Solito tema: alcol e superalcol sono la stessa cosa? NO

Solito tema: alcol e superalcol sono la stessa cosa? NO

Solito tema: alcol e superalcol sono la stessa cosa? NO

Consumo alcol – AssoDistil su Report Commissione Beca (UE): commento di Giampietro Comolli

Solito tema: alcol e superalcol sono la stessa cosa?
No alla penalizzazione del settore secondo logich e afflittive – meglio chiudere d’arbitrio tutti i rubinetti, o incidere sullo stile di vita e sulla autoconsiderazione.

 di Giampietro Comolli
Newsfood.com, 11 dicembre 2021
Alcol e superalcol non sono la stessa cosa!
Invece di lanciare “strali”, perché non adottare modelli già usati con successo. Non deve essere vista solo come una questione economica
 
Mi vien da dire: siamo alle solite. Il tema è scottante, importante, urgente non solo da un punto di vista della “salute pubblica” che vuol die “salute di tutti”, ma anche di cultura alimentare e dietetica. Sto scrivendo un testo che tocca circa 2500 anni di alimentazione in Italia-Europa e quello che emerge chiaramente  “a cicli periodici” la questione cibo-salute come fattore determinante scelte, illuminante, studiato, proposto.
Quindi: alimentarsi bene è il primo fattore preventivo e continuativo della nostra salute. Nei secoli, diverse volte e spesso in tempi diversi o in concomitanza con grandi calamità come carestie e peste, grandi medici primordiali e abati ricercatori nei conventi, illustri astrologi medici, molti letterati-chirurghi, anche illuminati filologi, fu oggetto di diatribe enormi e folli, attacchi personali e accuse arrivate anche alla impiccagione o al rogo in merito a scelte autarchiche, estremiste, negazioniste.
Certo altri tempi, con materiale scientifico assai limitato. Oggi le grandi ricerche ci aiutano, forse qualche ricerca in più non sarebbe male, dopo 2500 anni. Eppure ancora oggi assistiamo agli scontri, estremismi, prese di posizione, battaglie unilaterali, individualismi, personalismi e, spesso… di tutta una erba un fascio.
E’ vero che la globalizzazione comporta e crea, anche inconsciamente, una visione piatta e orizzontale, ampia e monotematica…, ma è proprio la cultura di secoli e secoli, le prove provate, che dovrebbero consigliare a tutti – soprattutto a chi sta ai vertici in alto nella scala della informazione, formazione, istruzione e delle scelte politiche – modelli di vita e stili diversi. E’ verissimo che slogan martellanti come “il fumo uccide” pubblicato ovunque ha fatto la sua parte, compreso gli esempi reali in ospedali e in altri centri specializzati.

