Seconda lettera aperta, appello al ministro Patuanelli: urge chiudere velocemente il cerchio agro, ambientale, alimentare, biologico

Seconda lettera aperta, appello al ministro Patuanelli: urge chiudere velocemente il cerchio agro, ambientale, alimentare, biologico

Seconda #letterappello al ministro Patuanelli: urge chiudere velocemente il cerchio agro, ambientale, alimentare, biologico

 

Centinaio aveva dato un primo colpo, poi la Bellanova stava facendo bene,

ora Patuanelli deve chiudere velocemente il cerchio agro ambientale alimentare biologico del Primario.

 

Tutto parte da lì! Soprattutto per la transizione eco-salva-digita-resil-sussid-sostenib-vital-generation next!  Seconda #letterappello al ministro Patuanelli  

 

Caro ministro, punta i piedi, non molare, chiudi i testi e atti ancora attesi da 10 anni dal comparto agroalimentare integrato. La realtà dei fatti avvenuti nell’annus horribilis 2020 ci danno ragione: noi piccoli economisti della terra e della agricoltura… mai invitati ad Aspen o a Davos  nei summit della finanza lo sosteniamo da sempre.

L’economia agroalimentare è primaria

La economia reale è stata giudicata negli ultimi 30 anni, a iniziare dalle sedi borsistiche primarie di Hong Kong e New York, una specie di baratto, di gioco fra retrogradi e di commenti da paeselli nostalgici. Eppure tutti i testi di economia nelle prime pagine come parlano di domanda e offerta (per il prezzo), di entrate e uscite (per il bilancio), scrivono ben chiaro che l’economia agroalimentare è detta definita e deve essere considerata “primaria”.

Perché una economia diffusa, ampia, sociale, democratica, civile e onesta in qualunque paese, si ha partendo dalla produzione agroalimentare.  Un pilastro o asset della economia italiana da diversi anni (dal 2010 l’export agroalimentare italiano è sempre in crescita indipendentemente dagli andamenti monetari e dalle scelte di vari paesi) che comprende anche un valore reale dettato dal numero di imprese grandi e piccole e dai numeri della occupazione: una occupazione precaria e sottopagata (ma soprattutto poco ascoltata) che non scende in piazza, non urla, non sciopera ma continua a spendere, a produrre, a investire.

Come mai le zucchine e le melanzane sono pagate agli agricoltori del centro Italia da 24 mesi con lo stesso contratto e prezzo, mentre al consumo c’è stato un aumento del 4,9% al chilo senza che si siano verificati danni o costi trasporti o manodopera così evidenti. Per portare il paese fuori dalla pandemia occorre in primis una efficienza-logistica-organizzazione super che finora non abbiamo visto, ma subito dopo occorre una agricolture semplificata, filiere corte, sostegni ai prezzi, redditi certi soprattutto per le piccole imprese, innovazione digitale, connessione sicura, servizi alle persone, ai trasporti alla viabilità… come ha detto – non in politichese – il Primo Ministro Draghi. Si è visto subito, con l’ingresso al Senato, che il prof Draghi è uno di noi, ben lontano da gesti e formule di presunzione e saccenza: “… daremo il massimo… ma da solo non concretizzo”. Poche parole ma chiarissime.

 

Agroalimentare italiano in cifre, settore primario che segna un record dietro l’altro senza urli, ma deve poter competere in Europa

Anche nel 2020, annus horribilis, l’export agroalimentare ha fatto segnare una tenuta e una crescita dei volumi ma soprattutto un passo in avanti del fatturato totale a 46,1 mld/euro totali franco dogana a fronte invece di un export globale nazionale di tutti i settori (compreso moda, auto, industria…) in calo del 9,7% di fatturato.

Solo il settore farmaceutico – evidentemente una ovvietà perché lo scrivo(!) – ha fatto meglio abbondantemente: ma un settore concentrato in qualche decine di imprese contro 740.000  aziende agricole. Una bella differenza: un oligopolio contro una economia diffusa aperta.

In particolare una crescita di fatturato dell’1% per le derrate agricole o materie prime (740.000 imprese agricole tradizionali)  e del 2% circa per i prodotti finiti alimentari made in Italy (180.000 attività alimentari di cui 70.000 industriali). Un comparto agroalimentare che primeggia in Europa per oltre 70.000 aziende agricole bio, cioè che producono materia prima sotto controllo certificato, con costi aggiuntivi notevoli che però trovano difficoltà nel controvalore di mercato.

