ESEMPIO LUGANA DOC – SOLITO DILEMMA OGM-GENOMA, ALTRI VITIGNI COME MALVASIA NECESSITANO DI TROVARE CLONI ADATTI AL CLIMA E SOSTENIBILITA’

ESEMPIO LUGANA DOC – SOLITO DILEMMA OGM-GENOMA, ALTRI VITIGNI COME MALVASIA NECESSITANO DI TROVARE CLONI ADATTI AL CLIMA E SOSTENIBILITA’
ESEMPIO LUGANA DOC – SOLITO DILEMMA OGM-GENOMA, ALTRI VITIGNI COME MALVASIA NECESSITANO DI TROVARE CLONI ADATTI AL CLIMA E SOSTENIBILITA’
Data: 9 marzo 2021

 

 

Ottima ricerca sui nuovi cloni per il Lugana Doc. Un monito su come trovare nuovi cloni resilienti, piante sostenibili e meno vulnerabili. Difesa delle DO, ma tutela dell’ambiente coltivato.

La Malvasia Doc Colli Piacentini doveva fare altrettanto. Non ascoltato il “Pianeta Malvasia”.  Avere i maestri giusti è vedere soluzioni prima.
Trascorrere almeno una o due giornate all’anno, negli ultimi 40 anni dopo la laurea, insieme al professore Mario Fregoni, emerito accademico italiano direttore per 60 anni dell’Istituto di Viticoltura dell’Università Cattolica di Piacenza, è stato un privilegio, una lectio magistralis continua di aggiornamento e approfondimento su vite&vino. Stessa cosa poter ascoltare spesso lezioni di altri grandi insegnanti docenti direttori di cattedra come Calò, Costacurta, Moio, Intieri, Amati, Gerbi, Ubigli.
Felice e onorato di aver avuto questi “amici insegnanti” e aver frequentato negli anni d’oro (1974-1981) la Facoltà di Agraria di Piacenza quando era in Europa considerata la 3° migliore sede per agronomi. Io che non sono un ricercatore e studioso, ma un semplice “impiegato” del vino un po’ agronomo e un po’ economista, un po’ informatore e un po’ dirigente di consorzi e imprese, mi è stato utilissimo ascoltare e imparare, soprattutto per capire lo stretto legame vecchio e nuovo fra territorio-viticoltura-ambiente-salubrità-qualità-vino.
Non una banale piramide di qualità citata da molti, ma un “esagono” in cui l’uomo/donna vitivinicultore non deve solo guardare a produrre e vendere, ma la “filiera aziendale” che è molto ampia. Ascoltare è imparare.
Oggi il tema viticoltura-clima-tipologia-denominazione è una evoluzione dello stesso pensiero di anni fa ma legato alla next generation o alla grapes&wine new generation.

Turbiana vitigno, nuovi cloni sostenibili e affini del Lugana Doc senza perdere identità tipicità

Dopo più di 10 anni di lavoro del consorzio di tutela del vino Lugana (CTL) nei vigneti del territorio intorno al lago di Garda studiando i primi antichi vitigni del Lugana, proprio il Turbiana, sono stati prodotti e registrati tre nuove varietà di vite. Lavoro di ricerca voluto per mettere insieme, consolidare, difendere il legame fra le caratteristiche consolidate e le tipicità del Lugana Doc e un territorio in evoluzione che necessità affinità continua e sicura, soprattutto un modo sostenibile di essere coltivato, curato, gestito. Partendo dalla pianta di vite. Un lavoro svolto in collaborazione con lo studio Sata e voluto dalla dirigenza del Consorzio stesso già più di 10 anni fa.
Un percorso tecnico meticoloso che ha portato a impiantare un vigneto di confronto sperimentale, individuare le piante madri super, produrre uva e realizzare centinaia di microvinificazioni, trovando dei cloni candidati, e poi i cloni più sani, esenti da virosi, affidabili, stabili, definitivi, affini in termini scientifici. Su migliaia solo 3 cloni hanno superato tutti gli esami: sono i migliori in grado di mantenere le caratteristiche fisiologiche, seguire il cambiamento climatico-ambientale e di essere sostenibili riducendo tutti gli interventi estranei e l’impiego di presidi, come dice il Consorzio di tutela.  