Ma è anche vero che per “stile di vita” si intende fornire in modo serio, continuo, provato consigli e scelte dettate da percorsi e procedure certamente più segmentate, personalizzate, settorializzate, antropologicamente differenziate, geograficamente localizzate con cognizione di causa. E’ quindi giusto dare un messaggio, ma un messaggio “urbi et orbi” ma calibrato, guidato, selezionato in base a tutti quegli aspetti “culturali” di vita sociale, civile e collettiva collegati ad un ambito e a un modo di affrontare il tema.  
Verissimo come scrivo e dicono che l’alcol può essere fonte e causa di alcuni tumori, verissimo che lo stesso possa essere una della matrici, con fattori genetici e predisposti connessi, che portano al tumore al seno per le donne. Ma appunto questa corretta e giusta denuncia e imputazione non ha bisogno di qualche chiarimento? Come esistono droghe leggere e doghe pesanti, come qualcuno continua a sostenere a prova di una eventuale libertà di consumo e spesso nello stesso ambito politico e non solo, così esiste un alcol pesante e uno leggero in molte bevande globalizzate e segmentate al consumo diretto.
Ma poi, appunto, esistono anche tutti gli aspetti sociali, civili, culturali che incidono: per qualcuno la droga leggera deve essere libera ma l’alcol in generale deve essere totalmente vietato.
Faccio parte di quella schiera di 60-70enni che dall’età di 17-18 anni ha iniziato a bere “alcol” se vogliamo generalizzare  e ne assumo ancora oggi. Ogni 3-5 anni, da quando avevo 25 anni, eseguo uno screenig globale di tutti i miei organi vitali del corpo, in forma cosciente e preventiva, forse 3 o 4 volte all’anno bevo 30 cc per volta o di Armagnac Great, o Agricole Rum, o Dram Proof, o Solera grappa e basta.
Bevo vino, invece, da sempre solo a pasto, due bicchieri da 100-110 cc cadauno, e basta, non fumo, non mi drogo da sempre. Questo per dire che prima di sparare nel mucchio – sono 50 anni che lo scrivo e lo dico alle lezioni universitarie – bisogna comportarsi da intelligenti e attenti conoscitori di se stessi, non abusare mai di nulla, misurare sempre ogni fatto quotidiano, tenersi sotto controllo, essere in grado di governare saltuariamente qualche vizio, accontentarsi del vizio meno pericoloso, essere di esempio nel rispetto di usi costumi tradizioni che non fanno male a terzi. E non siano anche un peso per la società in termini di costi, di tempo e di spazi occupati e portati via ad altri per negligenza personale, reiterata, da deficiente; “insegnare cultura e stile di vita a tavola e fuori tavola prima che vendere qualche etichetta”: lo dico da sempre, ma a volte non ascoltato neanche dagli amici imprenditori datori di lavoro !  
Non intendo accusare nessuno e non essere d’accordo con tanti amici imprenditore nel mondo dei distillati italiani ed europei, ma una commissione parlamentare discorsiva e discussiva può sicuramente sollevare il tema. L’importante è la massima trasparenza e oggettività in una ottica sociale civile economica.
Certo che non è indispensabile bere alcol, come fumare o drogarsi o doparsi, ma se esistono stretti legami fra abusi o anche solo consumi continui e superiori a certe soglie o al di sotto di certe età… è opportuno intervenire.  
Mi auguro che il Parlamento Europeo, organo non deliberate per gli Stati Europei, in ogni caso sappia distinguere e non generalizzare, sappia porre limiti e regole, ma soprattutto con indicato chiaramente responsabilità, tempi, controllori, sanzioni anche non solo pecuniarie per chi trasgredisce sia esso un singolo o una comunità.
Occorre tanto buonsenso e non prese di posizioni. Forse la Nuova Zelanda, sul tema fumo ai quattordicenni, dovrebbe portare consiglio a molti parlamentari europei eletti. Non entro nel merito dei “dettami” o “interessi” di chicchesia e sui diversi comunicati stampa circolanti in Italia e in Europa, ma credo che un calice al giorno di alcol a bassi gradi di una persona sana e sotto controllo sia diverso rispetto a 3-4 calici senza controllo, un calice di superalcol al mese rispetto al consumo di una intera bottiglia di superalcol in un colpo solo il venerdì sera, un calice di vino da 13 gradi alcolici rispetto a un bicchiere di alcol da 45-50 gradi, un calice di vino durante il pasto rispetto a due bicchieri di superalcol prima di mettersi a tavola… eccetera.
E’ su questo “ stile” che molto va fatto in termine di prevenzione e di legislazione “europea”, non di direttiva e di accusa generalizzata ai singoli Stati. Propongo di fare per il mondo degli “alcolici” la stessa campagna discorsiva, comunicativa, temporale, assistenziale che è stata fatta con successo per il fumo… a quanto dicono statistiche e medici.

