L’ influenza suina corre. E l’ Europa?

L’ influenza suina corre. E l’ Europa?

Nella lotta contro l’ influenza suina, il contrasto tra il comportamento degli Stati nazionali e quello dell’ Unione Europea esplicita perfettamente le debolezze dei burocrati di Bruxelles.

Le prime avvisaglie dell’ Eurosonno si ebbero ad aprile 2009.

In quel mese, i ministri della salute dell’ Unione Europea si ritrovarono per discutere sulla malattia: unico risultato, rassicurazioni blande e senza significato.

Recentemente, mentre numerosi esperti sottolineavano i rischi della pandemia, l’ UE ha convocato una riunione del Consiglio dei ministri della Salute, per ottobre, senza fretta o
preoccupazioni.

Molti puntano il dito contro il presidente di turno (la Svezia) accusandola di troppo attendismo, ma la realtà e forse peggiore.

Come già successo per altre crisi di portata internazionale, l’ Unione Europea non riesce a trovare una strategia comune contro la pandemia; i singoli Paesi, consapevoli, decidono allora
di fare da soli.

Nel momento in cui un coordinamento (sopratutto per la questione vaccinazione) sarebbe fondamentale, i politici di Bruxelles mostrano di non avere capacità direttiva.

Illuminante quanto successo mercoledì.

Durante una riunitore della Commissione UE per la salute, il tema principale è stata la lotta all’ Alzheimer.

Di influenza A, la Commissaria Vassilliou ha parlato marginalmente affermando come “Ci aspettiamo che i casi aumentino in estate coi flussi turistici e temiamo che, in autunno, la pandemia
possa legarsi alla normale influenza e aumentare la mortalità”.

Gli europei, ha aggiunto la Vassiliou “Devono restare calmi ma fare molta attenzione, perché nessuno sa come evolverà il virus”.

Morale: massima cautela ed ambiguità per tamponare una palese incapacità di azione.

Dal mare europeo di dichiarazioni “piatte” e riunioni inconcludenti, emerge solo la statistica del Centro prevenzione e controllo delle malattie con sede a Stoccolma, che quotidianamente fa il
punto della situazione.

Quella più aggiornata parla di 20.463 contagiati e 35 morti.

Ed allora, per respingere il virus H1N1, scende in campo la sanità nazionale.

Primo grande scoglio da affrontare: resistere senza vaccino almeno fino a settembre.

Poi subito dopo, reggere alla grande ondata: si teme che la pandemia, sul modella dall’ influenza spagnola del 18, tocchi il picco agli inizi di autunno.

Allora,vaccini e nuovi farmaci dovrebbero essere in circolazione e la popolazione dovrebbe essere protetta.

A riguardo, da Bruxelles fanno sapere come “Si sta discutendo con gli stati membri una strategia comune di vaccinazione”.

Discutere sempre, agire mai. O quasi.

Matteo Clerici

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