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Folla di artisti, fotografi e giornalisti al funerale di Carlo Riccardi

Folla di artisti, fotografi e giornalisti al funerale di Carlo Riccardi

By MaurizioCeccaioni

Gremita di personaggi noti e gente del popolo la Chiesa degli Artisti per l’ultimo saluto a Carlo Riccardi, fotografo, pittore e testimone  della storia italiana

di Maurizio Ceccaioni
Foto: Archivio Riccardi/Agr press

Roma, 16.12.2022 – Si sono svolti ieri pomeriggio alle 15,30 presso la Chiesa degli artisti in Piazza del Popolo, i funerali di Carlo Riccardi, un artista a tutto tondo che il Paese non ha conosciuto abbastanza per le sue qualità, anche per la timidezza e riservatezza dell’uomo. Definire Carletto in poche parole non è facile anche per chi lo ha conosciuto per tanti anni e che ha visto condividere le sue passioni con il figlio Maurizio, che ormai da tempo sta portando avanti l’eredità del padre. Ci ha lasciati a 96 anni, ma sempre con la mente sempre lucida e macchina fotografica e pennello a portata di mano. Non c’era niente da fare: anche quando veniva intervistato, puntava la macchina che teneva sempre in mano e scattava, invertendo di colpo i ruoli.
Carletto, com’era chiamato da tutti per la sua statura piccola e i modi di fare aggraziati, di passioni ne ha avute tante fin da bambino, quando nel suo paese natale, Olevano Romano, giocava a fare il fotografo usando una macchina fotografica realizzata con l’argilla. «Giocava a fare il fotografo già da allora», ricorda Maurizio. «Metteva in posa i fratelli e faceva finta di scattare. Poi andava a casa e prendeva qualsiasi supporto, carta o altro, e disegnava i loro ritratti per poi dire loro: Ecco le vostre foto!».

I fotografi Carlo e Maurizio Riccardi

Con la sua macchina fotografica è stato un testimone degli avvenimenti più importanti del nostro Paese, dalla Liberazione ai nostri giorni e nel suo Archivio Riccardi sono contenuti oltre quattro milioni di scatti sulla rinascita del nostro Paese, dalla nascita dell’Enel e di tante aziende italiane a quella del sindacato Cisl a cui aderì da subito fino a diventarne il Segretario degli Artisti, che lo ha omaggiato con la presenza del segretario generale Luigi Sbarra, che pochi mesi fa gli aveva dedicato una mostra e una targa speciale, in occasione di una sua ultima uscita ufficiale prima della malattia.

Il mondo dell’arte fu il suo primo amore, dove entrò in contatto e in amicizia con tanti artisti, tra cui De Chirico, Cagli, Monachesi, Trotti, Testa. Negli anni 60 del 900 aprì la Galleria d’Arte ‘Le Scalette Rosse’, in via Crescenzio 99 a Roma, che oggi ospita Spazio5 – Quinta Dimensione APS, dove Maurizio organizza eventi culturali. L’inesauribile Carletto fondò anche l’Accademia del Risorgimento e l’Accademia Nuova Aurora, la Rivista Vip e la rivista Nuova Aurora. Negli anni 70 ha poi realizzato l’ultimo manifesto artistico pittorico chiamato ‘Quinta Dimensione’, dove aveva dipinto su il simbolo della Quinta Dimensione simbolizzato da un cerchio con due parallele con la pittura fluorescente, firmato da oltre 70 artisti italiani e stranieri, tra cui David, De Meo, Fazzini, Greco, Monachesi, Montanarini, Trotti, Suriano, Riso.

