Ospedale, per i piccoli degenti la scuola entra in corsia

Firenze, 12 Ottobre 2007 – La scuola entra in corsia grazie al progetto Scuola in ospedale, nato per garantire il recupero delle lezioni ai bambini e ai ragazzi costretti a lunghe
degenze e promosso dall’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica (ex Irre) con il contributo della Regione e realizzato, ormai da diversi anni, dall’Ospedale pediatrico
Meyer. Allargatosi poi al contributo di altre scuole, il progetto è cresciuto e oggi sono all’ordine del giorno nuovi sviluppi, per estendere il supporto anche ai ragazzi più
grandi.

Per l’anno scolastico 2006-2007 la Regione Toscana contribuisce a progetti, realizzati dall’Agenzia regionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, con la collaborazione delle Aziende
sanitarie e dell’Ufficio scolastico regionale e il supporto di una rete di scuole superiori e associazioni volontarie di insegnanti.

«Abbiamo pensato di contribuire con circa 8 mila euro al progetto – spiega l’assessore all’istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini – perché crediamo fermamente nella
necessità di far avanzare tutti i bambini e le bambine nel percorso scolastico, indipendentemente dagli ostacoli che possono frapporsi lungo il cammino, di qualunque natura essi siano.
Per questo iniziative che puntano ad evitare che il ricovero in ospedale porti, oltre al disagio e alla paura, anche a conseguenze negative nello studio, sono in piena sintonia con quanto la
Regione sta facendo per ampliare al massimo le opportunità di accesso e di successo nell’istruzione».

I progetti di Scuola in ospedale in Toscana partono per la prima volta nel reparto di oncoematologia dell’ospedale Meyer di Firenze. Basati dapprima su insegnanti volontari, dal 2002 diventano
un’attività più strutturata che, oltre alla scuola primaria, coinvolge per la prima volta anche le medie e le superiori. «Il nostro obiettivo – prosegue Simoncini – è
quello di garantire ai bambini e ai ragazzi ricoverati gli stessi diritti dei loro coetanei. Troppo spesso, infatti, l’improvvisa sospensione degli studi dovuta a lunghe degenze, si trasforma
in in abbandono scolastico».

Oggi a questo importante risultato che ha consentito a oltre 160 bambini e adolescenti di non interrompere l’iter didattico nonostante la malattia, si deve affiancare un nuovo traguardo: quello
di estendere il supporto agli adolescenti. A suggerirlo è la direttrice del nucleo territoriale dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica Sandra Landi.
«L’adolescenza è di per sé un’età difficile e in questa fascia si registra il più alto tasso di disagio e di abbandono scolastico, si rende pertanto urgente un
intervento programmato e coordinato di aiuto e di supporto a quei giovani degenti già interessati da processi di crescita della persona e di formazione delle identità difficili da
gestire. E’ l’età del primo motorino e della prima automobile, dei disastrosi “incidenti del sabato sera”, dei disturbi legati all’alimentazione: queste le cause più frequenti di
ospedalizzazione. La scuola e un percorso didattico mirato possono aiutarli a gestire meglio il rapporto con lo studio».

Barbara Cremoncini

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