Come sta il vino Italiano? Diciamo benino ma le prospettive sono molto preoccupanti
29 Luglio 2024
Cala drasticamente il consumo del vino
Ovse- Osservatorio Economico del Vino Italiano + CevesUni su OCM E PAE – UE e Vino Cambio di passo deve partire da UE – Urge una Pac-Vino speciale
NOTA DEL DIRETTORE
### UE e Vino: Cambiamento Necessario
Giampietro Comolli, direttore di OVSE-CevesUni, richiama l’attenzione sul mancato cambiamento nella politica agricola vinicola europea nonostante la prima richiesta del 2014. Oggi, con un nuovo Parlamento e Commissario, si ribadisce la necessità di una nuova PAC-PAE, non una semplice revisione. La filiera vitivinicola, influenzata da pandemie, guerre, cambiamenti climatici e nuovi mercati emergenti, richiede un ripensamento completo. L’Europa deve emettere una nuova PAC-PAE e OCM per il vino, riconoscendo le differenze regionali e adottando una strategia politica realistica che guardi ai prossimi 20 anni, promuovendo sostenibilità, salute e una giusta economia.
Si spera che tra qualche anno non si debba piangere per non aver preso le giuste contromisure per sostenere il vino.
Restando in tema agricolo… sarà inutile chiudere le stalle quando i buoi (leggi consumatori di vino) sono ormai scappati.
Giuseppe Danielli
Ovse-Piacenza 28 luglio 2024
Comunicazione ufficiale di OVSE-CevesUni – Osservatorio economico consumi e mercati vino italiano (fondato nel 1991) & Centro Studi Analisi Vini&Spumanti
UE e Vino
Cambio di passo deve partire da UE
Occorre una Pac-Vino speciale e diversa
Già nel 2014 era stato chiesto un cambioGiampietro Comolli:
Oggi, dopo 10 anni, dalla prima richiesta inoltrata da Ovse-Ceves al Parlamento Europeo e al Commissario Agricoltura a fine mandato del 2014… oggi nessun cambiamento e nessuna prospettiva di cambiamento è stato fatto.
Con il nuovo Parlamento, la nuova Commissione, il nuovo Commissario all’agricoltura ribadiamo una posizione mai ascoltata. Occorre una PAE nuova e non una sola revisione della Pac attuale che come impostazione generale, modello, misure ha più di 20 anni di vita. In questo lasso di tempo il “mondo agricolo” e soprattutto il “mondo dei consumatori di vino e cibo” sono fortemente cambiati, non è più solo una questione di domanda/offerta! . Non solo pandemie, guerre, embarchi, inflazione hanno inciso velocemente e ampiamente sia a monte che a valle del sistema imponendo una diversa filiera, ma anche clima, ambiente, sostenibilità, vecchi consumatori spariti senza ricambio, aree di coltivazione da ripensare, tipologia e caratteristiche dei vini stessi non più accettati mentre nuovi paesi emergenti produttori (nel giro di qualche anno la Cina sarà il primo produttore al mondo coprendo una fascia geopolitica di consumo che cerca un vino diverso) e gli stessi consumatori stanno “guidando” il mercato, il consumo, la filiera vitivinicola.
L’Europa – se ci crediamo, eccome noi ci crediamo – deve subito, oggi stesso, dare un segnale forte di aver capito la situazione, di porre le condizioni per un cambiamento e per nuove basi di organizzazione mercato e organizzazione politica agricola non più “Comunitaria” ma “Europea”. Questo è il primo punto: l’agricoltura della Svezia o dell’Olanda non è quella di Malta o di Creta.
Va preso atto che la “dimensione” o una “verticalità” di impresa e una “produttività” di filiera è completamente diversa: colture in poco spazio e controllato sono da sostenere e supportare in modo diverso che coltivazioni ( o allevamenti) che necessitano di più orizzontalità, più ampiezza di spazi anche “green” a tutela e a valore aggiunto di certe produzioni, ma anche di produzioni “intensive” difese da altri Paesi, non solo regioni limitrofe!! Una impresa casearia del “Gouda” in Olanda (ottimo formaggio) non ha le stesse problematiche o condizioni o necessità o urgenze di un caseificio del Grana Padano o del Caciocavallo Podolico. Per non pensare poi alle urgenze di produzioni ad esclusività vitale (non solo economica) geoagronomica come la viticoltura o l’olivicoltura.
