La GDO e il vaso di Pandora, la storia prosegue

La GDO e il vaso di Pandora, la storia prosegue

23 febbraio, Dario Dongo:

Il vaso di Pandora è scoperchiato e i mali della distribuzione moderna si riversano dappertutto, dai quotidiani nazionali alle riviste di settore e ai blog. Il flusso di notizie
inarrestabile aiuterà forse il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Mario Catania a fermare in via definitiva le pratiche commerciali manifestamente inique.
Nell’interesse dell’intera filiera alimentare e dei suoi operatori, dalla fattoria alla tavola. Probabilmente anche di coloro che resistono, i quali dovranno pur fare i conti con le loro
inefficienze ma potranno infine trarne giovamento.
 
Il Sole 24 Ore di oggi, in un articolo a firma di Emanuele Scarci, riprende alcuni esempi di pratiche commerciali inique che il sottoscritto aveva già documentato, il 10 febbraio, sul
Fatto Alimentare https://ilfattoalimentare.it/gdo-pratiche-scorrette-esempi.html.
 
Su ‘Terra e Vita’ del 18 febbraio Beatrice Toni riporta per onor di cronaca gli sfoghi del presidente di Coop Italia, il quale invoca l’articolo 41 della Costituzione secondo cui “l’economia
privata è libera”. Entro certi limiti, si può facilmente obiettare Parole grosse per il fronte cooperativo che infatti si spacca:
 
Maurizio Gardini – a nome dell’Alleanza delle cooperative (Confcooperative, Legacoop e Agci) – è cristallino: “chi ha poco potere contrattuale, produttori, piccole imprese, viene
schiacciato da condizioni capestro. Se non ci stai, vai fuori. L’art. 62 vuole prevenire tutto questo”.
 
Spiega una di queste condizioni capestro, il c.d. ristorno: “la gdo chiede al produttore su ogni acquisto di retrocedere una percentuale, quattro anni fa era del 4% oggi è tra l’8% e il
12% … Un ricatto che erode ulteriormente gli scarsi margini nella filiera ortofrutta”.
 
Sottolinea, Gardini, che “i grandi gruppi esteri pensano che in Italia sia tutto permesso. Carrefour e Auchan in Francia pagano a 30 giorni, in Italia a 90, a 120”.
 
Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo, aggiunge che “vi è la forte necessità di un’armonizzazione delle regole in tutta
Europa, un problema che abbiamo già posto anche al vice-presidente Antonio Tajani”.
 
Dal fronte cerealicolo sono raccolte diverse testimonianze tra cui quella emblematica di Luigi Bertoldi per un’altra cooperativa, Progeo: “paghiamo i fornitori a 30 giorni […] mentre
incassiamo mediamente a 120 giorni, cosa che provoca un’esposizione di circa 70-80 giorni e ci fa svolgere il ruolo improprio di banche”.
 
Da ‘Panorama-Economy’ di oggi, Zornitza Kratchmarova a sua volta offre una serie di utili spunti. Il primo è quello di Luigi Bordoni di Centromarca, che svela subito un pericoloso
tranello: se mai il Parlamento accogliesse la richiesta della GDO di applicare il fatidico articolo 62 ai soli rapporti con le imprese di fatturato minore a 50 milioni di euro, “per avere mano
libera le insegne finiranno per privilegiare dove possibile gli operatori di taglia grande e per i piccoli sarà la fine”.
 
Interessante pure la nota del V. Presidente di Confagricoltura Salvatore Giardina, titolare di un’azienda ortofrutticola nel siracusano: la norma è preziosa soprattutto in quanto si
applica a tutti gli intermediari, commercianti all’ingrosso e mercati generali compresi.
 
GDO-news a sua volta ha preso spunto dall‘articolo
dello scrivente sul Fatto Alimentare
i cui esiti purtroppo non stupiscono:
 
– il blogger ‘Informato’ afferma che “Pam e Sma a fine anno impongono contributi ai fornitori medio piccoli per chiudere il bilancio e se non paghi sei delistato” … “Gigante, che ha
acquistato il Superstore di Castellanza da Billa, pretende il contributo di inserimento per rimanere nell’assortimento” … “Tutti i distributori compreso Coop pretendono per l’acquisizione di
punti vendita che venga pagato il listing come “nuove aperture” (per la media azienda nessun beneficio,cambia solo l’insegna).
Come fa una piccola media azienda a determinare a fine anno il conto economico di un determinato cliente se viene continuamente vessata e ricattata da quest’ultimo con contributi di ogni genere
oltre alle condizioni contrattuali??
Come mai negli accordi si scrive la forma di pagamento ad esempio B.B 60 giorni e poi si viene pagati regolarmente a 150 giorni (Pam, Gruppo Auchan, Billa)??”
 
– il blogger ‘Gigi’, a sua volta, “Inserimenti, sconti per anniversari, contributi marketing, contributi promozionali, listing fee, contributo logistica, contributo puntualità dei
pagamenti, contributo nuove aperture, contributo volantino…la GDO ha degli uffici dedicati ad inventarsi i nomi dei nuovi balzelli che ogni anno impongono alla piccola e media impresa. Anche
innovare costa eppure l’impresa non chiede contributi alla GDO per i nuovi prodotti che crea e che spesso poi diventano best seller anche come Private Label”
 
– il blogger ‘Giangiorgiovanni’ accusa prima “le fatture unilateralmente emesse da SMA??? tutte a dicembre per chiudere i budget dei buyer e la marginalità dell’azienda???”, poi i
‘buyers’ “la causa dello sfascio aziendale dell’insegna: li chiamano i mister 2%, li chiamano gli amici al 3%, tutti soldi rubati ad aziende dell’industria, ad insegne GD e quindi al
consumatore finale!!!”
 
Si conclude con le ‘chicche aggiuntive’ del blogger ‘Raoul’: “Priorità di scarico”,  “Contributi collection/sponsor”, “Contributo convention” e varie altre
amenità.
 
Ma ora, basta!
 
Dario Dongo
per Newsfood.com

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