Inghilterra: anche la Chiesa si arrende all’ influenza suina

Inghilterra: anche la Chiesa si arrende all’ influenza suina

By Redazione

Le precauzioni degli inglesi per combattere l’ influenza suina invadono anche la sfera religiosa.

Appellandosi al Sacrament Act del 1547, la Church of England ha vietato ai suoi sacerdoti di condividere il calice durante la comunione.

Le massime autorità ecclesiastiche attive (l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e quello di York John Sentamu) hanno deciso che la difesa dal virus H1N1 deve arrivare fin dentro la
chiesa.

Il celebrante dovrà quindi sterilizzare l’ ostia (cioè immergerla nel vino) prima di offrirla ai fedeli, oltreché lavarsi le mani con un gel igienizzante.

Per alcuni prelati, tali precauzioni non sono sufficienti: il vescovo di Chelmsford, ad esempio, ha fatto svuotare anche le acquasantiere, considerate ricettacolo della pandemia.

Per trovare una malattia capace di “inquinare” anche il rituale della preghiera degli inglesi, bisogna risalire alla peste del ‘600.

Ma neanche la Morte Nera riuscì a fare quello che è appena riuscito all’ influenza A, contagiare (anche solo a livello psicologico) il momento dell’ eucarestia.

Ma chiesa a parte, sempre più gli appelli alla calma del governo di Londra si scontrano con i freddi numeri: 840 pazienti in ospedale (63 in terapia intensiva), 160 britannici in
quarantena in giro per il mondo e 30 vittime.

Numeri resi ancora più pesanti dalle ammissioni di Sir Liam Donaldson, massima autorità della sanità Statale: “Il 16% dei morti era perfettamente sano e non seguiva alcuna
terapia”.

E gli esperti individuano due snodi intorno ai quali Londra vincerà (o perderà)la battaglia contro l’ epidemia: gli ambulatori generici ed i bambini.

Con 200 consultazioni ogni 100.000 abitanti, gli ambulatori sono la prima, indispensabile linea di difesa contro la suina. Diventa così cruciale preservare ad ogni costo la salute dei
medici generici.

La dottoressa Daniela Mo, medico generico della zona ad est di Londra spiega chiaramente la situazione: “Il problema non è la pericolosità dell’influenza, probabilmente esagerata,
ma la diffusione. Immaginate se di colpo la metà dei dottori si ammalasse, lasciando sguarnita la postazione.”

Poi. I bambini.

Un terzo delle vittime a meno di 16. Di fronte all’ attacco dell’ influenza suina, il sistema immunitario dei più giovani è svantaggiato, in quanto le loro difese biologiche ” Non
hanno mai incrociato un virus della famiglia H1N1″, come evidenzia il dottor John Oxford, virologo della Barts and Queen Mary’s School of Medicine.

Ed è quasi inutile che il dottorTerence Stephenson, presidente del Royal College of Paeditrics and Child Health cerchi di ridimensionare la situazione facendo presente come appena 250
degli 11 milioni di bambini britannici si trovano in ospedale.

In Inghilterra, anche la calma ed il sangue freddo si sono ammalati da tempo.

Matteo Clerici

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