Recupero dei debiti scolastici: non si tratta di esami di riparazione

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha deciso di “fare chiarezza” sul decreto del 3 ottobre scorso che stabilisce le modalità per il recupero dei crediti scolastici e ha ribadito che
non si tratta di esami di riparazione, ma di una necessità per far fronte ai problemi del sistema scolastico.

Il Ministero, infatti, ha sottolineato che il 42% degli studenti viene promosso con debiti e che solo 1 studente su 4 li recupera nell’anno seguente: si tratta di un problema serio,
poiché i debiti mettono in luce la presenza di lacune nella preparazione degli studenti e poiché “le insufficienze non recuperate rischiano di compromettere il proseguimento degli
studi e la costruzione del futuro” dei giovani.

Da questo principio deriva la necessità di creare un meccanismo che consenta di colmare le lacune degli studenti: è per questo che il Ministero ha previsto lo stanziamento di
risorse per “organizzare i recuperi in modo efficace” e che ha fissato un termine ultimo (il 31 agosto) per il recupero dei debiti.
“In questo modo – ha concluso il Ministero – tutti entreranno in classe senza debiti e saranno in condizione di svolgere regolarmente il programma del nuovo anno”.

E gli studenti? – Manco a dirlo: nell’epoca di Grillo, gli studenti non potevano che organizzare un proprio personale “V-Day”. Oggi in tutte le città italiane, gli studenti sono
scesi in piazza proponendo di “rimandare a settembre Fioroni”.
A Roma sono partiti ben 130 cortei per dire no al decreto del 3 ottobre, per chiedere maggiori risorse per la scuola e l’università e l’abolizione del numero chiuso in cinque
facoltà.
A Milano, invece, la protesta studentesca non ha investito solo il ministro Fioroni, ma anche il sindaco Moratti e il presidente della Regione Lombardia Formigoni, chiedendo “l’annullamento
delle riforme Moratti e Fioroni che continuano nella loro opera di distruzione della scuola, portando elementi nuovi non condivisi dalle componenti scolastiche per evitare di occuparsi e di
risolvere i problemi reali del mondo dell’istruzione”.

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