Intervista a Claudio Peri, autore di Laudi – Jacopone da Todi

Intervista a Claudio Peri, autore di Laudi – Jacopone da Todi

Claudio Peri, presenta il suo libro: Laudi – Jacopone da Todi

Novembre 2020, Annus horribilis, ma c’è chi ha scavato nella storia per riportare all’attenzione della gente di buona volontà un personaggio che ha dedicato la sua vita alla ricerca del vivere in modo Cristiano, cercando di interpretare la parola del Signore senza farsi influenzare da dogmi, miracoli e santi acclamati da una Chiesa che pensava più ad un potere terreno che alle anime.

Abbiamo intervistato l’autore, il Prof. Claudio Peri, una vecchia conoscenza di Newsfood.com per le sue competenze scientifiche in ambito agroalimentare e grande amico del sottoscritto.

Perchè Newsfood.com si occupa di Jacopone? Semplicemente perchè da qualche anno Newsfood è anche nutriMENTE. Noi siamo quello che mangiamo ma, soprattutto, siamo ciò che nutre tutti i nostri sensi.

In questo annus horribilis, in particolare, c’è tanto bisogno di ritrovare la strada che stiamo smarrendo… prima che sia troppo tardi.

Le Laudi di Jacopone sono pillole di rigenerazione del nostro corpo e della nostra mente, un libro da leggere, con calma, magari davanti al caminetto acceso con un bicchiere di buon vino da meditazione… anche Jacopone approverebbe, nonostante la sua vita francescana.

Leggiamo cosa ci dice l’amico Claudio.

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

Caro Claudio, quando ti sei accorto della grandezza di questo tuo concittadino tanto da dedicargli un libro, e soprattutto gran parte del tuo tempo?

Prof. Claudio Peri

Il mio incontro con Jacopone è stato l’avvenimento più improbabile che mi potesse capitare; una scoperta tardiva, di pochi anni fa, ma tanto importante che a lui intendo dedicare il tempo che mi rimane.
La mia guida è stata Evelyn Underhill -scrittrice e mistica inglese di confessione anglicana, che un secolo fa ha scritto la biografia spirituale di Jacopone da Todi – la più bella che io conosca.

Mentre leggevo avevo la sensazione che Evelyn fosse lì con me per aiutarmi a capire meglio quanto fosse stato grande questo “Jacopone” .
Vorrei tanto poter essere anch’io un “Discepolo” di Jacopone attraverso il mio libro che contiene tutte le sue Laudi, ognuna con una versione italiana “a fronte”, verso-per-verso; e anche con un commento, per inquadrare ciascuna laude  nel contesto della spiritualità e della vita di Jacopone.

Sei un uomo di cultura e di scienza, non ti lasci abbagliare facilmente… Perché sei stato colpito così profondamente da Jacopone?

Non posso darti una risposta: il perché non lo so. Ma c’è un pensiero del poeta Odysseas Elytis che per lo meno mi aiuta a descrivere il sentimento che provo. Egli dice che la vecchiaia è “una ruga in più sulla fronte e una ruga in meno sull’anima”.
Mi riconosco in questa condizione e, per quello che mi riguarda, Jacopone ne ha gran merito. Leggere Jacopone fa ringiovanire la mia anima e ciò mi colpisce profondamente, lo percepisco come un privilegio. Va da sé che questa sensazione, così priva di giustificazioni razionali, mi rende felice.

Jacopone deve essere considerato più mistico o più poeta?

Era un tutt’uno, una indivisibile entità di misticismo e di poesia. “La mistica, ha detto Josè Tolentino Mendonça, non è uno stato di impermeabilità, ma esattamente il contrario: una radicale porosità nei confronti della vita”.
Non c’è dunque da meravigliarsi che un grande mistico possa essere anche un grande poeta. Estelle Zunino, autrice della più recente biografa di Jacopone in lingua francese (2013), dice che Jacopone adattò con tale creatività la sua poesia a esprimere le sensazioni di un’estasi mistica, da poter essere considerato, proprio per questo, originale e grande poeta.
Nel suo libro intitolato “Quant’è vero Dio”, Sergio Gifone dice che “per decifrare i messaggi che il mondo ci invia da misteriose profondità, ci vogliono poeti-teologi”Jacopone da Todi era uno di quelli, senza dubbio uno dei più grandi.

Claudio, cosa ha rappresentato Jacopone per il suo tempo?

Anche per questa domanda ho pronte le risposte che sono state date da personaggi ben più autorevoli di me. Il poeta Giuseppe Ungaretti ha scritto (1940) che « Nelle anime di grande ricchezza spirituale converge necessariamente tutta la ricchezza spirituale dei propri tempi. Jacopone era, nella sua poesia, l’interprete più completo, più essenziale, più intenso delle passioni dei suoi tempi.» Concetto tanto più appropriato ad un mistico poiché «Nessun mistico può evitare a sé stesso di diventare un critico a livello sociale, per il fatto che riflettendo su di sé, i mistici scoprono le radici di una società malata.» (H. Nouwen, 1996)

Perbacco, Claudio, ma tu rispondi sempre con la citazione di qualcun altro. Non ti ricordavo così. Quando eravamo più giovani, scusa l’impertinenza, ci tenevi a dire la tua contrapponendola all’idea degli altri.

Hai ragione Giuseppe   e proprio questa è la parabola che Odysseas Elytis descrive con le parole che ho citato: si passa dall’età della giovane maturità (quella fra i trenta e i cinquanta anni) in cui siamo pieni di noi stessi, pensiamo di avere ragione, di dover insegnare a tutti qualcosa, a quella di una maturità più anziana fra i sessanta e i settanta sempre meno sicura di sé e sempre più serena, per arrivare alla mia età di ottantenne quando si capisce finalmente di non avere molto da insegnare e invece molto da imparare.
E’ così che diminuiscono le rughe sull’anima…

Quali insegnamenti di Jacopone potrebbero aiutarci ad uscire da questo buio del mondo moderno dove ormai regna soltanto il dio Danaro?

