I problemi sono tanti e non sarà facile trovare il giusto equilibrio tra i 27 stati (… e cresceranno ancora); culture, lingue, tradizioni diverse … energia green e doverosa tutela dell’ambiente in cui tutti viviamo. A partire dalla sicurezza alimentare:
Nell’alimentazione & nutrizione ci sono componenti diverse che vanno dalla origine del prodotto (territoriale o non) alla elaborazione manipolazione (industrial o non) che incidono sul risultato finale che poi il consumatore acquista, siano prodotti dop ( già tutelati con propri consorzi) o non dop ( che sono molto più di 1 etichetta su 2) di qualunque settore: carne, formaggi, verdura, frutta, latticini, bevande ….
EFSA, l’autorità della sicurezza alimentare ovvero European Food Safety Authority, deve diventare grande dopo più di 20 anni, fondata nel 2002 e assegnata dalla commissione europea a Parma, una delle città nazionali più legate al cibo e alla alimentazione, ma non l’unica. Ci sono molte altre come per esempio Napoli (con la storia della scuola salernitana o Venezia per gli alimenti portati dall’oriente o Piacenza capitale della conservazione del cibo e fondatrice dei consorzi e comizi agrari già due secoli fa… motivi diversi ma tutti validi.
Giuseppe Danielli
Intervista a Giampietro Comolli su EFSA

Giampietro Comolli, sono passati più di vent’anni da quando l’Europa ha assegnato l’EFSA all’Italia; forse ora sarebbe anche opportuno che Parma, la nostra Food Valley indiscussa (anche per Fiere Parma con Cibus e che da quest’anno è anche il quartiere generale di Tuttofood di Milano), possa aumentare la sua autorevolezza e far capire alla “Matrigna Europa” che i l’agroalimentare del bacino del mediterraneo, in particolare tutto il tessuto delle piccole e micro imprese, è una risorsa importante per tutta l’economia europea.
In qualità di firmatario sottoscrittore proponente una migliore EFSA, cosa vorrebbe dai parlamentari eletti che tra pochi giorni formeranno il nuovo Parlamento Europeo?
L’appello di alcune associazioni a far “diventare grande EFSA, ha un sua motivazione, logica, molto importante e significativa. Essa è una agenzia imparziale di consulenze scientifiche per definire e prevenire rischi e risultati nello svolgere attività alimentare per tutte le migliaia o milioni di imprese del settore e comparto esistenti nei 27 paesi dell’UE. Fornisce basi scientifiche per disposizioni legislative e regolamentari al fine di tutelare i consumatori europei dai rischi correlati agli alimenti. Funzione eccezionale e utilissima, ma rivolta soprattutto al mondo produttivo di grandi industrie e al mondo del consumatore. La filiera agroalimentare è più complessa, si è arricchita di plus e minus negli ultimi 20 anni, di nuovi sistemi, di nuovi mercati, di consumatori diversi, di eccezioni straordinarie che necessitano una nuova impostazione.
Condivido anche l’appello delle 2 associazioni legate alla tutela ambientale ma che non sia effimero, politicamente di parte, inutile o farraginoso che complichi la vita alle imprese. La UE dal 1960 ha puntato a un sistema qualitativo certificato, certamente volontario e non obbligatorio, per produrre alimenti (dall’ origine al mercato) che potessero dare al produttore e al consumatore una garanzia e una certezza maggiore attraverso le Doc -Dop – Igt – Stg tutte sigle per i cosi detti cibo&vino di qualità, tracciabili, di territorio, di certificazione di una creatività umana storica culturale effettuata nel tempo che andava regolamentata.
Un successo per certi versi, ma sicuramente un impegno e un costo per i produttori. Ma rappresenta una fetta minoritaria del mercato. Visto il cambio degli acquisti negli ultimi anni, occorre una maggiore garanzia diffusa a tutto il cibo sul mercato!!
EFSA non dovrebbe sostituirsi ai singoli consorzi di tutela, e nemmeno intervenire in modo diretto sui territori produttivi. Esistono già strumenti. L’appello fatto, ma soprattutto le motivazioni e i contenuti della proposta sono molto molto più alti – almeno da parte mia – e per la mia esperienza di più di 50 anni nel settore agroalimentare, da giovane agricoltore a amministratore delegato di società e consorzi di tutela.