Sono 850 i prodotti alimentai super Dop-Igp, circa 5200 “specialità” regionali riconosciute e censite. Quasi 4 milioni di addetti fra fissi precari avventizi e stagionali per un giro di affari diretto indiretto complementare  (dall’erba per la mucca alla pizza napoletana al tavolo) di oltre 500 miliardi di euro l’anno. per raffronto tutta la amministrazione pubblica nazionale regionale comunale ha un costo di esistenza pari a 850 miliardi di euro l’anno. Cui aggiungere, dato fine anno 2019, 330.000 imprese legate alla somministrazione di alimenti, bevande e piatti e 230.000 negozi di quartiere al dettaglio di prodotti freschi e confezionati.

Produttività fa rima con efficienza ed efficacia anche in aree svantaggiate montane, difficili e sensibili  

La presentazione del programma di governo di Draghi al Senato e alla Camera, seppur senza dettagli e operatività specificata, mi sembra molto significativa, discontinua con una sterzata molto importante.
Caro ministro Patuanelli, non tanto una linea “verde” come qualcuno ha subito voluto etichettare o per color di casacca o per scelta opportunistica, quanto è stato molto chiaro a far capire che tutti i ministri devono lavorare per lo stesso obiettivo, insieme, per competenza, per ottimizzazione.

Sommessamente ed educatamente, senza urli partitici e politicanti, si è parlato di stretto legame del merito con efficienza, di semplificazione con efficacia, di produttività e bilanci, di sostegni con obiettivi, di innovazione sostenibile e di attuazione di piani e progetti (recovery fund) dettati da riforme reali e non di salotto o di mezza facciata. Ma questo non solo per le siringhe e vaccini urgenti e necessari, ma anche per le mele, il latte, il formaggio, le imprese famigliari, i territori difficili, i trasporti.

 

Il mondo agricolo è pronto per governare la transazione ecosostenibili econaturale

Il mondo agricolo, caro Patuanelli, non può competere, non può andare in Europa a testa alta se non ha le carte in regola (NB: il premier quando parla di essere dentro la Comunità europea, intende anche incidere e chiedere con onestà e rettitudine in Europa, entrando direttamente nei tavoli ristretti ma con soluzioni complete, come per i migranti, parole perfette) .

Il Mipaaf deve investire, deve avere un portafoglio di spesa per imprese e distretti, non per pubblicazioni e sovvenzioni a enti; deve presentare un piano collegato alla digitalizzazione banda larga anche per la azienda agricola posta a 1500 metri di altitudine del Gran Sasso come della Sila come di Bolzano in modo equo, uguale in base alla efficienza produttiva e alla funzione “transattiva ecosostenibile e econaturale”.

Non si mitiga o cancella l’inquinamento da smog carbon fossili CO2 in città senza una forestazione urbana, una assistenza operativa lavorativa nei boschi degli appennini e delle Alpi, senza la costruzione di piccoli invasi che sono anche casse di compensazione nelle occasioni alluvionali sempre più frequenti, una ricerca vegeto-botanica-genetica sul miglioramento naturale della varietà arboree perenni anche riducendo fabbisogni idrici, fertilizzanti chimici, presidi sanitari. La transizione ecologica non significafare blocchi ad orai o a giorni delle auto, ma una riduzione di tutti i mezzi, rispetto di ambienti naturali difficili e sensibili a larga scala, partendo da una diffusione obbligata della certificazione bio per le colture, con a fronte investimenti collettivi di distretto e di area vasta e di coesione sociale.

