in forma più diretta e comprensibile anche alla signora Maria. Forse per questo che Draghi (da solo) ha più del 70% del consenso nazionale, ma è anche vero che il partito della Meloni è dato in forte crescita (cioè c’è chi crede che la truppa non è come il capo e rema da altra parte).
La UE deve anch’essa approvare lo slogan: “ passare gradualmente e/o immediatamente a seconda del campo da un approccio e risoluzione globale ad azioni preventive, di merito e obiettive molto mirate e dettagliate”.
Quindi. Ridurre il rischio di disoccupazione nel lungo periodo almeno generazionale, non contestuale. Aumentare incentivi alle imprese che sono in salute e che assumono forza lavoro, non in forma lineare e senza controlli. Dare più sostegno alle imprese che velocizzano la transazione ecosostenibile, non solo sostegni indefiniti e non mirati alla cassa disoccupazione. Distinguere fra aziende che si possono salvare realmente (non per finta e non con l’aiuto dei magistrati), da quelle che non hanno futuro (e sono molte soprattutto nel settore pubblico come Alitalia). il credito alle imprese deve essere molto agevolato, ma non gratis in quando il rischio d’impresa è connesso all’economia di mercato. Incrementare la formazione scolastica totalmente basata sulla domanda di lavoro e non sulle regole provveditoriali e sindacali, ma attenzione alla uscita accompagnata  per prevenire conseguenze sociali. Obbligo di scegliere fra debito buono sociale e debito cattivo per incapacità. Governare bene la transizione del debito acquistato a nome di tutti, dal debito costruttivo con nuove regole rigorose di fiscalità eque ed uguali in Europa per garantire una automatica discesa graduale e costante del debito cattivo rispetto al PIL. Il tutto nell’ottica della differenzazione e non più della marmellata standard e omogenea a tutti i costi.    

Nico da Comolonia
in esclusiva
per Newsfood.com
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