Parole come resilienza, sostenibilità, qualità, solidarietà, certificazione… trovano risposte positive solo in fatti concreti, realisti, quotidiani, non opprimenti e utili: un consumatore garantito su qualunque prodotto ovunque provenga, una composizione dell’alimento, una certezza del diritto della concorrenza del rispetto delle regole date, una redditualità e una remunerazione conforme ai costi e all’impegno superiore da parte dei produttori.
Ovvio che in una Europa Unita, non solo per la moneta e – speriamo almeno – anche per una difesa comune, una sanità comune, una fiscalità comune… anche il cibo deve essere riconoscibile, accettato secondo una unitarietà di riconoscimento, valutazione, certificazione, omologazione. Lo stesso cibo (confezionato) a Malta come a Stoccolma. Sul mercato europeo non esistono solo le Denominazioni Geografiche (che hanno un loro già complesso e completo iter di controlli… e fin troppi a volte) ma anche “altri cibi e vini” che rappresentano il 74% della totalità in volumi e il 51% in valori e fatturati. In Europa non esiste una definizione-regolamento (cioè una norma da applicare e non adattabile dai singoli paesi) di cosa si intende per cibo sostenibile e quali sono i sistemi produttivi di filiera agroalimentare che si possono considerare tali. Ci sono stati “fatti” in Europa negli ultimi 50 anni che hanno interessato inquinamenti extranazionali del cibo che hanno evidenziato la necessità di mezzi di analisi, vigilanza, controllo a monte (anche fuori confini europei prima che arrivi nell’industria europea) e a valle.
EFSA non si dovrebbe sovrapporre ad altre agenzie (ambiente e concorrenza e nutrizione per esempio) europee, semplicemente dovrebbe completare un proprio ottimo lavoro sulla sicurezza, individuando e incrementando un modello di “vigilanza” comune europeo che garantisca il consumatore svedese come quello italiano. In una cantina italiana ci sono 11 soggetti pubblici-privati che possono entrare e controllare tutta la filiera produttiva, in Francia sono 6, in Germania 3. La procedura e i soggetti di controllo territoriale ovviamente restano in mano a ogni singolo paese in base a proprie leggi, ma il metodo-modello deve essere uniforme (non standardizzazione) in modo di garantire equità e sicurezza anche di un percorso produttivo e di confezionamento sotto l’ente unico europeo che aiuti i vari sistemi nazionali. Più che una qualità oggettiva e una sostenibile generica, è importante che il consumatore finale abbia la possibilità di essere garantito, certamente non da un semaforo banale di 3 colori che misura 4 componenti del cibo, quando sappiamo che sono decine i componenti dentro a qualsiasi alimento.
Piacenza città – come Parma – ha tutte le caratteristiche (forse anche Cremona) di creare in Italia quel triangolo “del cibo” (che ha fatto la storia alimentare di gran parte dell’Italia) attorno a EFSA implementando compiti.
La struttura esiste, i fondi ci sono, le location piacentine abbondano con molte proprietà demaniali da mettere a disposizione, esiste una Facoltà di agraria alimentazione fra le prime in Europa (con sede anche a Cremona) dove da 50 anni c’è ricerca, sperimentazione, studio, radioisotopi.
La sparo grossa: sono convinto che il cibo e il vino possono essere un aiuto e un fattore di sostegno a migliorare l’Europa e a fare ancora più unito il continente e i 27 (e futuri 35) paesi europei. Come Ovse (
www.osservatorio.ovse.org) e come CevesUni (centro ricerca analisi cibo&vino) siamo disponibili a dare tutto il supporto.
Abbiamo firmato l’appello proprio perchè non è un doppione, non toglie nulla a nessuno e a nessun Stato, semplicemente deve garantire e fornire una informazione corretta (un po’ più che un semaforo) a tutti i consumatori su tutti i cibi (dop e non dop) che sono sul mercato europeo e nei supermercati. Parlare di salute pubblica, di sanità, di medicina senza una alimentazione “tracciata” in modo non coercitivo e opprimente per le imprese produttrici, sana, salubre, sicura… diventa molto difficile crederci.