Con questa domanda, caro Giuseppe, entriamo nel cuore della spiritualità di Jacopone che, occorre ricordarlo, è un seguace di San Francesco e il maggiore interprete in poesia dell’ideale francescano.
Si tratta di aderire alla prima beatitudine proclamata da Gesù: “Beati i poveri in spirito”. Non significa diventare materialmente poveri come fece Jacopone e molti altri chiamati ad una testimonianza radicale, ma significa non fare del possesso e della ricchezza il fine della propria vita.
In una breve strofa della stupenda laude LX “O amor de povertate”, Jacopone chiarisce cosa significa tutto ciò dicendo che occorre svuotare il proprio cuore da tutti gli ingombri dell’ego: la spasmodica ricerca di soldi, di gratificazioni, di onore… l’orgoglio, l’arroganza, la presunzione, l’invidia, la maldicenza … e riempirlo di amore perché possa essere abitato da Dio: “povertate ha sì gran petto, che ci alberga deitate…
Questa laude è come una sinfonia che si alza progressivamente di tono e di timbro, per giungere infine a un finale glorioso, capace di occupare tutto lo spazio dei nostri pensieri e delle nostre emozioni.
Conclude che “povertà vuol dire libertà!
povertate è nulla avere, e nulla cosa puoi volere, e onne cosa possedere, en spirito de libertate” Non è questa la più grande beatitudine?
Henry David Thoreau ha detto: «La ricchezza di un uomo non è proporzionale al numero di beni che può possedere, ma al numero di cose cui può rinunciare». Così la pensava anche Jacopone.

Si può fare un parallelo con personaggi come Gandhi, Teresa di Calcutta, o altri…?

Per carità, Giuseppe, come si possono fare paragoni simili? Ognuno di noi è grande nella misura in cui riesce ad essere la migliore versione di se stesso oppure, per dirla con il Vangelo, nella misura in cui ciascuno di noi fa fruttare il denaro (i talenti) che Dio gli ha dato. Il dono che Dio aveva dato a Jacopone era la poesia, quello che aveva dato a Gandhi era la visione politica e sociale, quello che aveva dato a Teresa di Calcutta era l’amore per i più derelitti e ciascuno di loro fu straordinario nella valorizzazione del proprio dono.

Ma non superiore, ad esempio, alla mia mamma alla quale Dio aveva dato il dono della famiglia e della maternità che anche lei valorizzò in maniera straordinaria. E’ in questo che Dio ci surclassa: nella sua capacità di vedere la grandezza nella sua giusta prospettiva che è molto diversa da quella che possiamo avere noi o anche le procedure di canonizzazione della Chiesa Cattolica.

 

Credere in Dio è sicuramente un modo per dare un senso alla vita dell’uomo, ma la religione è anche un’arma per gli stregoni di ieri e soprattutto per quelli di oggi…

Come hai ragione, Giuseppe! E come è vicino a quello di Jacopone il tuo punto di vista! In un periodo storico in cui la Chiesa ammetteva e reclamizzava ogni sorta di stranezze chiamandole miracoli (anche oggi, ahimé!) Jacopone dichiara che “la fama de santetate, alberga e accolle ipocresia d’onne contrate” (la fama di santità alberga e accoglie ogni sorta di ipocrisia). In fatto di miracoli Jacopone fa una scelta drastica: accoglie con ferma fede e totale abbandono, i miracoli che sono raccontati nel Vangelo che, se ci pensi bene, sono i più inverosimili: la maternità di una vergine, la resurrezione di un corpo, la presenza di Dio in un pezzo di pane
Per tutti gli altri Jacopone si riserva qualche laicissimo dubbio. Ma è in buona compagnia: sei secoli dopo di lui, la piccola Teresa di Lisieux diceva di cercare la verità senza ammettere nessuna esagerazione, nessuna attrazione per le narrazioni inverosimili: niente visioni, levitazioni, bilocazioni, stigmate…
Jacopone non dava alcun credito a “doni soprannaturali” di cui erano avidi i visionari del suo tempo che “de far signi sì sono desiusi, far miraculi, render sanetate, de ratti e profezie so golusi”. Si capisce perché Jacopone fosse un po’ indigesto per le gerarchie ecclesiastiche.

 

E tu, coi tuoi capelli bianchi e qualche ruga che testimoniano una vita sempre attiva, cosa ne pensi? Quale è il tu rapporto con il Credo? Sei mai stato protagonista o testimone di fatti inspiegabili?

Io sono allineato con Jacopone: credo ai miracoli di Gesù perché credo in Lui. Ma credo anche che Dio possa fare miracoli e di fatto ne faccia continuamente a moltissime persone con o senza l’intercessione della Santa Vergine o dei santi o di altre persone sante senza titolo ufficiale di santità.
Credo addirittura di essere stato testimone di miracoli che sono accaduti a me stesso, ma mi guardo bene dal parlarne anche con i miei più intimi. La pubblicizzazione di miracoli di cui si è, o si pensa di essere, diretti testimoni mi sembra un abuso della confidenza di Dio e una forma di approccio religioso che sconfina spesso nell’idolatria…

Acquisti:

www.ibs.it

www.libreriauniversitaria.it

Ulteriori Info:

Scarica la presentazione e cedola di acquisto on-line (Clicca qui)

 

 

 

 

 

 

 

o scrivi a: fabrizio.fabbri@fabriziofabbri.net

 

 

 

 

 

 

 

Redazione Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE

Leggi Anche
Scrivi un commento