Con 20.000 euro netti all’anno una famiglia non vive in azienda agricola di montagna.  Bioenergie e chimica verde deve essere un grande investimento nazionale: Recovery Fund, Pac,  Psr, Coesione, Leader, Horizon… devono tutti essere piani collegati in ogni progetto strategico. Niente canali separati e con regole ferrea per tutti i soggetti delle filiera, dallo Stato alla singola azienda: totale duro preventivo controllo di nessuna intrusione mafiosa politica e nepotistica… finanziamenti e fondi pubblici elargiti subito velocemente con poche carte… ma solo a fronte di piano aziendale che preveda  nuova occupazione fissa (si crea Pil come ha fatto la Germania) o di reale aumento dimensione aziendale e fatturato di produzione (come fanno Olanda e Svezia)… ma con controlli fiscali e fisici diffusi, certi, continui, immediati  con sanzioni pecuniarie e giuridiche automatiche e immediate per chi sgarra… senza le lungaggini o scappatoie da azzeccagarbugli: chi sbaglia paga! … e subito!

 

La progettualità del Recovery Fund deve andare oltre i confini della singola Regione

In ogni caso agricoltura, alimentazione, ambiente, tecnologia digitale, controllo distretti produttivi, hanno bisogno anche di uno stretto collegamento non solo fra privati, ma soprattutto con questa crisi pandemica lunga difficile non solo sanitaria, di indirizzo pubblico e di strategia Nazione che concili progresso con benessere sociale, sostituzione e/o ridimensionamento di imprese private e pubbliche decotte e già da tempo in deficit senza evidente e noto a tutti rimedio, che unisca la distribuzione commerciale con la attrazione turistica, la ospitalità con la ristorazione.

Il settore/comparto turistico-ricettivo nazionale è il primo cliente di un mondo agro-alimentare-ambientale italiano efficiente attivo e interattivo moderno: per cui una parte dei progetti PNRR e dei fondi Next Generation devono essere destinati ad un piano unico nazionale, concordato fra Stato e Regioni, in cui i confini amministrativi geografici devono essere l’ultimo elemento di valutazione.

Due esempi su tutti, ma sono tantissimi in Italia (e questo deve diventare una leadership product ) che devono essere proprio concepiti e realizzati in modo trasversale: le Dolomiti in più regioni hanno gli stessi bisogni, interessi, funzioni, opportunità che devono andare oltre gli schemi della ordinarietà e della autonomia essendo il nostro un Paese unico che deve crescere insieme altrimenti tutte le volte che si parla di “unità… paese… resilienza… sussidiarietà… ” anche con il governo Draghi vorrebbero dire fallimento ennesimo.

Secondo esempio il Delta del Po fra due regioni, ma che coinvolge un intero mondo marittimo costiero da rendere produttivo, ancor più attraente, specializzato, punto di riferimento dalla laguna di Venezia fino a Ravenna una specie di area vasta unica.

 

Anche il capitolo agricolo del piano nazionale ripresa resilienza va modificato

Sono quindi convinto caro Patuanelli che anche la prima bozza del PNRR già inviato a Bruxelles debba essere urgentemente rivisto con un cambio di passo notevole, fatto salvo tutto il comparto sanitario italiano pubblico e privato che deve essere messo a sistema e rete non in competizione fra una regione e l’altra, fra una clinica e un pronto soccorso.

Credo anche come ha detto Draghi che per il nostro Sud Italia sia molto più importante poter ricevere e gestire investimenti strutturali strumentali infrastrutturali (non penso a strani ponti oggi) che facciano crescere in coesione un benessere sociale e diffuso. Perché non partire da  una sanità efficiente efficace non commissariata, che non sperperi soldi con il turismo sanitario al nord: questo può essere un grande investimento oggettivo di crescita, ma attenzione alle infiltrazioni, perché il mondo sanitario e dei rifiuti sono già appannaggio mafioso in molte regioni non solo al Sud, dimostrato da inefficienza e perdita di miliardi di soldi pubblici.

Quindi un PNRR di progetti trasversali, interregionali che mettano tutte le “forze” pubbliche a difendere l’onestà e la sicurezza degli interventi, come anche il problema della formazione, istruzione, lavoro occasionale dignitoso e non in mano ad avventurieri o a uffici passivi.

Il PNRR agricolo deve essere rivolto alle imprese con l’obiettivo di creare più imprese possibili aggregate concentrate unite in distretti tematici che esaltino le risorse locali anche attraverso riforme istituzionali necessarie di semplificazione e di forte dialogo con la commissione Europea per portare a casa una PAC più regionale, più distrettuale in continuità con la politica della alimentazione sana, sicura, certificata a denominazione per dissuadere politiche dei nutriscore dannosi.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

 

 

 

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