Allarme dei medici inglesi: l’ influenza suina uccide anche le persone sane

Allarme dei medici inglesi: l’ influenza suina uccide anche le persone sane

Dall’ Inghilterra, un nuovo allarmante dato sulla natura dell’ influenza suina.

Per gli addetti ai lavori britannici, la pandemia è pericolosa anche per gli individui privi di particolari problemi di salute. Essi sono giunti a questa conclusione analizzando i dati
delle vittime.

Tali statistiche hanno evidenziato come il 16% dei morti era perfettamente sano ed il 17% aveva solo lievi problemi di salute prima di essere colpita dal virus H1N1.

Inoltre, la Health protection Agency stima che, dato che 1 persona da 500 riferisce i sintomi, l’ influenza A potrebbe battere il record del 1999, quando un’ influenza invernale uccise circa
21.000 persone.

L’ influenza suina potrebbe provocare 65 mila morti e infettare il 30 per cento della popolazione; al momento è pero ferma a 30 vittime di cui un terzo sotto i 15 anni.

Data la gravità della situazione, i cittadini britannici stanno cercando di prepararsi al meglio.

Il nuovo sito Web del governo, National Flu Pandemic Service è saltato a pochi minuti dall’inaugurazione, bombardato da 1.600 contatti al secondo, cioè 9,3 milioni all’ora.

I medici di famiglia hanno inoltre iniziato quando possibile a cancellare le ferie, altrimenti a chiamare in servizio dei sostituti.

Notizie altrettanto sgradevoli arrivano dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità.

Questa ha infatti confermato come la pandemia si avvicini ad una diffusione totale: almeno 160 Paesi sui 193 che la compongono hanno denunciato casi di contagio.

Così Gregory Hartl, portavoce dell’ Oms, ha illustrato la situazione nel corso di una conferenza a Ginevra:”Ci stiamo avvicinando al 100%, ma non ci siamo ancora.

Il nuovo virus continua a propagarsi così rapidamente perché nessuno è immune di fronte a un virus che è nuovo; e come tutti i virus dell’influenza, circola
più facilmente nei climi freddi (di qui, la velocità di propagazione che si registra nell’emisfero meridionale dove è inverno)”.

Hartl ha anche parlato dello stato evolutivo del virus, sottolineando come “Al momento non abbiamo riscontrato mutamenti nel comportamento del virus. Quella a cui assistiamo è una
diffusione geografica. Ma dobbiamo essere però consapevoli che il virus potrebbe cambiare e dobbiamo essere pronti per questo”.

Infine è stato anche toccato il tema vaccino.

Su questo punto il portavoce si è sbilanciato: “Le prime dosi di vaccino dovrebbero essere disponibili nell’emisfero settentrionale in autunno. L’Oms ha avuto finora da due case
farmaceutiche la promessa di 150 milioni di dosi per i Paesi in via di sviluppo e sta negoziando con altri produttori per ulteriori dosi per i Paesi meno sviluppati.

Sulla situazione influenza A ecco il parere del dottor Fabrizio Pregliasco, virologo all’ Università di Milano.

Il medico sottolinea come, fino a quando e se il virus non muta, le nazioni industrializzate riusciranno a gestire la situazione.

A soffrire di più saranno i Paesi in via di sviluppo in quanto, spiega Pregliasco, “c’è il timore di un vero allarme sanitario perché lì le persone hanno molta meno
facilità di accesso alle cure e alle terapie, e la mortalità rischia di essere molto più alta che nelle nazioni industrializzate.

Da noi la preoccupazione maggiore è per i costi sociali della pandemia, i cosiddetti costi indiretti dovuti alle giornate di lavoro perse, alle attività economiche ferme ecc. Nei
paesi in via di sviluppo i rischi sono molto più seri, ed è importante garantire un’equità anche nella disponibilità dei vaccini: tutti devono potersi difendere”.

Matteo Clerici

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