IL VINO MONDIALE NECESSITA DI UNA RIVOLUZIONE PLANETARIA
5 Novembre 2024
Mercato del vino nel mondo: urge cambiare, già dalla vigna
Il calo dei consumi può essere progressivo. Alcuni paesi europei e mondiali hanno avviato un processo drastico… in Italia?
Newsfood.com, 6 novembre 2024
Testo di Giampietro Comolli
IL VINO MONDIALE NECESSITA DI UNA RIVOLUZIONE PLANETARIA
Alcuni paesi europei e mondiali hanno avviato un processo drastico.Il calo consumi può essere progressivo, indipendentemente dai prezzi al consumo. Non solo questioni salutistiche o climatiche. Palliativi occasionali e formule sovvenzionali non servono. Per prima la vigna deve ripartire in un altro modo.Per professione ed esperienza di direzione imprese e consorzi sono portato ad “assorbire” e digerire tante informazioni prima di prendere una decisione o dare un consiglio.
Oggi, la segmentazione, la differenzazione, la multifunzionalità e la multilateralità valgono per un continente, una nazione, una provincia e una impresa… ancor più una impresa vitivinicola che il fattore produzione. Una produzione per gran parte sotto il cielo stellato e nuvoloso, sempre più “capriccioso” e imprevedibile, che non si può governare come in uno stabilimento farmaceutico.
Ci sono rischi ben maggiori. Se a quelli naturali sommiamo quelli economici, finanziari, occupazionali, inflazionistici, guerre e pandemie… corre l’obbligo di avere una visione molto ampia e lunga.
Eppure mi sembra che la gran parte delle istituzioni politiche comunitarie e nazionali, sindacali, datoriali e istituzionali collettive e consortili regionali non abbiano un progetto concreto da mettere in atto subito e di lungo periodo, al di là delle denunce e delle dichiarazione e delle constatazioni dei “fatti” non positivi che il comparto sta verificando.
in Champagne è in atto una rivoluzione legata più alle vigne e alle giacenze, idem in Spagna e Portogallo; investitori stranieri in Bourgogne e Bordeaux stanno mollando e molte sono le aziende in vendita; in Cile e Argentina c’è un crollo dei prezzi del vino sfuso (principale canale nazionale); il governo australiano e neozelandese sono intervenuti con sostegni, come pure la California al fine di estirpare o di garantire il valore delle giacenze.
E potrei continuare. E’ evidente che oggi, siamo a fine vendemmia 2024, la difficoltà generale va superata e bisogna essere positivi, ma occorre una vera “rivoluzione” dei vari modelli dentro il sistema vitivinicoli territoriale-produttivo-tipologico-commerciale-mercantile con lungimiranza.
NON è solo questione di bassi consumi, o di calo nel tempo del numero di consumatori, o di potenziali mercati neofiti dietro l’angolo ancora inesplorati, o di prezzi troppo alti e di ricarichi negli esercizi che allontanano il consumatore, o di un fenomeno irreversibile salutistico che fa cambiare modo di stare a tavola e di fare acquisti al supermercato. NON è solo una questione climatica, ambientale, di fenomeni atmosferici eccezionali che incombono su “imprese a cielo aperto”, o di fenomeni legato al suolo, alla irrigazione, disponibilità di acqua conservata in dighe, temperature medie annue in crescita soprattutto in zone meridionali e marittime.La questione difficoltà-superamento non è occasionale o temporanea.
Si deve cogliere l’occasione dello status attuale per attuare un piano che veda coinvolti tutti: Ocm e Pac comunitaria, Pns e Prs nazionali, consorzi e imprese, sindacati e commerciali. bisogna però partire a monte, cioè dalle vigne, vigneti, territorio e dai disciplinari di produzione che hanno in parte fatto la loro epoca senza mettere in discussione il diritto della Docg-Doc, ma con cambio di parametri tecnici, confini geografici, vinificazioni , controlli, pianificazione di filiera produttiva.OGGI, questo comporta sacrifici anche pesanti per i viticoltori che vanno tutelati e garantiti perchè non mollino il territorio, ma senza “bonus” foglie di fico come qualche sindacato sta perorando senza una visione e una strategia di sviluppo del prodotto ( l’uva e il vino) .Sembra più una caccia sindacale al contributo marginale e unitario per sopravvivere. quanto? 5 anni? Attenzione non serve. NON solo rimanda il vero problema… ma può creare danni irrimediabili strutturali strumentali e vitali per il paese. Tipo l’abbandono delle terre migliori… e più fragili.
Redazione Newsfood.com
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