Difesa delle DO-IGP e riduzione dei presidi sanitari, senza OGM

Negli ultimi anni il prof Fregoni ha lavorato sul tema oggi indispensabile: come mantenere e consolidare il modello delle Denominazioni dei vini con un forte cambiamento climatico ambientale e la riduzione degli interventi chimici dei presidi sanitari nel vigneto in modo di quasi azzerare l’uso e l’inquinamento. E’ il tema dei temi, la madre di tutte le battaglie per un ricercatore scientifico: una mutazione biovegetale sito-specifica, come dice Fregoni, non ha nulla a che vedere con l’ottenimento di un OGM.
La mutazione, chiamata genoma editing, effettuata artificialmente è la sostituzione di un gene sensibile ad una malattia (virosi, oidio, peronospora…) in un gene resistente che viene lasciato nella stessa sequenza del cromosoma dna di quella varietà di vite. Quindi una base di dna vegetale con un altro solo gene di dna simile.
Una pianta di vite Ogm è invece un clone ottenuto non da una ricerca continua di un gene identico da sostituire, ma è l’innesto o il trasferimento artificiale di un gene di una altra specie. Entrambe le metodologie vogliono tutelare la salute umana animale e ambientale, ma non sono equiparabili. Quindi c’è la possibilità di ottenere varietà resistenti ai parassiti e erbicidi mediante mutagenesi, tipo “genoma editing”, e successiva coltura in vitro, strategia che tuttavia non esiste in natura. Per tale ragione le varietà del “genoma editing” sono assimilabili a quelle OGM, e occorre un lungo iter di controlli severissimi perché possono originare una incontrollata moltiplicazione dei geni, come ha stabilito la Corte UE.
La scienza deve aiutare a migliorare il cambiamento, ma non a creare disastri. Al momento in viticoltura non esistono varietà Ogm coltivate.

Malvasia Candia aromatica e Pianeta Malvasia: sfida fra mutazione naturale e sostenibilità

Come preservare il bagaglio tecnico, varietale, caratteriale della viticoltura DO-IGP in un momento in cui è necessario puntati tutti sulla resilienza, riduzione o meglio eliminazione di tutti gli interventi chimici che possono inquinare il territorio e l’ambiente e adattare tante coltivazioni ai repentini e diversi cambi climatici. E’ sufficiente spostare la viticoltura da 100-200 metri sul mare a 600-900 metri di altitudine? Gli incroci intraspecifici post mendeliani sono sufficienti? L’ibridazione specifica fra vitis vinifera e vitis asiatica provata negli ultimi 200 anni non ha risolto nessuna questione né sulla qualità finale del vino né sulle capacità di resistenza e superamento di malattie e quindi di minor uso di presidi inquinanti. A volte il caso produce mutazioni gemmarie che si possono propagare per innesto, come alcuni Pinots e la Malvasia Rosa selezionata da quella Bianca di Candia sui Colli Piacentini nel 1967 dal prof Fregoni. Oggi ereditabile. Per questo lanciare un progetto di sperimentazione sulla Malvasia di Candia di Piacenza può essere una grande ricerca mondiale: la Malvasia è figlia naturale del Moscato, è evidente una propensione all’adattamento a clima e suolo, alla potatura e alle mutazioni naturali. Abbiamo anche la Malvasia Nera. A Piacenza può nascere un percorso scientifico sulle gemme di Malvasia Candia, collegato a un super modello di genoma editing,  in modo da ridurre totalmente il pericolo di malattie dettate dal clima, mantenere la stessa latitudine di coltivazione, ridurre le rese in campo, aumentare le resistenze abiotiche e eliminare tutti gli interventi chimici. Ma non solo: una ricerca dedicata al “Pianeta Malvasia” nelle vigne del piacentino dovrebbe anche puntare ad una selezione degli aromi tipici ed esclusivi primari delle bacche e secondari e terziari di estrazione con fermentazioni più lunghe e lunghi affinamenti in bottiglia del vino totalmente asciutto che differenziano questo clone da altri cloni. Dopo 10 anni anche la Malvasia di Candia di Piacenza potrebbe avere uno o due cloni unici al mondo, sostenibili e resistenti, magari a fine ricerca registrati all’albo nazionale come “Candia Piacenza Doc”.

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
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