L’Europa deve emanare subito una nuova PAC-PAE e una nuova OCM – vino, intanto il vino. Su 260 milioni di ettolitri di vino, l’Europa produce per 160 milioni, con un valore settoriale (produzione, commercio, consumo) di 140 miliardi di dollari…offrendo lavoro a circa 2,6 milioni di persone (in calo negli ultimi 3 anni)…. quindi primo continente al mondo come produzione e come consumo, seppur rappresenta poco meno del 2% dell’ EU-Pil . Ma in ogni caso un comparto-settore che deve rientrare (o non rientrare, questa è una scelta politica dei 27 paesi) in una strategia politica continentale e nazionale. Ovvio che le norme di consumo, di concorrenza, di etichettatura, di composizione del prodotto-vino devono essere governati da un unico testo comunitario, ma le esigenze poi vanno guidate a livello di paese. Ovvio che può starci uno spostamento “ a nord” della vitivinicoltura!
E’ questo quello che vuole o accetta o chiede la politica UE nei prossimi 7-15 anni? L’OCM Vino deve ripensare a una politica di mercato meno promo-commerciale extraUE, meno mercantile e merceologica all’interno della UE …ed essere invece strumento e disegno di un futuro del consumo e del consumatore del vino da una parte e di una strategia politica “realistica pragmatica paese per paese” dalla parte della offerta. Oggi l’offerta ha bisogno di indirizzi e strategie chiare,in un contesto normativo generale EU, ma totalmente diverso dall’attuale, che guardi fra 20 anni … l’incrocio fra valore e volumi (vita delle imprese) anche nell’ottica sostenibile, salutistica, garantista di una economia giusta e non speculativa da fuori continente.Questo è il resoconto di OVSE-CEVES che si intende evidenziare al nuovo Commissario all’Agricoltura della Unione Europea.
Ovse-CevesUni
Ulteriori note…
Cambio numeri e consumi del vinoItalia grande produttore deve prendere decisioni urgenti
Calo consumatori abituali, più donne che uomini, zero vino per new generationPrincipalmente in Italia, ma anche in tutta Europa i segnali sono identici. Cambia il consumo e soprattutto il consumatore di vino. Le motivazioni o le cause sono oramai note a tutti, da anni: costi di produzione, costi di esercizio, maggiore attenzione alla salute, età avanzata dei consumatori, produzione più che sufficiente per accontentare la clientela, prezzo delle bottiglie a scaffale, ricarichi a bottiglia negli esercizi, minore o eliminato consumo da parte della generazione nata dopo l’anno 2000. Difronte a questo scenario bisogna sedersi – tutti – attorno allo stesso tavolo e trovare non soluzioni temporanee, palliativi, strade diverse a regione a regione, interventi oramai vecchi sia della Pac (soprattutto PSR) che degli Ocm. Da un lato il pubblico deve cambiare indirizzo politico della assegnazione e destinazione fondi (Europa e Governi), dall’altro il privato deve modificare “assito” generale della produzione di vino (partendo dai territori e dalle vigne) e l’esercente – se vuol vendere vino – deve cambiare politica di prezzo, di servizio. Rincari del 100-150% su bottiglie acquistate a 7 euro non risponde alle richieste del consumatore che “ancora” continua a bere vino. Inoltre diminuiscono gli atti di acquisto di vino allo scaffale e diminuisce drasticamente il consumo regolare ed abitudinario. Il consumatore tradizionale , come identificato fino agli anni 2015-2018, non esiste più se non come fascia del 16-18% sul totale. Rappresentava il 50-55% fino a pochi anni fa.Eppure mediamente in Italia, in Europa e nel mondo aumenta leggermente il consumo di alcol (in senso generale e globale) e soprattutto c’è un maggiore consumo fra il “gentil sesso”, ad iniziare dalle generazioni più giovani. In forte crescita del 100% in 4 anni, il consumo fra i giovani dei drink alcolici. Soprattutto fra le giovani donne la quota di consumatrici occasionali è in leggero e continuo aumento: impone una riflessione! Quindi un “cambio della strategia politica agroalimentare” degli enti pubblici nazionali e regionali diventa urgente