Cartolina realizzata per il XXXVI anniversario Maxi tela a Piazza del Popolo

Con i pennelli ha lanciato messaggi di pace e fraternità e, tra le tante opere pittoriche presenti in Italia ed all’estero, vanno ricordate le sue Maxitele conosciute in tutto il mondo, come quella che fu esposta 36 anni fa attorno all’obelisco di Piazza del Popolo per sollevare l’attenzione verso il restauro delle opere d’arte, al bellissimo Murale del presepe dei Netturbini, creato e curato dal suo grande amico Giuseppe Ianni. Ma Carletto era famoso per il cuore grande che aveva verso tutti e non era raro vederlo arrivare in qualche posto von le tasche piene di piccoli quadretti, che regalava ai presenti, che immortalavano angoli e tetti, persone e ambienti del suo paese natale e della sua Roma.

Un personaggio eclettico, dai mille interessi. «Un uomo che non voleva essere famoso ma desiderava solo dar luce alle sue passioni», ha detto di lui in chiesa il figlio Maurizio. «Passioni, attraverso il suo occhio così curioso e attento, hanno documentato e restituito a noi tutti la storia del nostro paese, pensate che grande regalo ci ha lasciato, e dove non riusciva ad arrivare con la macchina fotografica, lui arrivava con le sue opere pittoriche».

Ma Carlo Riccardi è ricordato principalmente per il suo lavoro di fotografo e sono stati tanti i fotografi poi divenuti famosi, che hanno lavorato nelle sue agenzie di Roma e Milano, come Rino Barillari, Giancarlo Giuliani, Emilio Barontini, Massimo Milana, Roberto Bonifazzi, Paolo Pavia, Vinicio Pais, Gioacchino Cantone e molti altri. Un’arte, quella della fotografia, che cominciò ad apprendere in uno studio di foto-pittura, dove aveva imparato a colorare le foto in bianco e nero con le aniline e poi dipingendoci su. Con la liberazione di Roma e grazie alla conoscenza dell’inglese che aveva studiato da autodidatta, per un caso fortuito nel 1944 cominciò a lavorare come fotografo del ‘Rest Center’ americano al Foro Italico dove conobbe Federico Fellini che allora disegnava e faceva le caricature per i soldati americani, diventandone amico.

Il saluto di Maurizio Riccardi al padre, alla fine del funerale

«Ci ha lasciato l’artista e fotografo romano Carlo Riccardi – ha scritto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri -. Con lui se ne va un protagonista importante della scena artistica del secolo scorso della Capitale».
Carletto fu il vero primo paparazzo, soprannome che – come amava ricordare agli amici Carletto con il sorriso negli occhi prima che sul volto – «Mi fu dato da Ennio Flaiano nel 1967 durante la sceneggiatura de La Dolce vita di Fellini, derivandolo da ‘pappatacio’, cioè moscone, un nomignolo che mi aveva dato Amintore Fanfani perché mi trovava dovunque andasse. Questo termine fu poi conosciuto dal grande pubblico, perché fu usato per il cognome di un personaggio dello stesso film».

Una lunga carriera che lo ha visto collaborare anche con tanti giornali, passata tra tele e camera oscura, da dove nel crepuscolo della luce rossa hanno preso vita le immagini di Re e Regine, tutti i Papi da Pio XII a Papa Francesco; tutti i Presidenti della Repubblica Italiana, da De Nicola a Mattarella; la visita di John Kennedy a Roma (il 20 gennaio 1961) e il Dalai Lama. Ma principalmente divi del cinema e star dello spettacolo, personaggi della politica e industria. Ma anche persone del popolo e curiosità. Come ha ricordato Maurizio per sintetizzare: «Ha fotografato tutto il possibile».

La Basilica di Santa Maria in Montesanto a Piazza del Popolo è chiamata la chiesa degli artisti e questo lo si deve a una personalità di grande cultura come fu monsignor Ennio Francia (1904-1995), che dal 1953 ne fece sede della Messa degli Artisti, da lui da lui istituita nel 1941.
Com’era suo desiderio, Carlo Riccardi sarà sepolto accanto alla moglie Luciana e vicino ai grandi pittori fiamminghi a Olevano Romano, il suo amato paese natale che lasciò da ragazzino e che è rimasto sempre nel suo cuore.

Foto di apertura: La Dolce Vita di Carlo Riccardi (Ph. G.Currado@Agr)

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