Giampietro Comolli

Comunicato stampa AssoDistil del 10 dicembre 2021

L’associazione esprime preoccupazione rispetto ai contenuti su contrasto all’abuso di alcol 

AssoDistil su Report Commissione Beca (UE): “No alla penalizzazione del settore secondo logiche afflittive’

“Esprimiamo preoccupazione rispetto ad alcune misure contenute nel Piano anticancro elaborato dalla Commissione Beca (Beating cancer) del Parlamento europeo. In particolare, ci preoccupa la generalizzazione sugli effetti del consumo di alcol quale strategia a lungo termine per la prevenzione delle patologie croniche e di quelle oncologiche”. Inizia così la nota di Assodistil – Associazione nazionale industriali distillatori di alcol ed acquavite – in seguito all’approvazione ieri, giovedì 9 dicembre dello schema definitivo del Report stilato dalla Commissione Beca che sarà poi votato dell’assemblea plenaria del Parlamento europeo, tra gennaio e febbraio del 2022.

“La nostra associazione – continua la nota – è da sempre al fianco delle istituzioni europee e italiane nelle battaglie per la salute dei consumatori. E’ da sottolineare però che alcuni degli interventi proposti dalla Commissione Beca, nella loro attuale formulazione, potrebbero non essere correttamente indirizzati e rischierebbero di rivelarsi controproducenti sia rispetto ad altri interessi tutelati dall’Unione Europea che agli stessi obiettivi del Piano”.

“Nonostante sia indubbio – afferma AssoDistil – che l’abuso di alcol sia tra i principali fattori di rischio di alcune patologie, appare palesemente oltre misura condannare il consumo di alcol, a prescindere da un quantitativo minimo metabolizzabile ed in ragione delle condizioni soggettive del consumatore. Nella relazione approvata dalla Commissione Beca, si legge che “non esiste un livello sicuro di consumo di alcol”, interpretando i dati scientifici nel senso che, in mancanza dell’individuabilità di un limite oggettivo, il prodotto debba essere bandito nella sua interezza”.

“In Italia – spiega AssoDistil – sono attivi da diversi anni piani strategici, in attuazione della legge quadro in materia di consumo di bevande alcoliche e problemi correlati, che vedono il Ministero della Salute svolgere un ruolo primario nella direzione e monitoraggio nella lotta agli abusi, anche con il coinvolgimento attivo dei portatori d’interesse. Coerentemente con i dati scientifici a disposizione, nel nostro Paese la lotta agli abusi viene condotta in congiunzione ad altri aspetti della vita individuale e sociale, a partire dalle abitudini alimentari equilibrate e dall’assistenza in condizioni socioeducative di svantaggio”.

“La mancata contestualizzazione del problema da parte delle istituzioni europee – dice ancora la nota – rischia di pregiudicare ingiustificabilmente un intero settore. Va inoltre detto che tra le ‘bevande spiritose’ vi sono Indicazioni Geografiche, le cui qualità sono il risultato di fattori naturali e umani unici che rappresentano un bene collettivo, legato al patrimonio dei territori di cui sono espressione. Prodotti non adatti a un abuso, ma a un consumo più consapevole e finalizzato al benessere generale. Le IG nei distillati svolgono un ruolo fondamentale nel tutelare e promuovere le risorse locali. In questo contesto, solo se opportunamente sostenute, queste Indicazioni Geografiche possono continuare a prevenire la delocalizzazione della produzione, creare posti di lavoro, stimolare sviluppo locale e la conservazione dei prodotti alimentari tradizionali, dell’ambiente e della biodiversità” 

No alla penalizzazione del settore distillatorio. “AssoDistil – conclude la nota – conferma il pieno impegno dei suoi associati a promuovere una corretta informazione verso il consumo consapevole e moderato delle bevande spiritose, nell’ottica degli obiettivi del Piano di Lotta al Cancro ed agli altri disturbi alcol-correlati, ma chiediamo alle istituzioni di impegnarsi affinché il settore non venga ingiustificatamente penalizzato con misure illogicamente afflittive”.


 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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