anche in una ottica di salute pubblica, di servizi sanitari, di neo malattie che possono complicare la vita alla gestione delle strutture pubbliche con picchi (fine settimana) sempre più importanti. Nel 2023 sono rimasti circa 10 milioni gli italiani (uomini e donne) che si possono ancora considerare consumatori abituali o quasi quotidiani. In Italia sono poco meno di 36 milioni ( ancora in prevalenza i maschi) i consumatori di una bevanda alcolica all’anno considerando anche i casi occasionali: un calo di poco meno di 9 milioni in 10 anni (2013-2023).Un altro aspetto che deve portare a “rivedere” totalmente la filiera vino in Italia (senza se e senza ma anche con rinunce e cambi drastici di politica territoriale e legislativa) è dato dall’incrementa del consumo di vino (ma anche molto alcol) fuori dai pasti e dalle mura domestiche, soprattutto sempre fra le donne e i giovani fra i 15 e i 24 anni. Mentre resta stabile il consumo giornaliero procapite, ma è in calo il consumo totale annuo pro capite ad indicare che occorre un politica di riduzione della produzioni unitarie in vigna. Consumo occasionale e consumo fuori pasto in crescita determinano una urgente politica nazionale ( e regionale) volta alla formazione, istruzione, informazione, conoscenza del “consumo” migliore di vino e di alcol alle nuove generazioni. Gli anziani (64 anni in su) hanno ridotto negli ultimi anni del 15-19% ( a seconda delle regioni) il consumo di vino. Sempre come Ovse-CevesUni con le ricerche nell’anno 2023, abbiamo riscontrato un aumento di consumo di birra (bassa gradazione, bianca, pubblicizzata, costo contenuto) e degli aperitivi (alcolici, colorati, accompagnati da cibo). Lo scaffale dei supermercati registra anche un aumento degli acquisti di amari soprattutto da parte delle giovani generazioni (ovviamente per sballi collettivi visto il tipo di atti di acquisto). In questo le donne giovani e meno giovani rappresentano poco più della metà rispetto la quota di consumatori maschili, dimostrando una maggiore concentrazione su vino, birra e …gin tonic e fizz! Il consumo di alcol – come dicono medici nutrizionisti – è aggravato fortemente da una assunzione eccessiva e diversificata in un tempo molto breve sotto le 3-4 ore!Occorrono sicuramente le “raccomandazioni” pubbliche e pubblicitarie sui mezzi di informazione, ma senza fare allarmismi con poco risultato, meglio – come già detto e scritto come ove-cevesUni nel 2019-2020 – una politica globale di filiera, di regolamenti dell’Europa per il bene del settore produttivo ma soprattutto per i giovani consumatori. Certamente imposte alte possono aiutare ma non nel lungo periodo, bene la formazione e l’istruzione che non deve più essere fatta sulla “apprendimento della qualità del prodotto”, ma sul comportamento e rapporto da tenere singolarmente e in sedi collettive. Occorre una politica vitivinicola nazionale nuova che ribalti l’attuale impostazione OCM e PRS. Più accordi fra regioni similari e confinanti sullo stesso tema (impiantistica vigneti e nuove coltivazioni e varietà) , meno sostegno alle promo-commercializzazioni nazionali ed estere con eventi pro-consumo senza formazione, inserimento del tema alimentazione-nutrizione nelle scuole dell’obbligo, controlli nei luoghi di consumo aggreganti e negli ambienti frequentati, controllo della età degli acquirenti, controlli nelle zone più a rischio delle città più grandi per le conseguenze derivanti. Ovvio che il consumo non deve essere tolto, ma seguito con buon senso e saggezza.OVSE-CEVESUNIPIACENZA
Ovse (www.osservatorio.ovse.org) e come CevesUni (centro ricerca analisi cibo&vino)



Comunicazione ufficiale di OVSE-CevesUni – Osservatorio economico consumi e mercati vino italiano (fondato nel 1991) & Centro Studi Analisi Vini&Spumanti
Oggi, dopo 10 anni, dalla prima richiesta inoltrata da Ovse-Ceves al Parlamento Europeo e al Commissario Agricoltura a fine mandato del 2014… oggi nessun cambiamento e nessuna prospettiva di cambiamento è stato fatto.


